19/04/15

ascolto il tuo cuore, città


ero al Mia Fair, Milan Image Art Fair,  LA FIERA INTERNAZIONALE D’ARTE DEDICATA ALLA FOTOGRAFIA E ALL'IMMAGINE IN MOVIMENTO, al The Mall di Milano.
The Mall, posto nuovo nuovo, sotto la Torre Diamante.
altro spazio polifunzionale, spuntano come funghi.
la mostra mi ha stordito, ero già stanca prima di entrarci, figurarsi due ore dopo.
ma la zona intorno è così così bella. ho camminato fino alla passerella sopra Melchiorre Gioia e da lì ho cercato di vedere dall'alto il nuovo enorme grande prato verde davanti al complesso di Porta Nuova ma devo andarci più vicino. così si intravedeva e basta, ma è una grande distesa e a luglio ci sarà il grano...da non credere.
oggi, nell'ambito di MiArt 2015, è stato inaugurato Wheatfield, opera dell'artista americana Agnes Denes: un campo di grano di 50mila metri quadri situato nell'area di Porta Nuova, seminato da circa 5mila milanesi di ogni età il 28 febbraio scorso e, da questa mattina, aperto al pubblico, insieme al percorso di agricoltura urbana 'MiColtivo. The green circle', promosso da Fondazione Riccardo Catella in collaborazione con Fondazione Nicola Trussardi e Confagricoltura.
perchè in questo fine settimana c'è il MIA fair, ma anche il Miart, e la prossima settimana la Milano Design Week (Salone del Mobile), non mi basta la vita per vedere tutto quello che c'è a Milano, non mi basta.
Milano è in piena trasformazione, io sono eletrizzata, la città mi sta cambiando sotto i piedi, mentre ci cammino sopra, sono partecipe della più grande trasformazione di questa città. io ci sono.
ho fotografato con il cellulare, un nuovo aggeggio che mi combina un sacco di guai -come telefonate indesiderate, è fuori dal mio controllo, lo sfioro e parte tutto...- ma fotografa bene.









anch'io ascolto il tuo cuore, città.
fonte: nuovateoria.blogspot.it

Roberto Vecchioni





12/04/15

Istanbul - basilica di Santa Sofia



VISTA DALL'ESTERNO


VISTA DALL'INTERNO


CUPOLA


MIHRAB

la basilica di Santa Sofia (in greco: Ναός τῆς Ἁγίας τοῦ Θεοῦ Σοφίας, in turco: Ayasofya Müzesi), dove Santa Sofia è da intendersi come la Divina Sapienza, è una basilica, nonché uno dei principali monumenti di Istanbul. Fu cattedrale cristiana di rito bizantino fino al 1453 e sede patriarcale greco-ortodossa, cattedrale cattolica (1204-1261), poi moschea, infine museo dal 1935. Nota per la sua gigantesca cupola, apice dell'architettura bizantina, fu terminata nel 537.

Storia

Prima chiesa

La prima chiesa era conosciuta come la Μεγάλη Ἐκκλησία (Megale ekklēsía, "Grande Chiesa"), o in latino "Magna Ecclesia", a causa delle sue dimensioni più grandi rispetto alle altre chiese contemporanee già presenti in città. La chiesa fu dedicata al Logos, la seconda persona della Santissima Trinità, la cui festa cadeva il 25 dicembre, l'anniversario della nascita dell'incarnazione del Logos in Cristo. Inaugurata il 15 febbraio 360 (durante il regno di Costanzo II) dal vescovo ariano Eudossio di Antiochia, fu edificata vicino alla zona dove era in costruzione il palazzo imperiale. La vicina Santa Irene (Αγία Ειρήνη in greco, dedicata cioè alla "Santa Pace") fu completata precedentemente ed aveva servito come cattedrale fino a quando Santa Sofia non fu completata. Entrambe le chiese svolsero poi il ruolo di chiese principali dell'Impero bizantino.

Nel 440, Socrate di Costantinopoli sostenne che la chiesa fosse stata costruita da Costanzo II. La tradizione riferisce che l'edificio fu invece costruito da Costantino il grande. Zonara concilia le due opinioni, documentando che Costanzo aveva riparato l'edificio consacrato da Eusebio di Nicomedia dopo che era crollato. Poiché Eusebio fu vescovo di Costantinopoli tra il 339 e il 341 e Costantino morì nel 337, sembra possibile che la prima chiesa fosse eretta da quest'ultimo. L'edificio fu progettato come una tradizionale basilica latina con colonnato e gallerie, dotata di un tetto in legno. L'ingresso era preceduto da un doppio nartece (una sorta di doppio atrio).

Il Patriarca di Costantinopoli Giovanni Crisostomo entrò in un conflitto con l'imperatrice Elia Eudossia, moglie dell'imperatore Arcadio, e per questo fu mandato in esilio il 20 giugno 404. Durante gli scontri che avvennero in seguito, questa prima chiesa fu in gran parte distrutta da un incendio. Nulla di essa rimane oggi.

Seconda chiesa

Una seconda chiesa fu costruita per volere di Teodosio II, il quale la inaugurò il 10 ottobre 415. La basilica, dotata ancora di un tetto in legno, fu progettata dall'architetto Rufino. Incendiata durante la rivolta di Nika, scoppiata nel 532 contro l'imperatore Giustiniano, la chiesa bruciò quasi completamente.

Diversi blocchi di marmo appartenenti all'edificio sono stati scoperti nel 1935 sotto il cortile occidentale da A.M. Schneider; tra questi quello raffigurante 12 agnelli, i quali rappresentano metaforicamente i 12 apostoli. Originariamente parte del monumentale ingresso principale, i blocchi sono visibili in uno scavo adiacente all'ingresso dell'edificio. Scavi ulteriori sono stati abbandonati per paura di pregiudicare l'integrità della basilica.

Terza chiesa (attuale struttura)

Il 23 febbraio 532, pochi giorni dopo la distruzione della seconda basilica, l'imperatore Giustiniano I decise di costruire una nuova basilica completamente diversa, più grande e più maestosa rispetto a quelle dei suoi predecessori.

Come architetti scelse Isidoro di Mileto e il fisico e matematico Antemio di Tralle, Antemio, tuttavia, morì nel primo anno dei lavori. L'edificio venne descritto dallo storico bizantino Procopio nella sua opera "Sulle Costruzioni" (Peri Ktismatōn, in latino: De Aedificiis). L'imperatore fece venire il materiale da tutto l'impero: colonne ellenistiche dal tempio di Artemide di Efeso, grandi pietre dalle cave di porfido egiziane, marmo verde dalla Tessaglia, pietra nera dalla regione del Bosforo e pietra gialla dalla Siria. Più di diecimila persone vennero impiegate nel cantiere. Questa nuova chiesa fu riconosciuta già all'epoca come la basilica più grande della cristianità. Le teorie di Erone di Alessandria potrebbero essere state la base su cui si sono svolti i calcoli necessari per affrontare le sfide presentate dalla realizzazione di una cupola di tali dimensioni. L'imperatore, insieme al patriarca Eutichio, inaugurò la nuova basilica il 27 dicembre 537 con una celebrazione in pompa magna. I mosaici all'interno della chiesa vennero, comunque, completati solo sotto il regno dell'imperatore Giustino II (565-578).

Santa Sofia divenne la sede del patriarca di Costantinopoli e il luogo principale per le cerimonie imperiali dei reali bizantini, come le incoronazioni.

Terremoti accaduti nel mese di agosto 553 e il 14 dicembre 557 causarono fessurazioni nella cupola centrale e nella semicupola orientale. La cupola principale crollò completamente durante un terremoto successivo, avvenuto il 7 maggio 558, distruggendo l'ambone, l'altare e il ciborio. L'incidente fu dovuto principalmente alla portante troppo alta e al carico enorme della cupola che era troppo piatta. Questi fattori provocarono la deformazione dei piloni che sostenevano la cupola. L'imperatore ordinò un immediato ripristino. Affidò i lavori a Isidoro il Giovane, nipote di Isidoro di Mileto, che utilizzò materiali più leggeri ed elevò la cupola di altri 6,25 metri, conferendo all'edificio la sua altezza interna attuale di 55,6 metri. Questa ricostruzione, che dette alla chiesa il suo aspetto odierno, terminò nel 562. Il poeta bizantino Paolo Silenziario compose un lungo poema epico, noto come Ekphrasis, per la riconsacrazione della basilica, cerimonia presieduta dal Patriarca Eutichio il 23 dicembre 562.

Nel 726, l'imperatore Leone III Isaurico emise una serie di editti contro la venerazione delle immagini, ordinando all'esercito di distruggere tutte le icone ed inaugurando il periodo di iconoclastia bizantina. A quel tempo, tutte le immagini religiose e le statue furono rimosse dalla Basilica di Santa Sofia. Dopo una breve tregua sotto l'imperatrice Irene (797-802), gli iconoclasti continuarono il loro tentativo di riforma.

La basilica subì in seguito altri gravi danni, prima in un grande incendio nell'859 e di nuovo in un terremoto avvenuto l'8 gennaio 869 che fece quasi collassare nuovamente la cupola. L'imperatore Basilio I ordinò che la chiesa fosse riparata.

Dopo un nuovo grande terremoto avvenuto il 25 ottobre 989, che rovinò la grande cupola, l'imperatore bizantino Basilio II chiese all'architetto armeno Trdat, creatore delle grandi chiese di Ani e Argina, di ripararla. I principali lavori riguardarono l'arco occidentale e una parte della cupola. L'entità del danno richiese sei anni di riparazioni. La chiesa fu riaperta il 13 maggio 994.

Nel suo libro De ceremoniis ("Libro delle Cerimonie"), l'imperatore Costantino VII (913-919) diede un resoconto dettagliato delle cerimonie che si tenevano a Santa Sofia con l'imperatore e il patriarca.


La presunta tomba del doge Enrico Dandolo, all'interno della Basilica di Santa Sofia
Al momento della presa di Costantinopoli, durante la Quarta Crociata, la chiesa fu saccheggiata e profanata dai cristiani latini. Lo storico bizantino Niceta Coniata descrisse come furono rubate dalla chiesa molte reliquie, tra cui una pietra della tomba di Gesù, il latte della Vergine Maria, il sudario di Gesù e le ossa di alcuni santi, portate verso le chiese dell'ovest. Durante l'occupazione latina di Costantinopoli (1204-1261) la chiesa divenne una cattedrale cattolica romana. Baldovino I di Costantinopoli fu incoronato imperatore il 16 maggio 1204 a Santa Sofia. Enrico Dandolo, doge di Venezia che comandò l'invasione della città da parte dei Crociati, fu sepolto all'interno della chiesa. Tuttavia, i restauri effettuati tra il 1847 e il 1849 hanno gettato alcuni dubbi sull'autenticità della tomba del doge.

Dopo la riconquista della città da parte dei Bizantini nel 1261, la chiesa si trovava in uno stato fatiscente. Nel 1317, l'imperatore Andronico II ordinò la costruzione di quattro nuovi contrafforti. Un nuovo terremoto arrecò danni alla struttura che dovette essere chiusa fino al 1354, quando terminarono le riparazioni effettuate dagli architetti Astras e Peralta.

Moschea (1453-1935)

Nel 1453 il Sultano Maometto II assediò Costantinopoli, guidato in parte dal desiderio di guadagnare la città all'Islam. Il sultano promise ai suoi soldati tre giorni di libero saccheggio se la città fosse caduta, dopo di che avrebbe rivendicato le ricchezze per sé. La Basilica di Santa Sofia non fu esentata dal saccheggio, diventandone il punto focale, in quanto gli invasori credevano che vi fossero contenuti i più grandi tesori della città. Poco dopo il crollo delle difese della città, molti saccheggiatori si diressero verso Santa Sofia e abbatterono le sue porte. Durante l'assedio, venivano spesso celebrate liturgie e preghiere dentro la basilica che era diventata il rifugio per molti di coloro che non erano in grado di contribuire alla difesa della città. Intrappolati nella chiesa, la congregazione e i rifugiati divennero bottino da dividere fra gli invasori. L'edificio fu profanato e saccheggiato e gli occupanti resi schiavi o uccisi. Quando il Sultano e la sua corte entrarono nella chiesa, egli ordinò che essa venisse immediatamente trasformata in una moschea. Uno degli Ulama salì sul pulpito e recitò la Shahada.

Dunque, subito dopo la conquista di Costantinopoli, la Basilica di Santa Sofia fu convertita nella moschea di Aya Sofya. Come testimoniano numerosi visitatori occidentali, come il nobile cordovano Pero Tafur e il fiorentino Cristoforo Buondelmonti, al momento della conquista la chiesa si trovava in uno stato fatiscente; il sultano ne ordinò la pulizia e la riqualificazione, aggiungendo i minareti e intonacando i mosaici parietali. Intorno al 1481 un piccolo minareto venne eretto all'angolo sud-ovest dell'edificio, sopra la torre delle scale. Il successivo sultano, Bayezid II (1481-1512), fece costruire un altro minareto all'angolo nord-est. Uno di questi cadde a causa del terremoto del 1509, e intorno alla metà del XVI secolo entrambi furono sostituiti da due nuovi minareti, posti agli angoli est e ovest dell'edificio.

Nel XVI secolo il sultano Solimano il Magnifico (1520-1566) riportò dalla sua conquista dell'Ungheria due colonne colossali. Esse furono collocate su entrambi i lati del mihrab. Durante il regno di Selim II (1566-1577) l'edificio iniziò a mostrare segni di cedimento e si dovette provvedere a rinforzarlo con l'aggiunta di supporti strutturali al suo esterno ad opera del grande architetto ottomano Mimar Sinan. Oltre a rafforzare la struttura storica bizantina, Sinan costruì i due grandi minareti supplementari all'estremità occidentale del palazzo e il mausoleo del sultano. Inoltre, una mezzaluna d'oro fu installata sulla sommità della cupola, mentre intorno all'edificio fu imposta una zona di rispetto, larga 35 arşın (circa 24 m), per cui si dovette abbattere tutte le case che nel frattempo erano state edificate attorno ad esso. In seguito la sua türbe arrivò ad ospitare altre 43 tombe di principi ottomani.

In seguito furono aggiunte la galleria del sultano, un minbar decorato con marmi, una pedana per il sermone e una loggia per il muezzin. Nel 1717, con il sultano Ahmed III (1703-1730), fu ristrutturato l'intonaco degli interni.

Il restauro più famoso di Aya Sofya fu però quello ordinato dal sultano Abdul Mejid I e completato da 800 lavoratori tra il 1847 e il 1849 sotto la direzione dell'architetto ticinese Gaspare Fossati, assistito dal fratello Giuseppe, ingegnere. I due fratelli consolidarono la cupola e le volte, raddrizzarono le colonne e rinnovarono la decorazione degli esterni e degli interni dell'edificio. I mosaici bizantini superstiti vennero scoperti e ricoperti con uno strato d'intonaco, ed i vecchi lampadari vennero sostituiti da nuovi, del tipo a goccia. Alle colonne vennero appesi quattro giganteschi medaglioni circolari, opera del calligrafo Kazasker Mustafa İzzed Effendi (1801-1877). Essi riportano i nomi di Allah, del profeta Maometto, dei primi quattro califfi (Abu Bakr, Umar, Uthman e Ali) e dei due nipoti di Maometto: Hassan e Hussein. Il 13 luglio 1849, alla fine del restauro, la moschea venne riaperta al culto con una cerimonia solenne.

Museo (1935 - oggi)

Nel 1935, il primo presidente turco e fondatore della Repubblica di Turchia, Mustafa Kemal Atatürk, trasformò l'edificio in un museo. I tappeti vennero rimossi e le decorazioni del pavimento di marmo riapparvero per la prima volta dopo secoli, mentre l'intonaco bianco che copriva molti dei mosaici fu rimosso. Tuttavia, le condizioni della struttura erano deteriorate.

Con l'aiuto della società di servizi finanziari American Express, negli anni 1997-2002 il World Monuments Fund stanziò una serie di sovvenzioni per il restauro della cupola. La prima fase del lavoro, realizzata con la partecipazione del Ministero della Cultura turco, fu la stabilizzazione strutturale e la riparazione del tetto rotto. La seconda fase, la conservazione degli interni della cupola, offrì l'opportunità di impiegare e addestrare giovani restauratori turchi nella cura dei mosaici. Nel 2006 il progetto del WMF fu completato, anche se altre aree di Santa Sofia continuano a richiedere manutenzione.

Oggi l'uso del complesso come luogo di culto (moschea o chiesa) è severamente proibito. Tuttavia, nel 2006, subito prima della visita del Papa Benedetto XVI, è stato segnalato che il governo turco ha permesso di destinare una piccola stanza del complesso museale per essere utilizzata come sala di preghiera da chiunque lo voglia. Dal 2010, diverse associazioni islamiche e membri del governo turco hanno richiesto con crescente insistenza la riapertura di Hagia Sophia al culto islamico.

L'architettura e la decorazione interna

Le sue gigantesche proporzioni ne fanno uno dei monumenti chiave dell'architettura di tutti i tempi. La basilica ha una pianta che fonde armoniosamente il rettangolo entro il quadrato (71x77 m), con tre navate, arcate divisorie in doppio ordine, ed un'unica abside opposta all'ingresso, che all'esterno si presenta poligonale. La pianta ha probabilmente ricalcato quella della basilica costantiniana. L'ingresso è preceduto da un doppio nartece. Gli interni sono arricchiti con mosaici, marmi pregiati e stucchi: colonne in costoso porfido o marmo verde della Tessaglia sono impreziosite da capitelli finemente scolpiti. Nel corso degli anni sono stati aggiunti alcuni mausolei laterali. All'interno, alcuni corridoi laterali riccamente decorati (che hanno ispirato la Basilica di San Marco a Venezia) conducono al grande vano della navata centrale, dominato dalla maestosa cupola, che poggia su pennacchi ed archi, che scaricano il loro peso su quattro enormi pilastri. I pilastri sono costruiti con pietre lavorate, legate tra di loro tramite colate di piombo, mentre le volte, gli archi e le pareti sono in laterizi. Nelle zone verso l'abside e verso l'ingresso due semicupole digradano da quella principale e poggiano su esedre a colonne. Nella fascia superiore della grande cupola sono state aperte numerose finestre, in seguito parzialmente murate per aumentare la stabilità dell'edificio, che inondano di luce l'interno dell'edificio a qualsiasi ora. Sulle navate laterali corrono i matronei, destinati alla corte imperiale che vi assisteva alla messa da una posizione rialzata. Al di sopra dei matronei la muratura è perforata da due file sovrapposte di finestre di dimensioni variabili (più ampie al centro, più piccole verso i lati e nella fila inferiore). L'impianto non differiva molto da quello di altre chiese a pianta longitudinale già esistenti, ma per la prima volta lo spazio appare dominato dalla grande cupola, che focalizza verso l'alto tutto l'ambiente architettonico. L'effetto è quello di uno spazio incommensurabile e di leggerezza della copertura, che sembra come sospesa nell'aria. La decorazione interna, inizialmente aniconica con motivi persiani (in pratica, ci si atteneva già all'Iconoclastia del VII secolo), fu integrata da Giustino II con cicli evangelici e con scene, divenute poi canoniche, del Dodecaorto, il sistema di 12 feste bizantine. La cupola riporta un Cristo Pantocratore benedicente, a mezzo busto. Per i lineamenti dei visi di Cristo e dei santi sembra siano state utilizzate le descrizioni contenute in un libretto di Ulpius Romano: un esempio, San Gregorio è ritratto con la barba fumosa e l'occhio destro menomato da un incidente.

L'abside è rinforzata all'esterno da alcuni contrafforti. Uno di questi contiene una cappella con mosaici frammentari realizzati col sistema della doppia linea. Alcune chiese bizantine e le moschee imperiali ottomane hanno preso a modello la grande cupola affiancata da due semicupole. L'apparato decorativo originale è conservato solo in parte, ma continua tuttavia a rappresentare una profonda testimonianza dell'arte bizantina. I capitelli presentano trine, trafori, giochi d'ombra e chiaro-scuro, e compare lo stemma giustinianeo.

Procopio di Cesarea, nel suo trattato De aedificiis, ci ha tramandato una descrizione risalente al periodo di Giustiniano I: egli notò come la luce, filtrata dalle finestre disposte a diversi livelli, ma soprattutto dalle aperture che coronano la base della cupola, sembrasse come generata all'interno della basilica stessa, e riverberandosi sui mosaici dorati e sui preziosi paramenti murari, annullasse irrealmente la consistenza e il peso delle strutture. Questo effetto è dovuto anche al fatto che la parte centrale della chiesa è più ampia e maggiormente illuminata rispetto alle zone laterali, e contrasta con ambienti più scuri e con la netta divisione in più piani dello spazio che invece al centro è slanciato verso l'alto.

Paolo Silenziario, invece, compose un poemetto, o ecphrasis, richiamando soluzioni letterarie tipiche dell'epoca giustinianea. La descrizione della chiesa si districa attraverso alcune tappe che l'autore rende obbligatorie e stimola il lettore ad immergersi in toto nell'immaginazione di ciò che fu il tempio all'epoca di Giustiniano, iniziando il viaggio dalla parte esterna fino a raggiungere le zone più intime della chiesa, soffermandosi in una descrizione dettagliata di ogni particolare decorativo o architettonico, come, ad esempio, l'elencazione delle varietà di marmo presenti oppure alle particolari forme di lampadari o polycandelia.

Architettura

La basilica di Santa Sofia è uno dei più grandi esempi superstiti di architettura bizantina. Il suo interno, decorato con mosaici e pannelli marmorei, è di grande valore artistico. Il tempio stesso era così riccamente e artisticamente decorato, che Giustiniano, una volta completati i lavori, esclamò: "Salomone, ti ho superato!" (Νενίκηκά σε Σολομών). Giustiniano stesso curò la realizzazione di quella che era la più grande cattedrale mai costruita fino a quel momento, e tale rimase per quasi 1000 anni, fino al completamento della cattedrale di Siviglia in Spagna.

La basilica voluta da Giustiniano è al tempo stesso la realizzazione architettonica culmine della tarda antichità e il primo capolavoro dell'architettura bizantina. La sua influenza, sia architettonica che liturgica, si diffuse nella chiesa ortodossa orientale, in quella cattolica romana e nel mondo musulmano. Le colonne più grandi sono di granito. Raggiungono un'altezza di circa 19 o 20 metri con un diametro di 1,5 metri; la più grande pesa oltre 70 tonnellate. Sotto gli ordini di Giustiniano, otto colonne corinzie vennero prelevate da Baalbek in Libano e spedite a Costantinopoli per la costruzione della chiesa.

Il vasto interno presenta una struttura assai complessa. La navata centrale è sormontata da una cupola centrale alta 55,6 metri dal livello del pavimento, traforata da 40 finestre ad arco e sostenuta da quattro pennacchi. Le varie riparazioni effettuate nel corso del tempo hanno reso la cupola leggermente elittica, con un diametro che varia tra i 31,24 m e i 30,86 m.

I quattro pennacchi triangolari concavi servono per la transizione della struttura circolare della cornice a quella rettangolare della navata. Il peso della cupola si scarica, attraverso i pennacchi, su quattro massicci pilastri posti agli angoli. Questi sono stati rinforzati con contrafforti, edificati parte durante il periodo bizantino e parte durante quello ottomano, sotto la guida del famoso architetto Sinan.

Le superfici interne sono rivestite di pannelli marmorei di diversi colori, verde e bianco con viola e porfido, e da mosaici a fondo d'oro.

L'esterno, rivestito di stucco, durante il restauro avvenuto nel XIX secolo sotto la direzione degli architetti Fossati fu colorato di giallo e rosso.

Cupola

Vista dell'interno di Santa Sofia, si notino gli elementi islamici ai lati della cupola.
La cupola di Santa Sofia suscita un particolare interesse fra gli storici d'arte, gli architetti e gli ingegneri per le sue caratteristiche innovative e grandiose. La cupola è sostenuta da quattro pennacchi, una soluzione mai utilizzata prima. Il loro utilizzo permette una transizione elegante dalla forma quadrata della base dei piloni a quella emisferica della cupola. L'utilizzo dei pennacchi non è soltanto una scelta di carattere estetico, ma permette anche di frenare le forze laterali della cupola e di scaricare il peso di essa verso il basso.

Anche se questa scelta architettonica permise di stabilizzare la cupola, il muro di cinta e gli archi, la costruzione pratica delle mura di Santa Sofia indebolì la struttura complessiva. I muratori utilizzarono più malta che mattoni, il che indebolì le pareti. La struttura sarebbe stata molto più stabile se avessero lasciato asciugare la malta prima di iniziare il livello successivo. Quando, invece, la cupola fu posta in opera, a causa della malta ancora bagnata il suo peso portò le pareti sottostanti a piegarsi verso l'esterno. Quando Isidoro il Giovane ricostruì la cupola, nel frattempo crollata a causa di un terremoto, dovette prima riportare a piombo le mura sottostanti rinforzandone l'interno in modo che queste fossero in grado di sostenere il peso della nuova copertura. Inoltre, innalzò la nuova cupola di circa sei metri rispetto alla precedente in modo da diminuire le forze laterali e da scaricare più facilmente il suo peso lungo le pareti.

L'edificio è famoso per l'effetto mistico della luce che si riflette in tutto l'interno della navata, con la cupola che dà l'apparenza di librarsi al di sopra di quest'ultima. Questo effetto fu reso possibile grazie all'inserimento di quaranta finestre nella cupola stessa, sopra la cornice. Inoltre, la stabilità della cupola fu aumentata da Isidoro il Giovane grazie all'introduzione di costoloni longitudinali che innervano la struttura passando fra le finestre. Questi permettono al peso della cupola di scaricarsi in basso lungo la cornice e verso i pennacchi e, infine, lungo le pareti e verso le fondazioni.

Il carattere unico del progetto di Santa Sofia rende questa struttura uno dei monumenti più avanzati e ambiziosi realizzati nella tarda antichità.

Urne per lustratio

Due enormi urne per la lustratio di marmo vennero portate da Pergamo durante il regno del sultano Murad III. Originarie del periodo ellenistico, sono scolpite su blocchi di marmo.

Nartece e portali

La Porta Imperiale era l'ingresso principale tra l'interno e l'esterno del nartece. Esso era riservato esclusivamente all'imperatore. Il mosaico bizantino sopra il portale raffigura Cristo e l'imperatore Leone VI il Saggio.

Una lunga rampa, posta nella parte settentrionale del nartece esterno, conduce alla galleria superiore.

Galleria superiore

La galleria superiore è disposta a ferro di cavallo e segue la navata centrale fino all'abside. Diversi mosaici sono presenti in questa galleria, in uno spazio tradizionalmente riservato all'imperatrice e la sua corte. I mosaici meglio conservati si trovano nella parte meridionale.

Loggia dell'Imperatrice

La Loggia dell'Imperatrice si trova al centro della galleria superiore di Santa Sofia. Da qui l'imperatrice e la sua corte potevano seguire la cerimonia che si svolgeva in basso. Una pietra verde segna il punto in cui sorgeva il trono.

Porta di marmo

La Porta di marmo, posta all'interno della Basilica di Santa Sofia, si trova nella galleria superiore, verso sud. Fu utilizzata dai partecipanti a sinodi che entravano e uscivano dalla camera dell'incontro attraverso questa porta.

Decorazioni

Originariamente, sotto il regno di Giustiniano, le decorazioni interne consistevano in disegni astratti su lastre di marmo poste sulle pareti e sulle volte con mosaici curvilinei. Di questi, si possono ancora vedere gli arcangeli Gabriele e Michele. Vi erano anche un paio di decorazioni figurative, come ci è stato riportato dall'elogio di Paolo Silenziario. I pennacchi della galleria sono realizzati con la tecnica dell'Opus sectile e mostrano schemi, immagini di fiori e uccelli. In fasi successive sono stati aggiunti dei mosaici figurativi, che vennero però distrutti durante la controversia iconoclasta (726-843). I mosaici tuttora presenti appartengono al periodo post-iconoclasta. Il numero di tesori, reliquie e icone crebbe progressivamente in ricchezza, permettendo la realizzazione di una sorprendente collezione, sino alla dispersione in seguito al saccheggio durante la quarta crociata.

Oltre ai mosaici, un gran numero di decorazioni figurative vennero aggiunte nel corso della seconda metà del IX secolo: un'immagine di Cristo nella cupola centrale, alcuni santi ortodossi, profeti e padri della Chiesa. Vi sono anche raffigurazioni di personaggi storici connessi con la basilica, come il patriarca Ignazio I e alcune scene tratte dal Vangelo. Basilio II fece rappresentare in mosaico su ciascuno dei quattro pennacchi un Hexapterygon (angelo con sei ali). Due di essi scomparvero e vennero riprodotti in affresco durante il restauro di Gaspare Fossati, che fece ricoprire il loro viso con un alone d'oro. Nel 2009 uno di loro è stato riportato allo stato originale.

fonte: Wikipedia

LA BASILICA DELL'IMPERATORE

segreti

ECCO I SEGRETI DEGLI ULTIMI RESTAURATORI

ecco-i-segreti-degli-ultimi-restauratori_cde0a88c-8d44-11e4-b890-ea6c44b717e0_998_397_big_story_detail

fonte: passionarte.wordpress.com

08/04/15

basilica di Santa Maria di Collemaggio



è un importante luogo di culto cattolico della città dell'Aquila.

Fondata nel 1288, per volere di Pietro da Morrone, incoronato papa Celestino V nel 1294 e per celebrare il ventennale della battaglia dei Piani Palentini (battaglia di Tagliacozzo) combattuta tra gli eserciti angioino di Carlo I D'Angiò e quello svevo di Corradino di Svevia (23 agosto 1268) citata anche dal sommo poeta Dante Alighieri nella sua Divina Commedia (..."ove senz'arme vinse il vecchio Alardo", riferendosi al grande stratega militare angioino Alardo di Valéry, canto XXVIII Inferno), è il più importante monumento religioso della città. Contiene la prima Porta santa del mondo ed è sede di un giubileo annuale unico nel suo genere.

La basilica è stata gravemente danneggiata durante il terremoto del 2009. In seguito a una relazione predisposta da esperti, a metà agosto del 2013 la Basilica di Collemaggio è stata chiusa con un'ordinanza. I lavori di restauro dell'intero complesso, finanziati dall'Eni, dovrebbero terminare nel 2016. L'organo storico sarà restaurato grazie alla donazione della PwC, come dichiarato dal direttore regionale dei Beni culturali, Fabrizio Magani, e sarà ricollocato nella sua posizione originaria al termine dei lavori sulla basilica. Ha la dignità di basilica minore.

Storia

Le vicende della costruzione della basilica di Santa Maria di Collemaggio si susseguono lungo un arco apparentemente breve ma crolli, restauri, aggiunte e mutamenti di gusto continueranno fino ai giorni nostri. Oggi la basilica è il risultato di una complessa sintesi tra l'architettura romanica, l'aspirazione gotica e le forme barocche.

La costruzione della basilica

Prima della costruzione della basilica, l'area di Collemaggio, un piccolo promontorio alle porte della città dell'Aquila, era occupata dalla Chiesa di Santa Maria dell'Assunzione di cui fino ad oggi resiste l'antico loggione, dello stesso stile architettonico cistercense, di Santa Maria di Poblet in Catalogna. Proprio in questa chiesa trovò rifugio, nel 1275, Pietro da Morrone: l'eremita, secondo la tradizione, incontrò in sogno la Vergine e con essa accordò la costruzione nel medesimo luogo di una nuova maestosa basilica (con l'intento di ospitarvi la Casa di Maria proveniente da Nazaret?)

Il progetto di Pietro da Morrone prese vita ed il 25 agosto 1288, con una solenne concelebrazione di otto vescovi, venne consacrata Santa Maria di Collemaggio.

L'incoronazione di Papa Celestino V

A sorpresa, il 5 luglio 1294 Pietro da Morrone venne eletto papa. L'eremita dapprima rifiutò la carica, salvo poi tornare sui suoi passi probabilmente spinto dal dovere di obbedienza.

Scortato dal corteo reale, Pietro si recò nella città dell'Aquila e, proprio nella basilica di Santa Maria di Collemaggio da lui fortemente voluta, venne incoronato papa con il nome di Celestino V il 29 agosto 1294. Si tratta della prima e unica incoronazione di un papa al di fuori di Roma.

Tuttavia, dopo solo quattro mesi di mandato, Celestino V restituì le insegne pontificie e rinunciò alla carica. Venne catturato mentre stava per lasciare l'Italia, desideroso di tornare a fare l'eremita, e venne imprigionato nella rocca di Fumone, in Ciociaria, dove morì il 19 maggio 1296. Nel 1327 le sue spoglie furono traslate nella basilica di Santa Maria di Collemaggio, dove sono ancora oggi custodite nell'apposito mausoleo.

Il terremoto del 1703 e la ricostruzione barocca

Il 2 febbraio 1703, giorno della Candelora, si verificò all'Aquila un devastante terremoto che causò più di 3000 vittime. Ne risentirono anche i tanti palazzi medioevali e rinascimentali e le chiese di San Bernardino e di San Domenico, al cui interno morirono 600 persone. La basilica di Santa Maria di Collemaggio rimase gravemente danneggiata e fu necessario provvedere ad un restauro della facciata ed un totale rifacimento dell'interno. Si salvarono, invece, le reliquie di Celestino V

Come avvenne per molti altri edifici della città, tra cui la stessa Basilica di San Bernardino, la ricostruzione fu portata avanti secondo lo stile dell'epoca.

La basilica rinnovata

Durante il novecento si è assistito a importanti lavori di carattere urbanistico e artistico che hanno donato alla basilica un nuovo autentico splendore.

Nei primi anni del Novecento, la volontà di attraversare la parte meridionale della città con un'arteria stradale ha portato alla creazione di un viadotto di collegamento tra la zona della Villa e la basilica di Collemaggio. Il Viale di Collemaggio, ampio e alberato su entrambi i lati, ha fatto sì che la basilica potesse essere raggiunta direttamente e quindi inglobata nel centro storico, da cui invece è avulsa per motivi storici e religiosi. Il nuovo viale ha tuttavia creato un nuovo e suggestivo punto di vista della basilica eccentuandone il carattere di maestosità e di innegabile bellezza.

Negli anni sessanta è stato interdetto alle autovetture l'accesso all'area antistante la basilica e negli anni successivi si è provveduto a ricoprire di verde l'intero piazzale. In tempi più recenti, la creazione del Parco del Sole, alla destra della basilica, e dell'orto botanico, sul retro, hanno donato all'area un forte carattere ambientale. Del 1972 è invece l'importante restauro con cui si sono eliminate le aggiunte barocche avvenute in seguito al terremoto del 1703 ed è stato riportato alla luce l'originario splendore romanico.

Il nuovo centro della città

Nel 1982 l'allora sindaco dell'Aquila Tullio De Rubeis ha deciso di rilanciare il particolare giubileo aquilano contornando l'evento con una serie di manifestazioni che si susseguono durante la settimana antecedente all'apertura della Porta Santa. La Perdonanza è oggi la maggiore e la più importante delle feste cittadine e richiama turisti e religiosi da tutto il mondo.

Dopo numerosi anni di lavoro e non senza qualche polemica, sul finire degli anni novanta è stato inaugurato il Terminal "Lorenzo Natali". La struttura, situata nell'area tra la basilica di Collemaggio e Porta Bazzano, è dotata di un tunnel pedonale che la collega direttamente a Piazza Duomo e contiene al suo interno la principale stazione di autolinee della città ed un vasto parcheggio sotterraneo. La presenza di numerosi tra turisti e pendolari ha fatto sì che Collemaggio diventasse un importante polo, il nuovo centro della città.

Sullo slancio di una rinnovata importanza, negli ultimi anni l'area di Collemaggio è stata la protagonista dei principali eventi cittadini, tra cui diversi concerti. Nel 2002 proprio il concerto della rockstar Zucchero nel piazzale antistante la basilica ha richiamato più di 60.000 persone, oltre che le feroci critiche degli addetti ai lavori per i danni provocati al patrimonio artistico dalla musica alta.

Il terremoto del 2009

Il 6 aprile 2009 un nuovo violentissimo terremoto ha ferito la città dell'Aquila. Il sisma ha provocato danni a tutto il patrimonio artistico della città, compresa la basilica di Collemaggio rimasta colpita in modo evidente e gravissimo. La volta della basilica è crollata nell'area della crociera e del transetto, causando la distruzione della parte terminale della navata centrale con l'antico organo a canne e della volta a crociera della prima campata dell'abside. Durante il crollo è rimasto danneggiato anche il mausoleo di Celestino V, situato in una cappella del transetto: le spoglie del santo, integre, sono state recuperate nei giorni successivi.

Il 28 aprile 2009 la basilica ha ricevuto la visita di Papa Benedetto XVI accompagnato da monsignore Georg Gaenswein e dall'arcivescovo dell'Aquila Giuseppe Molinari. Il papa ha posto il suo pallio sulla teca contenente le spoglie di Celestino V.

In seguito al sisma, le arcate che separano le navate sono state rinforzate e l'area interessata dal crollo della volta è stata dotata di una copertura provvisoria. La basilica è stata riaperta al culto il 24 dicembre 2009 per la Messa di Mezzanotte con le funzioni di procattedrale, essendo la cattedrale dei santi Massimo e Giorgio inagibile. La Basilica è stata nuovamente chiusa al culto nell'agosto 2013, a causa dei risultati di uno studio condotto dall'Università degli Studi dell'Aquila che ne rilevava l'inadeguatezza statica in caso di sisma di moderata entità, con pericolo per i fruitori. Il 30 agosto 2013 è stato firmato l'accordo con l'Eni per il restauro ed il recupero della Basilica, per un importo di circa 13 milioni di euro. Si prevede la riapertura per l'anno 2016.

Descrizione

La basilica è situata su di un promontorio, detto Collemaggio, appena fuori la cinta muraria dell'Aquila, nei pressi di Porta Bazzano. È posta a coronamento di un vasto piazzale verde che le fa da sagrato, collegato alla città mediante il monumentale Viale di Collemaggio.

Esterno

L'esterno della basilica è caratterizzato dalla facciata. Essa, realizzata nella seconda metà del tredicesimo secolo, è ricoperta con un particolare paramento murario costituito da un insieme di masselli di colore bianco e rosso, che la decorano con motivi geometrici caratteristici in modo da creare un duplice effetto ottico.

Nella parte inferiore della facciata, si aprono i tre portali strombati, dei quali il centrale risulta essere il più imponente e fastoso, decorato da un insieme di archi a tutto sesto concentrici ed avente per ciascun lato due ordini di nicchie con all'interno sculture di impronta gotica. Il portone, barocco, è del 1688.

A queste tre porte corrispondono, in linea d'asse, i tre rosoni che le sovrastano. Anche in questo caso il rosone centrale è il maggiore per dimensioni e complessità, tutti e tre provenienti dalla stessa bottega d'arte, della scuola cistercense sveva, del secolo tredicesimo.

A destra della facciata, ad esso appoggiata, vi è una bassa torre, già basamento dell'originario campanile. Esso era a pianta ottagonale ed al suo interno, nella cella campanaria, vi erano tre campane provenienti dell'antica chiesa di Santa Maria dell'Assunzione, distrutto nel 1880. Il campanile venne demolito nel 1880 e ricostruito alla sinistra del transetto del a vela.

La Porta Santa

A sinistra della facciata, sul lato che guarda a settentrione, si apre un monumentale e prestigioso portale sormontato, in lunetta, da un dipinto della Vergine con San Giovanni Battista e Pietro Celestino, nonché dallo stemma cittadino, cioè un'Aquila del periodo Svevo.

Si tratta della prima Porta Santa della storia, fortemente voluta da Celestino V, l'unico papa a diventare tale non a Roma, ma proprio all'Aquila all'interno di questa basilica.

Nell'agosto del 1294, infatti, proprio a Collemaggio, Celestino V emanò una Bolla pontificia con la quale concedeva un'indulgenza plenaria e universale a tutti i battezzati. La Bolla di San Pietro Celestino, nota come la Bolla del perdono, poneva come condizioni per l'ottenimento del perdono l'ingresso nella basilica nell'arco di tempo compreso tra le sere del 28 e del 29 agosto di ogni anno e l'essere "veramente pentiti e confessati".

L'apertura della Porta Santa che si ripete con cadenza annuale dal 1294, è dunque un evento unico al mondo. Anticipando l'introduzione dell'anno santo, avvenuta per volere di papa Bonifacio VIII nel 1300, può essere considerato il primo Giubileo della storia.

Oggi l'evento è preceduto da una serie di manifestazioni culturali, storiche e religiose che prende il nome di Perdonanza.

L'interno

L'interno della basilica è costituito da tre navate, divise da pilastri a base ottagonale, sui quali poggiano arcate ogivali. Negli anni settanta del Novecento sono stati eseguiti importanti lavori di ristrutturazione, che hanno eliminato i numerosi rifacimenti settecenteschi, riportando l'area del piedicroce alle sue caratteristiche originarie.

La navata centrale, coperta come le due laterali con soffitto a travi con capriate lignee a vista, è priva di finestre, ad eccezione del rosone in controfacciata. Il pavimento è formato dall'alternanza di mattonelle bianche e rosse secondo un motivo che riprende e semplifica quello della facciata principale.

Nella cappella in fondo alla navata destra è sito il Mausoleo di Celestino V, eseguito nel 1517 da Girolamo Pittoni da Vicenza con i fondi messi a disposizione dai lanari dell'Aquila.

All'interno vi era un'urna dorata contenente le spoglie del santo che sostituisce le due precedenti, la prima trafugata nel 1528 dalle truppe del principe Filiberto d'Orange e la seconda nel 1799 dalle truppe di Napoleone. Il mausoleo reca sia il medaglione del re Salomone che quello del re Davide, nonché i volti di Salomone e della regina di Saba; il tutto a testimonianza di una preziosa eredità della tradizione ebraica.

Nel 1988 le spoglie del santo vennero trafugate un'ulteriore volta da parte di ignoti e vennero successivamente ritrovate nei pressi di un cimitero nella località di Amatrice.

La cappella dell'altare maggiore, che riceve luce da una graziosa bifora, ha alle pareti dei dipinti del XVI secolo. Nelle nicchie delle arcate ogivali, site presso le navate laterali, vi sono affreschi del Quattrocento.

Organo a canne

A causa dei crolli causati dal terremoto del 2009, è stato in gran parte distrutto il pregevole organo a canne, che era situato sotto l'ultima arcata tra la navata centrale e la navata laterale di sinistra. Lo strumento, opera di un organaro anonimo, venne costruito tra la fine del XVII secolo e l'inizio del XVIII secolo; secondo alcuni, l'organo venne costruito dal leonessano Luca Neri nella seconda metà del Seicento per un'altra chiesa e trasportato nella basilica di Collemaggio dopo il terremoto del 1703. Un restauro conservativo dell'organo è stato realizzato nel 1999 dall'organaro montemurlese Riccardo Lorenzini.

Lo strumento era collocato sopra un'apposita cantoria lignea sorretta da quattro colonne tuscaniche in marmo, il cui parapetto era decorato con bassorilievi con Scene della vita di Cristo ed intagli. La cassa, in stile con la cantoria, presentava un prospetto tripartito da colonne corinzie scanalate; i due campi laterali ospitavano ciascuno 11 canne in stagno di Principale con bocche a mitria disposte a cuspide, mentre il campo centrale ospitava 7 canne di Principale dello stesso materiale disposte a cuspide, con la canna centrale alta 12'. La cassa terminava in alto con le statue di San Pietro (a sinistra) e di San Paolo (a destra) e con una corona (al centro). La consolle, a finestra, aveva un'unica tastiera di 54 note (Fa-1-Do5, senza Fa#-1 e Sol#-1) e pedaliera a leggio di 14 note (Fa-1-Sol#1) costantemente unita al manuale.

Curiosità

Il 10 febbraio 2010 le Poste Italiane hanno emesso un francobollo da 0,60 € dedicato alla basilica.

fonte: Wikipedia

FILMATO IMPORTANTE