07/08/17

dove il lago si tinge di nero


La val Buscagna è una valle laterale del Devero. 
Per giungervi bisogna prendere la superstrada per il Sempione ed uscire a Crodo, continuare sino a Baceno dove, al bivio, si devono seguire le indicazioni per la piana del Devero. 
Giunti al parcheggio lasciare l'auto ed incamminarsi in direzione degli impianti invernali di risalita; passata la stazione della seggiovia continuare sino ad un bivio dove si seguono indicazioni per il lago Nero. 
Si prende rapidamente quota e dopo circa 45 minuti di buona camminata si arriva alle baite dell'alpe Misanco; ci si ferma ad ammirare il panorama circostante che spazia dall'Arbola sino al Cervandone incombente sopra di noi.




Il Cervandone nell'epoca delle prime esperienze alpinistiche era noto come il Monarca del Devero, in quanto la sua molte incombente, la sua presenza centrale e la sua altezza maestosa danno la netta impressione che tutto possa girare intorno a questa montagna......
Dopo questa breve sosta si riprende a salire in direzione di un nuovo bivio: a sinistra si sale per il Monte Cazzola, a destra si arriva alla nostra destinazione.





Dieci minuti dopo aver imboccato il sentiero di destra si arriva ad ammirare le scure acque del lago Nero. Si prosegue aggirando il lago sulla destra seguendo l'evidente sentiero che in poco più di dieci minuti porta al ponticello di legno della Buscagna. L'ambiente è quello meraviglioso delle grandi praterie con i monti del Cervandone e del Cornera a fare da anfiteatro naturale a questo posto splendido.




Attraversato il ponte di legno si seguono le indicazioni per Buscagna ed in pochi minuti si giunge ad un gruppo di baite ottimamente ristrutturate. Facciamo una breve sosta per recuperare energie, riprendendo il nostro cammino seguendo fedelmente il sentiero che si stacca sulla destra delle baite e che in poco più di mezz'ora ci porta nuovamente nella piana del Devero.

Fabio Casalini

fonte: https://viaggiatoricheignorano.blogspot.it/

Tino Aime, il timido maestro che ha fatto parlare l’invisibile

Quando un maestro trasloca, tace il rumore e l’aria si popola di parole sospese, che restano lì e non se ne andranno. Tino Aime, riconosciuto caposcuola ed elegantissimo incisore, cresciuto nella Torino del dopoguerra, quella di Casorati, fu iniziato alla Libera Accademia sotto la guida di Idro Colombi. Era nato a Cuneo 86 anni fa. Discendeva da una stirpe di pastori annidata sulle impervie alture di Roaschia, valle Gesso, zona Nuto Revelli. Memorabile il primo incontro tra i due, in alta val Maira: lo scrittore a caccia di sopravvissuti in carne e ossa, il pittore in cerca di altre sopravvivenze, ancora più impalpabili. Nuto Revelli e poi anche Davide Lajolo, Nico Orengo, Massimo Mila, finissimi cantori come Francesco Biamonti. Tutti innamorati del segno inimitabile dell’ex ragazzo di Roaschia. Fino al grande Mario Rigoni Stern, vera e propria anima gemella, accomunato dallo stesso amore per i silenzi del bosco, la montagna scabra e nuda, la lingua nitida e sincera della neve. Il vero nome di Aime, Battista, rivela quasi una vocazione: un battesimo della luce, fatto di nuovi occhi per scrutare l’orizzonte e scoprire che, volendo, la meraviglia abita ovunque.
Chi l’ha conosciuto ha potuto constatare la perfetta coincidenza tra l’opera e la vita: stessa capacità di dire tutto, con pochissimo, senza parlare quasi mai. Arte figurativa, in apparenza, ma con dentro le stimmate del vasto Novecento, il codice Tino Aime fotografato da Stefano Fusarocifrato dei Sironi, dei Morandi. Le tele degli esordi raccontano periferie desolate, urbane, travolte dall’industria. Lo spirito del tempo: un carotaggio nel dolore, tra le macerie della guerra appena spentasi – tanto più vivo nell’artista giovanissimo, scampato con terrore (per due volte, da bambino) alle bombe degli alleati. Poi, però, Tino ha lasciato la città. Ha scelto la montagna, seguendo l’istinto: il ritorno alla terra magra degli antenati. E non ne ha fatto un’elegia, ma un cantico, riuscendo sempre a far vibrare l’aria. Schivo e ritroso, timidissimo, si è avventurato nella sua homeland che non ha confini, ha per frontiera solo il cielo. Niente alpinismo, nessuna cartolina. Terra vissuta, scura e primordiale, dentro un’archeologia di case diroccate, un’antropologia di assenze. Un viaggio nel silenzio, rischiarato dalla luna. Un’armonia di essenze indecifrabili e misteri, oltre il fraseggio elementare della geografia, dell’apparenza.
Vedere quello che non c’è. Mostrare quel che c’è, ma non si vede. Una missione: condotta fino in fondo, per tutta la vita, come un dovere segreto, una promessa impossibile da estinguere. Tutto nasce da una strana confidenza, che avvicina all’invisibile. Narrazioni sottili, la finezza laconica dell’haiku. Ovunque espressa: nella solarità mediterranea del Ponente ligure, nei deserti spagnoli dell’Estremadura, nel bianco abbacinante dell’Andalusia. E tra le lande dell’amatissima Provenza dove Tino, ancora giovane, fu scelto – per elezione – dalla chiassosa banda dei gitani, il favoloso popolo migrante, alle prese coi festeggiamenti della loro regina, sulla spiaggia che ricorda il leggendario sbarco delle Marie venute dal mare, appena dopo il supplizio del Calvario. Tra i misteri di Tino Aime, il Battista cuneese, la passione con la quale – da laico irriducibile – ha offerto la sua arte L'Eclisse, un notturno di Tino Aimealla simbologia spirituale, religiosa, con Cristi crocefissi – plastici, inteneriti – che adornano abbazie, chiese, cappelle di montagna.
Si è spinto in Romania, tra le selve dei germani, nella laguna di Venezia – ricamando l’intarsio dei palazzi che si specchiano in un cielo d’acqua. Ma la sua vera casa è stata soprattutto la montagna piemontese, dalle natìe vallate d’Occitania fino alla patria di più recente acquisizione, la tormentata val di Susa, esplorata in profondità e fatta parlare in modo insospettabile, sciorinando storie e lingue sconosciute. Un’epica silente, che ricorda le cadenze di Neruda, l’attitudine domestica alla gioia, là dove non l’aspetti. Compaiono giganti, ma sono solo pettirossi, merli, ortensie. E tutto è misteriosamente sacro, in Tino Aime. Le sue notti incantate, i suoi inverni. L’impenetrabile splendore delle cose, recitato col cuore, rispondendo a una chiamata antica.
Era anche amaro, a volte, il vecchio Tino. Scoraggiato, dalla barbarie incorreggibile del mondo. Siate onesti, ha mandato a dire – di recente – a una scolaresca di artisti in erba. E state in guardia: non fidatevi di quel che vi raccontano. Tino ha ascoltato tutti, ma poi ha sempre scelto in solitudine. Sapeva cosa fare, dove andare. Quali verità evocare, sapendole tacere. Usava specchi, per incidere le lastre. Come Leonardo, conosceva l’arte del contrario – certo che il tutto, poi, si rivelasse alla distanza, senza strappi. Niente e nessuno in prima fila, mai, nel suo mosaico: parti dell’armonia, l’insieme risuonante. Amava lavorare a suon di musica, spesso sceglieva Bach. Ha frequentato – in buona compagnia, la sua – il gran paese da cui scendono silenzi e sogni. Quelli rimasti qui non svaniranno, grazie a lui.

fonte: http://www.libreidee.org/

vaccini dell'obbligo

“L’Italia è una cavia della farmacologia…”




Premessa: nel giugno del 2014 l’Italia è stata scelta (Vedi: http://www.aifa.gov.it/content/litalia-capofila-le-strategie-vaccinali-livello-mondiale - non ha scelto bensì è stata scelta. E la differenza non è sottile) per promuovere le campagne vaccinali nel mondo. L’incarico è stato ricevuto in pompa magna dalla Beatrice Lorenzin, Ministra della Salute (e quindi contestualmente Presidenta del Ministero orwelliano della Verità) e dal Presidente dell’AIFA (Agenzia italiana del Farmaco) Pecorelli direttamente alla Casa Bianca (il tutto alla presenza dell’allora presidente Barack Obama). La scelta è caduta sull’Italia nell’ambito della Global Health Security Agenda, cioè la campagna di controllo vaccinale/farmaceutica della popolazione mondiale (questo dopo che sperimentazioni vaccinali ad ampio raggio sono state fatte per decenni sui paesi del terzo mondo, quelli africani in particolare. E non entrerò in questa sede sui devastanti danni subiti da questi figli di un dio minore).
Ora invece l’OMS prende la mira e rivolge l’attacco vaccinale alle popolazioni occidentali ed in particolare a quelle europee. Perché la scelta dell’Italia come testimonial delle campagne pro-vaccini? Difficile dirlo per certo, ma è lecito supporre che il nostro Paese sia stato scelto semplicemente in quanto preda più facile rispetto ad altri paesi europei L’obiettivo? Un esperimento di controllo sociale grazie alle vaccinazioni di massa (indebolimento del sistema immunitario dei bambini, creazione di futuri malati, reazioni dei genitori agli obblighi imposti, ecc.). In buona sostanza si tratta dello stesso identico “esperimento” compiuto ai danni della Grecia in campo economico con le imposizioni da macelleria sociale della Troika FMI, BM e BCE.
Insomma, l’Italia è la cavia in campo vaccinale così come la Grecia lo è stata (e lo è ancora) in campo economico. Chi ha ancora occhi per vedere e orecchie per sentire (e soprattutto un cervello per pensare) ha oramai compreso da tempo che è in pieno svolgimento il piano per la sottomissione totale delle popolazioni mondiali attraverso l’instaurazione di una società verticistica di stampo tecnocratico/fascistoide (senza con questo voler offendere il fascismo, che era ben altra cosa. Vedi articolo), cioè una società orwelliana, anzi peggio ancora, si potrebbe dire huxleyana (da Aldous Huxyley, autore del “Il Mondo Nuovo” e fratello dell’eugenetista Julian, primo teorico e promotore del Transumanesimo). Ma su questo punto fermiamoci qua.
Back to vaccinations. Dice il lupo travestito da pecora Pecorelli (“Siccome un po’ in tutta Europa stanno crescendo atteggiamenti ostili contro i vaccini, dobbiamo intensificare le campagne informative pro-vaccinazioni”. Traduzione: fino a che i contrari ai vaccini sono quattro gatti e non rompono i coglioni eccessivamente li lasciamo fare, altrimenti occorre schiacciar loro la testa. In altre parole ancora: va tutto bene finché fate come diciamo noi, altrimenti vi schiacceremo la testa. Insomma, nel meraviglioso mondo democratico in cui viviamo, la testa di chi non si adegua, ai vaccini o a qualunque altra cosa, va schiacciata (se non altro a titolo educativo per le masse).
La Lorenzin dal canto suo adduce motivazioni sensatissime. Dice: “Sul tema della salute dobbiamo rafforzare la cooperazione internazionale (cioè la cooperazione tra l’industria del farmaco e la politica)… Il nostro Paese si trova al centro dell’area mediterranea e le molte crisi internazionali hanno portato a nuovi imponenti flussi migratori (chissà perché?)… per poi prodursi nella seguente perla: “Se vogliamo evitare il collasso dei sistemi sanitari del Vecchio Continente dobbiamo rafforzare i processi di vaccinazione verso tutte le persone che vivono in Europa”. Ma poiché i confini tra l’Italia e gli altri paesi europei non sono invalicabili e quindi le pericolosissime epidemie di vario genere che stanno facendo strage di cittadini europei sono libere di scorrazzare per il Vecchio Continente, a che pro l’obbligatorietà dei vaccini solo in Italia?
Ma la Lorenzin in realtà non è stupida (è solo in malissima fede) e vedrete che l’Italia fungerà semplicemente da esperimento, da cavia. Già infatti la sua omologa francese ha proposto l’aumento e l’obbligatorietà dei vaccini nel suo paese con la motivazione che “anche l’Italia lo ha fatto” (e i francesi si sono incazzati). Una motivazione davvero motivata, non c’è che dire. Insomma, che ci piaccia o meno prima o poi l’intera popolazione mondiale sarà vaccinata (per inciso ci sono già vaccinazioni in atto tramite nanoparticelle ma non entriamo in questo campo altrimenti non se ne esce più).
Una carissima amica, una persona non speciale ma molto, moltissimo di più, ha avuto il figlio gravissimamente offeso dai vaccini. Lei non voleva vaccinarlo. “Al tempo non sapevo nulla di vaccini ma il mio cuore di madre sapeva che era sbagliato. Non volevo farli, ma avevo ricevuto una lettera dalla Asl (al tempo USL) in cui minacciavano, tra le altre cose, di togliermi la patria potestà (è così che funziona il Sistema a tutti i livelli. Minacciando la gente, incutendo paura). Ho avuto paura e ho ceduto. E’ stato l’errore più grande della mia vita. L’ho fatto per paura e ho rovinato la Vita del mio bambino e la nostra”. Il danno è stato riconosciuto tanto che il ragazzo (oggi ventunenne) riceve una indennità mensile di circa 400 € dallo Stato italiano.
Conosco personalmente (e molto bene) un altro caso di bambino gravissimamente offeso dalle vaccinazioni (è praticamente un vegetale), ma questi non sono che due tra le migliaia, probabilmente milioni di casi che ci sono là fuori.
La conclusione di uno studio sui vaccini risalente al 2011 del “National Institute of Health” del governo USA (non è uno studio dei soliti “cospirazionisti” ma del governo Usa) è che “Nations that require more vaccine doses tend to have higher infant mortality rates” (le nazioni con un numero dii vaccinazioni più alte tendono ad una maggiore mortalità infantile). E gli Stati Uniti, con le loro 26 dosi di vaccini di cui alcune triple, entro il primo anno di Vita dei bambini, in questa speciale classifica sono ben messi). Tutto questo semplicemente per dire che i bambini rovinati dai vaccini sono tanti, molti, molti ma molti, infiniti di più di quanto l’omertosa industria del farmaco (affiancata dalla politica e dai media) faccia trapelare.
Sappiamo tutti benissimo che la politica e le case farmaceutiche agiscono in combutta e che le “provvigioni” che girano fanno crescere all’istante il pelo sullo stomaco a chi le riceve; sia politici che medici. Sappiamo tutti benissimo che le radiazioni di quei medici che invece (agendo secondo “scienza e coscienza” come da giuramento professionale) si oppongono o anche solo pretendono di valutare caso per caso se inoculare “veleno/i” (ed eventualmente “quale/i”) nel sistema immunitario non ancora formato di una creatura di pochi mesi, sono all’ordine del giorno. A tutto questo e ad altro ancora soprassediamo pure, ma che ora, in una supposta democrazia (sappiamo benissimo che non è così ma sono loro che continuano a rompere i coglioni con questa storia della democrazia) si pretenda a forza di introdurre sostanze nel corpo di creature di pochi mesi è semplicemente schifosamente vergognoso.
Cioè, i cittadini non sono liberi di pensare con la propria testa, e i medici e i ricercatori che agiscono secondo “scienza e coscienza” non possono farlo pena la radiazione dall’albo. Un medico non può, non dico sconsigliare i vaccini, ma nemmeno esprimere i suoi dubbi ad un genitore. Mi faccia capire Ministra Lorenzin. Di chi dovremmo fidarci? Di lei (e la “l” è volutamente minuscola) e di quelli che le stanno dietro?
Credetemi, qui non è solo una questione di business (c’è anche quello ovviamente). Qui si tratta di ridurre le popolazioni mondiali alle stesse condizioni di controllo e dominio che noi esercitiamo sugli animali (avete presente le condizioni degli animali da macello e da sperimentazione? E su questo ognuno si metta una mano sulla coscienza). Avessero almeno il coraggio di parlare chiaro.
Ma poiché occorre fare proposte costruttive anziché semplicemente sparare a palle quadre, allora propongo alla Bea nazionale, che poverina si fa le notti in bianco ossessionata dalla salute degli italiani, di eliminare dagli ospedali, dagli uffici, dai supermercati, e perché no, anche dagli asili e dalle scuole, che notoriamente sono luoghi affollati di bambini, tutti i cibi e le bevande pieni di coloranti, di conservanti, di additivi chimici di ogni grado e genere, di grassi, di dolcificanti e di chissà che altro, i quali sono responsabili accertati delle più svariate patologie. Dimostri di essere in buona fede Ministra. Magari se la dimostra questa buona fede, le riesce anche di convincere qualcuno di quei retrogradi, ottusi e recalcitranti, che si oppongono a che dei veleni vengano immessi nel sistema immunitario (ancora non formatosi) di innocenti creature di pochi mesi. La proposta mi sembra ragionevole, non le pare?
Andrea Bizzocchi
www.andreabizzocchi.it
info@andreabizzocchi.it mob. 334/3797324

fonte http://www.circolovegetarianocalcata.it/2017/07/03/vaccini-dellobbligo-litalia-e-una-cavia-della-farmacologia/

fonte: http://alfredodecclesia.blogspot.it/

01/08/17

Renzi: Big Pharma e i soldi oscuri



di Gianni Lannes

La vaccinazione di massa dei minori in Italia? Un cavallo di Troia per entrare e controllare direttamente i corpi dell'intera popolazione di un paese occidentale. Un esperimento su larga scala mai tentato prima. Prima domanda cruciale in presenza di un esecutivo italidiota eterodiretto dall'estero (Washington, 29 settembre 2014). Matteo Renzi ha intascato quattrini dalle multinazionali farmaceutiche? Ecco i fatti documentati non mere opinioni. 3.288.888,49 euro: non sono bruscolini ma i milioni di euro che la fondazione Open (dopo Link, Festina lente e Big Bang), riconducibile a Renzi ha incassato. Gran parte dei finanziatori, però sono ignoti. 


Perché il rottamatore ormai rottamato dal disastro elettorale e dalla sconfitta al referendum per tentare di manomettere la Costituzione repubblicana, in virtù della trasparenza tanto proclamata, non rende di dominio pubblico la lista completa dei suoi benefattori? E come mai Renzi il 31 marzo 2016 a Boston, ha firmato un accordo segreto per la cessione alla famigerata IBM dei fascicoli sanitari di tutti gli italiani, in cambio di un investimento da 150 milioni di dollari a Milano? Ma che combinazione: Matteo Renzi, è lo stesso politicante che da presidente del consiglio il 29 settembre 2015 ha varato il Dpcm 178 (“Regolamento in materia di fascicolo sanitario elettronico”). E chi ha sollecitato alle istituzioni italiane la schedatura elettronica della popolazione? Proprio l'Ibm.


 Singolare coincidenza. Il 13 aprile dell’anno scorso, Il sole 24 ore, annuncia: «Vaccini e farmaci, Glaxo scommette 1 mld sull'Italia». Che tempismo all’italiana. 13 mesi dopo, esattamente il 19 maggio 2017, a sorpresa il governo Gentiloni, calpestando l’ultimo piano vaccinale biennale appena varato dalle stesse autorità ministeriali, approva un provvedimento che obbliga neonati, bambini e adolescenti all’inoculazione forzata di ben 12 vaccini. Il 7 giugno viene pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legge 73. Il provvedimento, a pena di decadenza deve essere ratificato entro non oltre il 6 agosto 2017, e trasmesso il medesimo giorno di pubblicazione alle due Camere, però viene inoltrato al Senato soltanto l’8 giugno, in violazione dell’articolo 77 della Costituzione.

Il 7 ottobre 2014 ancora il quotidiano di Confindustria dà una clamorosa notizia, dimenticando comunque che nel settore della farmaceutica sono stati licenziati in Italia ben 11.500 dipendenti nell'ultimo lustro:
«Metti dieci Ceo mondiali di Big Pharma a Palazzo Chigi e un premier che li invita a puntare (e a investire) sull'Italia. E metti che Big Pharma risponda: lo stiamo già facendo, anche oltre le promesse fatte, «siamo pronti a dare ancora una mano». Prove tecniche di sintonia tra il Governo e le industrie farmaceutiche ieri a Roma. Con un incontro a sorpresa tra Matteo Renzi e le imprese del farmaco internazionali, comprese alcune italiane come Menarini e Chiesi, che già hanno base e forza in Italia. Un incontro che fa seguito a quello avvenuto nei mesi scorsi a Bari, quando il premier per la prima volta fece un esplicito endorsement pro industria farmaceutica, definendola strategica per lo sviluppo e invitandola a consolidare e ad allargare la propria presenza nel nostro Paese. Ebbene, a qualche mese di distanza, il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, ha presentato a Renzi i primi risultati della promessa fatta a Bari: aveva annunciato 2mila posti di lavoro entro il 2015, Scaccabarozzi. Invece il traguardo è già oggi a quota 1.600 nuovi occupati under 30, che diventeranno 2mila a giugno del prossimo anno. Come dire che alla fine del 2015 potranno essere ben di più, anche escludendo i 5mila nuovi ingressi totali (non solo under 30 e anche per via del turn over con i pensionati) prevedibili alla fine del 2015. «Sono felicemente sorpreso di aver sbagliato le previsioni – ha commentato il presidente di Farmindistria –. Questo Paese può tornare a crescere, solo così può uscire dalla crisi. Ho visto nel premier una grossa determinazione e noi siamo pronti a fare la nostra parte. Abbiamo le carte in regola per aiutare il Paese». Restano sul tavolo gli inviti di Renzi alle industrie a «investire in Italia, per voi è un'opportunità, il Paese sta cambiando», avrebbe chiosato il premier. Come interamente sul tappeto restano le richieste rilanciate dalle farmaceutiche al Governo: stabilità normativa e certezza di regole, un sistema regolatorio forte e solido, snellezza burocratica, una riforma dell'Aifa (Agenzia del farmaco) che la rende efficiente, che acceleri l'accesso dei prodotti ai mercati e le ispezioni.Una nuova prospettiva italiana per il farmaco, insomma. Che per Big Pharma costituisce quasi una pre condizione per continuare a scommettere sull'Italia, o addirittura per arrivarci ex novo. Chissà. Certo è che la presenza a palazzo Chigi dei Ceo di Bayer, Bristol-Myers Squibb, Eli Lilly, GlaxoSmithKline, Johnson & Johnson, Merck Serono, Novartis e Roche, insieme a due delle italiane ben radicate all'estero, non è stato un evento di secondo piano. «Per la prima volta un primo ministro italiano incontra un gruppo di Ceo mondiali dello stesso settore, gliene va dato atto. Per noi questo è un segnale molto positivo e anche una dimostrazione di fiducia nel nostro Paese», ha commentato Scaccabarozzi. Ora, è chiaro, si attendono i fatti da parte del Governo. Chissà se già con la prossima legge di Stabilità. La presenza di altri ministri accanto a Renzi, – da Pier Carlo Padoan (Economia) a Beatrice Lorenzin (Salute) fino a Federica Guidi (Sviluppo) – è di sicuro un segnale in più di attenzione verso le industrie. La manovra 2015 potrebbe essere la prova della verità».
Un altro tassello viene fornito dal Corriere della Sera, in un’intervista a un manager della Novartis: 

«La Pharma Valley italiana, che il presidente della Toscana Enrico Rossi ha proposto? Si può fare, «ma anche in Lombardia ». E la crescita nel Paese, dopo la cessione a Glaxo della divisione Vaccini, forte proprio in Toscana? È possibile, a patto che ci sia un piano chiaro del governo. «Siamo pronti a investire in Italia, ma ci sia un programma sulla ricerca coordinato, una strategia», dice Guido Guidi, capo della divisione Farma in Europa di Novartis. Commenta con un «bene» la recente proposta del premier Matteo Renzi di fare dell’Italia l’hub, il fulcro europeo del farmaco, ma chiede «una strategia… Che cosa chiedete? «Una strategia. L’Italia è un Paese importante, la competenza è alta, si ricevono finanziamenti dal ministero della Salute, della Difesa, dell’Istruzione. Ma dove vogliamo andare? Quali sono le aree strategiche? Che cosa può attirare un’industria come Novartis? Quando Renzi dice che vuole fare un hub della farmaceutica deve passare da questo ragionamento. Le aziende decidono sulla base della loro speranza di ritorno, anche in ricerca».
Il 9 ottobre di tre anni fa l’Huffington Post titola: «Matteo Renzi: con Big Pharma e Philip Morris per rilanciare subito gli investimenti. Con buona pace di chi a sinistra li combatte da anni». E' evidente che dietro la politica di Renzi c'è una grande visione del mondo, ispirata da nobili ideali. Basta con le utopie ottocentesche, Renzi ci sta traghettando verso un futuro di prosperità, altroché. Poi, sarà pure vero che "il fumo uccide", ma vuoi mettere avere l'ultimo modello dell'I-Phone? Comunque l’industria del tabacco, o meglio la British American Tobacco ha versato alla fondazione Open di Renzi ben 150 mila euro. Perché? Per ottenere cosa? Sorta con atto notarile nel 2012 come Big Bang, la fondazione ha finanziato le attività legate all'ex presidente del Consiglio, a partire dalla Leopolda. Tra i finanziatori di Open c’è anche, con 60 mila euro, l’Isvafim di Alfredo Romeo, l’imprenditore arrestato per il caso Consip. Open vanta lo scopo (articolo 3 dello statuto) “di  promuovere, supportare ed elaborare ricerche, analisi, studi e proposte”, vale a dire finanziare le attività del renzismo. Oltre a Bianchi nel consiglio di Open figurano i “gigli” più cari a Renzi: Maria Elena Boschi (segretaria), il ministro Luca Lotti e Marco Carrai. L’elenco dei sostenitori di Open si ferma al 30 giugno 2016 ma è assai parziale. Comunque vi figura con 17.800 euro il lucchese Andrea Marcucci, dell’omonima famiglia assurta alle cronache per lo scandalo degli emoderivati, potente in economia e in politica (Marialina Marcucci è stata vice presidente della Regione Toscana ed ex editrice dell’Unità). Potrà dire la sua nella delicatissima situazione il senatore Pd Andrea Marcucci - tra i fedelissimi di Matteo Renzi - già intervenuto in passato in situazioni non poi tanto differenti? Del resto, oltre ad essere toscano, è un super esperto del settore, visto che suo padre, Guelfo Marcucci, appunto il re degli emoderivati in Italia, è stato per anni a capo dell’impero Sclavo. Forse ha sussurrato qualcosa all’orecchio di Renzi, l’ascoltatissimo Marcucci junior? Era il candidato vincente alle politiche ’92 per il Pli targato Francesco De Lorenzo, in vena di liberalità per far vivere il partito di Sua Sanità, 70 milioni (di lire) tondi; poi fulminato sulla via dei Pds-Ds, insieme alla sorella Marilina, un amore per le tivvù e i media, editrice per un paio d’anni (inizio 2000) dell’Unità già allora in acque burrascose. E proprio l’acquisto della Sclavo, nel ’90, è valso ai Marcucci “l’ingresso in Tangentopoli - come in un documentato articolo ricostruiva nel 1995 uno degli inviati di punta del Corriere della Sera, Ivo Caizzi - scaturito dall’acquisto della Sclavo dall’Enimont. L’ex vice presidente della Banca di Roma, Oliviero Prunas, ha ammesso di aver intermediato la vendita e una mazzetta di oltre 3 miliardi per il Psi e al presidente dell’Eni Gabriele Cagliari, sborsata da Guelfo”. Ne scriveva delle belle in quel reportage, Caizzi, sul “Conte Dracula della Garfagnana”, “il boss nazionale dei discussi business legati al sangue”, il commerciante di emoderivati “intraprendente e spregiudicato, in ottimi rapporti con i politici locali della Dc e degli altri partiti di governo”. E sul fratello maggiore Leo Piero che già “nel dopoguerra riforniva le farmacie del Congo Belga e oggi, pur mantenendo una quota del gruppo, si dedica al suo hotel Palace a Viareggio”. Una passione dunque antica per il Congo Belga, coltivata negli anni. Ecco cosa scriveva la Voce delle Voci sull’allora sconosciuto impero Marcucci in un articolo del, luglio 1977. «Quali le fonti di provenienza del sangue trattato negli stabilimenti Marcucci? In gran parte il terzo mondo, fino al ’75 in prevalenza il Congo ex Belga. Qui l’abile finanziere aveva impiantato un centro poliambulatoriale e un centro di raccolta del sangue dove, mediante una tecnica assai sofisticata, veniva prelevata agli ignari donatori una quantità tripla di plasma sanguigno, reimmettendo in circoli i globuli rossi diluiti in apposita soluzione fisiologica». Amicizie politiche trasversali al punto giusto, per i Marcucci: i primi amori targati democrazia cristiana, tanto che a sponsorizzare l’acquisto degli stabilimenti Merrel a Napoli e la nascita dell’Isi (Istituto sieroterapico italiano) a Sant’Antimo, nell’hinterland partenopeo, dove oggi dominano le imprese di Luigi Cesaro & C., ramificate anche nel ramo sanitario, fu l’allora sottosegretario al Bilancio (vice di un certo Giulio Andreotti) Enzo Scotti, poi ministro quasi ovunque. Mentre nello staff di vertice della stessa Sclavo, la perla di famiglia, già in quegli anni faceva capolino la presenza di Renato De Lorenzo, avvocato e fratello di “Sua Sanità” Francesco. E più recentemente? Guelfo Marcucci e Duilio Poggiolini – il re mida della Sanità, quello che nascondeva le mazzette miliardarie nel puff di casa – sono in attesa di processo al tribunale di Napoli per lo scandalo del sangue infetto che ha fatto migliaia di vittime innocenti. 

Tornando al bomba. Il finanziamento più grande, sempre stando a quanto scritto sul sito della fondazione Open, arriva però dalla British American Tobacco, la seconda più grande società produttrice di sigarette al mondo che, essendosi aggiudicata la privatizzazioni dell’Ente Tabacchi Italiani nel 2004, vanta marchi nazionali come Ms oltre ai planetari Lucky Strike e Pall Mall. 

Ma quanto è piccolo il mondo:  il primo vaccino sperimentale al mondo per il virus Ebola è stato messo a punto, e testato su scimmie, nei laboratori della Okairos a Napoli e Pomezia. Si tratta di un’azienda nata nel 2007 da una costola della Merck, che nel 2013 è stata acquistata per 250 milioni dalla inglese GlaxoSmithKline. Anche qui attenzione agli eccessi di sensazionalismo: la notizia è che Gsk ha sottoscritto un contratto con l’Organizzazione mondiale della sanità per la fornitura di un milione di dosi.
Nel polo di ricerca di Siena il professor Lino Rappuoli (Chief Scientist di GSK Vaccines ) ha scoperto un nuovo vaccino contro il meningococco B, prontamente reso obbligatorio dall’eterodiretto governo italiano. In un annunciaTo della GSK si legge: «Il vaccino contro il meningococco B è oggi approvato in oltre 35 paesi con più di 10 milioni di dosi distribuite dall'Italia in tutto il mondo. Nel 2000 il vaccino contro il meningococco di tipo C realizzato dal team di Rappuoli e prodotto a Siena, ha permesso di debellare questa patologia nell'intero Regno Unito».
Sarà un caso, ma proprio la Glaxo a suo tempo pagò una mazzetta da 600 milioni di lire all’allora ministro della sanità Francesco de Lorenzo per rendere obbligatorio il vaccino antiepatite B (legge 165/1991). Corsi e ricorsi affaristici sulla pelle dei bambini. La storia si ripete?

riferimenti:  

29/07/17

la chiesa di San Bernardino ed il segreto dei disciplini


Se vi foste trovati a Milano in epoca medievale avreste potuto incontrare uomini che indossavano neri sai con cappucci chiusi che coprivano interamente i loro volti, ad eccezione degli occhi, a cui veniva data la possibilità di scrutare le vie della città meneghina tramite due piccole fessure. 
Questi uomini facevano parte di un ordine molto particolare : la confraternita dei Disciplini, detta anche ordine “dei Battuti”, composta da laici dediti alla preghiera, alla penitenza e all'autoflagellazione.
A loro fu affidata la custodia dell’ossario dell’ospedale del Brolo e della piccola chiesa annessa e, forse, per quel motivo, oltre al particolare saio di lana aperto in corrispondenza della schiena per mostrare i segni della fustigazione, spesso i membri delle confraternita erano riconoscibili dal teschio appeso al cordone della cintura. A seguito di un crollo l’ossario venne completamente ricostruito dai membri della confraternita e venne incaricato l’artista Sebastiano Ricci di realizzare un affresco, per la volta del nuovo edificio, che ritrae l’ ascensione delle anime dal Purgatorio al Paradiso.


Le pareti, invece, per l’intera altezza fino al soffitto furono decorate da ossa umane: teschi, femori, omeri e tibie sono incastonati come macabri ornamenti ed in alcuni punti, teschi più scuri, disegnano grandi croci quasi a ricordare agli sbigottiti visitatori il triste destino dei vivi. Nei 4 angoli del soffitto lunghe ossa formano la “M” di Maria, a cui la chiesa è dedicata come testimonia la presenza di un altare con la statua di Nostra Signora Dolorosa de Soledad inginocchiata al cospetto di Gesù morto.
In un luogo così particolare non potevano mancare leggende ad esso associate per rendere l’ atmosfera ancora più tenebrosa e spettrale.
La più conosciuta narra che sulla sinistra dell’altare, insieme alle molte ossa appartenute a diversi individui, riposi lo scheletro integro di una giovane. Tutti gli anni, il 2 di Novembre, nella notte di Ognissanti la ragazza ritornerebbe in vita e, tramite l’ apertura di un angusto passaggio segreto, si manifesterebbe nella cappella. Per suo volere gli scheletri si ricomporrebbero per farsi magicamente da lei guidare nella macabra danza dei morti, leggenda vuole che la frenesia del ballo sarebbe tale da poter distintamente udire i rumori delle ossa che battono tra loro anche all’esterno della cappella.


Annessa alla cappella sorge la chiesa di San Bernardino alle ossa le cui origini risalgono al 1200 sebbene a seguito del crollo del campanile della vicina chiesa di Santo Stefano nel 1750 fu ricostruita nell’ attuale stile barocco e rococò ad opera di alcuni architetti tra i quali Carlo Giuseppe Merlo, progettista tra l’ altro della guglia maggiore del Duomo.


L’ interno la chiesa è molto semplice, dopo aver percorso un breve atrio si passa sotto un ampio portone e si accede all’ unica navata ai lati della quale si trovano due cappelle con altari marmorei barocchi. In una delle due cappelle vi è la tomba di famiglia di alcuni discendenti di Cristoforo Colombo e gli stemmi della famiglia con il motto: “Colon diede il Nuovo Mondo alla Castiglia e al Leon”


Anche la chiesa nasconde un ambiente tanto suggestivo quanto inaccessibile per il pubblico protetto da una grata di ferro sul pavimento proprio al centro della chiesa una decina di gradini conducono al sepolcreto dei Disciplini.
Nelle pareti della cripta furono ricavate  ventuno nicchie simili a troni sui quali venivano adagiati i confratelli defunti dell’ ordine ciascuno avvolto nei proprio saio, il volto coperto dal cappuccio ed una semplice targhetta in legno ad indicarne il nome. Opportuni fori e canali ricavati nella pietra permettevano la fuoriuscita dei liquami del corpo favorendone la mummificazione. Successivamente le ossa venivano lavate e risposte nella cripta lasciando il posto a nuovi confratelli.




Marco Boldini.

fonte: https://viaggiatoricheignorano.blogspot.it/

vaccini: affarismo e totalitarismo





di Gianni Lannes

«Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamentosanitario se non per disposizioni di legge. La legge non può in nessun caso, violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana». L’articolo 32 della Costituzione repubblicana parla chiaro. Perché l'eterodiretto governo italiano ha sfornato un decreto fuorilegge, coercitivo e lesivo di diritti fondamentali universali? Solo per favorire sfacciatamente i produttori di vaccini? Forse c'è dell'altro? I 61 milioni di fascicoli sanitari degli ignari italiani, richiesti dall'Ibm in cambio di un investimento in Italia vi dicono niente? E l'insana digitalizzazione elettronica voluta dal ministro Lorenzin? Consiglio al ministro uscente dell'insanità di procurarsi dei buoni avvocati e di rassegnare le dimissioni immediate chiedendo scusa al popolo italiano, perché nessuno può attentare alla salute dei bambini impunemente.





Peraltro il decreto legge 73 del 7 giugno 2017, una norma di rango minore in scadenza il 7 agosto 2017, non ancora convertita in legge dal Parlamento viola le seguenti normative e convenzioni internazionali ratificate dall’Italia, ma soprattutto gli articoli 2, 3, 10, 32 e 34 della Costituzione della Repubblica Italiana. Ma non solo, calpesta pure: gli articoli II-63, II-81 e II-84 della Costituzione dell’Unione Europea l’articolo 26 della  Dichiarazione  Universale dei Diritti dell’Uomo; gli articoli 3, 10, 14, 20 e 21 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea; gli articoli 4, 5 e 13 del  Patto Internazionale sui Diritti Economici del 19/12/1966; gli articoli 4 e 5 della Convenzione Internazionale contro la discriminazione nel campo dell’educazione; gli articoli 4 e 5 della Convenzione Internazionale contro la discriminazione nel campo dell’educazione adottata dalla 11° Conferenza Generale dell’UNESCO  a Parigi del 14/12/1960;  l’articolo 9 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti  dell’uomo  e delle libertà fondamentali  del 4/ novembre 1950; l’articolo  2  del Primo protocollo aggiuntivo del 20 marzo 1982  della Convenzione Europea per la salvaguardia  dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali  del 4 novembre 1950; gli articoli 2, 4 e 5 della  Convenzione di Oviedo  del 1977; l’articolo 4 della Carta Europea dei Diritti del Malato di Bruxelles. Infine, calpesta pure a Convenzione di New York sui diritti del fanciullo.

Perché i genitori italiani devono  essere obbligati a vaccinare per aver accesso agli asili  e alle scuole, quando tutto ciò non avviene nella maggior parte dei Paesi europei? In ben 15 nazioni dell’Unione europea le vaccinazioni non sono obbligatorie. All’articolo 3 della Carta dei Diritti Fondamentali  dell’Unione europea si legge: «nell’ambito della medicina e della biologia  devono essere in particolare rispettati:  il consenso libero e informato della persona interessata». Il medesimo principio viene riaffermato sia nella Convenzione  Internazionale di Oviedo (ratificata dalla legge italiana 145 del 2001): «Un intervento nel campo della salute non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato consenso libero e informato. Questa persona riceve  informazione adeguata sullo scopo e sulla natura dell’intervento e  sulle sue conseguenze e i suoi rischi.  La persona interessata può,  in qualsiasi momento, liberamente ritirare il proprio consenso»; che nella Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo , all’articolo 3: «ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza  della propria persona».

D’altronde non c’è alcuna emergenza sanitaria: allora il decreto legge 73 del 7 giugno 2017 è evidentemente incostituzionale, violando anche il dettato degli articoli 76 e 77 della Costituzione Repubblicana Italiana. Se verrà approvato dal Parlamento, così come hanno già stabilito a tavolino, sarà un abuso intollerabile tale da provocare una sacrosanta rivolta sociale.

Paradossalmente se siamo a rischio secondo le autorità tricolori, allora si chiudano le frontiere a tutti gli altri europei che non hanno 12 vaccini obbligatori.  E i turisti? Vaccinazioni negli aeroporti? ma gli adulti?
C’è in Italia un’emergenza sanitaria tale da imporre misure così restrittive come l’esclusione da  scuola e sanzioni così pesanti ai genitori che  vaccinano in parte, rimandano o non vaccinano? C’è emergenza morbillo nel 2017? No, siamo sotto al 2008 e 2011. Il tetano: dov’è il rischio collettivo per chi non  vaccina o rimanda? Non si trasmette da persona a persona, non esiste  immunità collettiva, un non vaccinato non è un pericolo per  nessuno.
L’Italia  con  la  Legge  28  marzo  2001,  numero 145 (Ratifica  ed esecuzione  della  Convenzione del Consiglio di Europa per la protezione dei diritti dell’uomo e  della dignità dell’essere umano riguardo all’applicazione della biologia e della  medicina e della Convenzione sui diritti dell’uomo e sulla biomedicina, Oviedo  4 aprile  1997)  ha  recepito  queste  indicazioni,  secondo  le  quali nessun  intervento  di  natura  sanitaria  può  essere  messo  in  atto senza  il  consenso  informato dell’interessato, salvo situazioni di emergenza.  L’orientamento   prevalente   negli   Stati  dell’Unione  Europea   è la  raccomandazione vaccinale, non l’obbligo. L’introduzione del  consenso  informato contrasta con l’applicazione coercitiva di  un trattamento sanitario. Tale decreto fuorilegge viene   contestato   da   maggior   parte   della popolazione per l'aggressività e la prepotenza con cui lo Stato si impone sui cittadini, poiché si è cittadini e non sudditi.    

L’incompletezza e l’incoerenza delle vaccinazioni rese obbligatorie dal famigerato DL 73/2017 contribuiranno ad accrescere il disorientamento e la diffidenza. Infatti il decreto legge omette la vaccinazione antipneumococcica del primo anno  di  vita (presente invece nel calendario del  PNPV) e la vaccinazione antirotavirus nel primo anno di vita (introdotta, dal PNPV, contemporaneamente adaltre vaccinazioni che invece hanno trovato posto nell’elenco); omette indicazioni sui vaccini attivamente offerti dal PNPV nella fascia d’etàdell’obbligo scolastico (HPV); omette indicazioni sui richiamivaccinali previsti dal PNPV che  intervengono nella fascia d’età dell’obbligo scolastico (DTP, IPV, Men4, ecc.); rende obbligatoria lavaccinazione antiHIb anche per soggetti superiori a 5 anni di età e privi di fattori di rischio (che non trova alcune indicazione in letteratura). Affermare, come fa la relazione tecnica, chel’applicazione del DL non comporta costi aggiuntivi per la pubblica amministrazione è a dir poco surreale. Si tratta di recuperare 16 generazioni di bambini non vaccinati. Il costo di acquisto degli ulteriori vaccini necessari, però, non è presente nei  bilanci 2017 delle Regioni e delle Aziende Sanitarie. L’organizzazione di sedute vaccinali supplementari concentrate in breve tempo richiede personale dedicato. Visto l’elevato numero di bambini da richiamare per una o più  dosi  sarà necessario un elevato quantitativo di vaccini che in condizioni ordinarie vengono consumate solo in piccola misura. A proposito dov'è il contratto di acquisto dei prodotti sanitari da iniettare ai minori. Tali vaccini sono stati testati? C'è stata una gara d'appalto? Perché non vi è alcuna traccia pubblica di questo straordinario iter, in violazione della trasparenza amministrativa sancita dal decreto legislativo 33 del 2013? Sia chiaro: la repressione di Stato provoca una giustificata ribellione. Non siamo sudditi, non siamo cavie, non abbiamo l'anello al naso e l'Italia non è il terzo mondo dell'Europa.

riferimenti:

24/07/17

ergastolo per Bossetti



Questa mattina la notizia dell'ergastolo a Bossetti, il presunto assassino di Yara Gambirasio.

Ripercorriamone la vicenda.

Venerdì 26 novembre 2010. Alle 18:44 Yara lascia il Centro Sportivo di Brembate di Sopra dove pratica ginnastica ritmica. La sua casa dista 700 metri, ma la ragazza non vi arriverà mai, poiché le sue tracce vengono perse poco dopo. Alle 18:49 il suo telefonino viene agganciato dalla cella di Mapello  a tre chilometri da Brembate, dopodiché il segnale scompare.
Tre mesi dopo (il 26/2/2011) viene ritrovato il cadavere, in un campo di proprietà della ditta Rosa e C. colpi di spranga sul corpo, un trauma cranico (inferto probabilmente con un sasso), una profonda ferita al collo e almeno sei ferite da arma da taglio sul corpo, tuttavia non letali.
Probabilmente, stabilisce la perizia, è morta di freddo e di stenti.
Ancora tre mesi e si celebra il suo funerale (26/5/2011).

Per mesi le ricerche e le indagini sono frenetiche. Si appuntano i sospetti su soggetti che poi risulteranno estranei alla vicenda. Si fa l’analisi del DNA su decine di migliaia di DNA.
Il 16.6.2014 la svolta: si giunge a individuare come autore del delitto Massimo Bossetti.
Unica prova: il DNA trovato sul corpo della vittima.
Clamoroso, dal punto di vista giuridico, è che poche ore dopo l’arresto intervenga a dare l’annuncio addirittura il ministro dellinterno Angelino Alfano. Il ministro, dimenticando che l’imputato è innocente fino alla condanna definitiva, ben prima delle condanna di primo grado, e addirittura prima ancora della conclusione delle indagini, interviene a additare il colpevole, senza che sia stata valutata alcuna prova. Un fatto senza precedenti nella storia della giustizia italiana.

In realtà di fatti clamorosi, in questa vicenda, ce ne sono diversi; uno per tutti, la vergognosa storia del pulmino di Bossetti, le cui immagini furono mandate in tutte le TV e che risultarono false.


Il primo luglio 2016 la corte d’assise di Bergamo condanna Bossetti all’ergastolo.
La Corte dispone risarcimenti pari a 1.300.000 euro, di cui 400.000 euro per ogni genitore di Yara, 150.000 per ogni fratello di Yara e 18.000 euro per gli avvocati.

Il 30.6.2017 inizia il processo d’appello.


Rimangono quelle domande irrisolte.
Come avrebbe fatto uno sprovveduto come Bossetti a tenere un cadavere in casa o altrove senza farsi scoprire?
Come avrebbe fatto a trasportare il cadavere e depositarlo proprio a poche centinaia di metri da dove partivano le ricerche della protezione civile (essendo infatti impossibile che il cadavere fosse sempre stato li, in quanto l’odore di cadavere è talmente forte che sarebbe stato scoperto molto tempo prima).
Quale il movente?
Quale la dinamica dei fatti (mai ricostruita)?
Cosa c’è di così importante nella vicenda di Yara da scomodare addirittura il ministro dell’interno, che nonostante la presunzione di non colpevolezza addita Bossetti come il colpevole già nella fase delle indagini?
E poi:
quelle tre ara: Yara Gambirasio, Chiara Poggi, Sara Scazzi; tre ragazze col nome che finisce in ara uccise nello stesso periodo. Da notare che Sara Scazzi scompare il 26 agosto del 2010; esattamente tre mesi prima della scomparsa di Yara.

Poi il campo, Rosa e C, in cui viene trovato il corpo di Yara, l’anagramma del cui cognome è Gambi Rosa.

Precedentemente ci eravamo occupati del delitto Gambirasio, qui, in collaborazione con Gianfranco Carpeoro:

http://paolofranceschetti.blogspot.it/2011/03/lomicidio-massonico-parte-6-lomicidio.html

Fonte tratta dal sito .

fonte: http://wwwblogdicristian.blogspot.it/

VIDEO CENSURATO SUL CASO YARA GAMBIRASIO