13/02/16

Wikipedia falsa informazione made in Soros

Quanti di noi usano sistematicamente wikipedia per trovare conferme o spiegazioni in svariati argomenti? Devo dire che anche qui a casa tutti ci avvaliamo di questa "enciclopedia" in linea. Quando si entra nella sua pagina ufficiale si legge in fondo la dicitura "libera" è veramente così?
Ho voluto fare una ricerca e...
Il risultato è veramente eccezionale ricordo sempre, da un po' di tempo a questa parte che in un mondo dove l'inganno è nell'ingranaggio è doveroso per essere liberi e fruire di vera informazione compiere una ricerca approfondita delle fonti. È vero che così si allunga di molto il tempo ma se si vuole avere la giusta prospettiva non ci si può esimere da questo lavoro.
Spero di essere utile in questo frangente così da far comprendere il grande e malefico inganno su cui è basata l'intera vita di 7 miliardi di esseri umani. 

DIMOSTRAZIONE DELLA COLLUSIONE DI WIKIPEDIA CON LE FAMIGLIE DI POTERE:

Chi c'è dietro a wikipedia?

Tutte le informazioni, la così tanto pubblicizzata libertà di parola e l'esistenza della società aperta e quindi la democrazia tanto decantata nel sito di wikipedia è in realtà FALSA. 
Wikipedia è stata creata appositamente per influenzare e controllare l'opinione pubblica mondiale.

Uno dei padri fondatori nonché finanziatore della Fondazione Wikipedia è niente popo di meno che GEORGE SOROSpresidente del Soros Fund Management LLC maggiore gruppo d'investimento mondiale nel settore petrolifero e farmaceutico che utilizza come individuo fantoccio JimmyWales, cofondatore di wikipedia.

Soros è accusato in tribunale dalla Rath Foundation di aver finanziato  con 1,4 milioni di rand sudafricani la Treatment Action Campaign per promuovere l'impiego di medicinali retrovirali (AVR) nel corso di questi anni e non solo...




TUTTE LE NOTIZIE CHE SI TENTANO DI PUBBLICARE E CHE SONO IN ANTITESI CON IL CARTELLO, CHE è DIETRO, VENGONO PUNTUALMENTE RIMOSSE DAI CUSTODI, PERSONE AL SERVIZIO DEL CARTELLO MEDESIMO.
Costoro stanno pedissequamente (in Treccani significato di pedissequamente colui che  ricalca le orme del padrone) manipolando l'informazione generale soprattutto su argomenti come ENERGIA ALTERNATIVA e PROGRESSI SCIENTIFICI a favore dell'umanità e a discapito del cartello.

I sostenitori di wikipedia minimizzano con sistematicità le notizie e l'importanza di queste nuove scoperte arrivando addirittura alla diffamazione dei sostenitori di queste novità. Uno tra tanti che hanno subito tale trattamento è il Dottor Rath.

Questo modo di operare non è solo del nostro tempo la civiltà già in epoche passate se ne è avvalsa, Galileo Galilei fu una delle vittime come tanti altri (se cliccate su Galileo che appare evidenziato in altro colore potrete leggere altri nomi)


In questo articolo si legge:

sospetto di lunga data: che Wikipedia è un obiettivo primario per spin-doctoring.
Un nuovo programma di identificazione del sito rivela che alcuni dei collaboratori più prolifici a Wikipedia sono la CIA, il partito laburista britannico e il Vaticano - e non sono solo aggiornando le proprie voci.
Il sito WikiScanner mostra la CIA ha curato le voci su molte questioni relative al governo degli Stati Uniti, tra cui biografie presidenziali e le descrizioni delle operazioni militari.
In realtà tutti possono modificare la fonte e molti tentano di apportare le modifiche quando si accorgono delle inesattezze , è molto illuminante leggere il post dove una persona denuncia la sua esperienza:

Tra le righe si legge:
WIKIPEDIA cancella le voci inserite senza discussione, se uno dei burocrati lo decide.
I burocrati sono 5 in Italia. Sembra normale quindi? Sembra libero?
Il Cofondatore Jimmy Wales è l'uomo di paglia che ha operato per portare avanti gli interessi della Fondazione di Soros 

Norbert Cobabus

Wikipedia: una cosiddetta 'enciclopedia libera' controllata da gruppi di interessi di parte.

Una riflessione personale di Norbert Cobabus
Negli anni precedenti al mio pensionamento, prima dell'estate del 2009, ho collaborato direttamente con Wikipedia. Presso laBiblioteca nazionale tedesca, dove ho lavorato per quasi trentacinque anni, c’era un progetto per cui, utilizzando i dati della biblioteca, si fornivano a Wikipedia parti delle opere e si notificava Wikipedia in merito a voci che si ritenevano inaccurate. Nello svolgimento di questo progetto sono stato in contatto con diversi autori e, occasionalmente, con il personale della Direzione di Wikipedia.
Sia attraverso il mio impegno professionale con il progetto di cui sopra, che tramite il mio uso privato di Wikipedia, nel contesto delle mie ricerche culturali, antropologiche e storiche, ho presto scoperto che Wikipedia non è per nulla perfetta e obiettiva com’è spesso affermato.
Molto presto, infatti, mi sono accorto che Wikipedia è controllata da alcuni gruppi d’interesse e che questo si traduce in informazioni errate o mascherate incluse nei suoi articoli. Questi gruppi si occupano in particolare di questioni riguardanti l’influenza dell'industria farmaceutica. Tuttavia, altri gruppi d’interesse, come la Chiesa (in particolare, la Chiesa cattolica) e alcuni gruppi politici, svolgono anch’essi dei ruoli ben precisi.
Nel corso del mio lavoro, ho inoltre scoperto che, all’interno di Wikipedia ci sono, sia a livello nazionale sia internazionale, organi istituzionali che garantiscono che gli articoli rimangano “puliti” e che il loro contenuto sia coerente con i requisiti degli interessi speciali pertinenti. Questi enti funzionano effettivamente come autorità di regolamentazione o comitati di censura.
Un paio di volte, rendendomi conto che certi articoli nascondevano i fatti, ho cercato di apportare modifiche a Wikipedia. Si trattava, per esempio, di voci riguardanti Papa Pio XII, le cui ampie connessioni naziste e il pronunciato antisemitismo e molti dettagli già noti, sono velate sul sito di Wikipedia, nonché articoli su altre persone storiche del XX secolo, alcuni attuali uomini politici e infine articoli sul tema della salute. In molti di questi casi non mi è stato permesso di apportare modifiche agli articoli e mi fu detto che dovevo registrare un account prima che le mie correzioni potessero essere considerate.
In merito ai miei tentativi di apportare correzioni agli articoli che si occupano di problemi di salute, in due occasioni ho ricevuto dei rifiuti particolarmente degni di nota. Uno era un articolo impreciso a favore del settore farmaceutico sul tema della naturopatia; l’altro era un articolo relativo ad un medico, ilDr. Matthias Rath, che veniva descritto come 'controverso' e nei confronti del quale venivano accennate 'cause discutibili'. In entrambi questi articoli, ho notato che non si facesse riferimento a dei fatti rilevanti.
Non solo i miei tentativi di apportare modifiche a questi due articoli sono stati infruttuosi, ma arrivarono al punto di affermare che le mie modifiche sono state bloccate poiché costituivano ‘atti vandalici’. Non avevo mai sentito il termine ‘vandalismo’ usato in questo contesto. Su Wikipedia, però, è chiaramente un termine usato per giustificare la censura.
Per ragioni di completezza, devo aggiungere che Wikipedia ha mancanze in vari settori e che le sue descrizioni e informazioni sono molto spesso errate. Molto spesso, questo è dovuto al fatto che gli articoli di Wikipedia sono modificati da persone che non hanno svolto correttamente le ricerche o che stanno perseguendo i propri interessi. Per alcuni di questi soggetti, su cui ho lavorato ormai da più di cinquanta anni, sono stato in grado di dimostrarlo.
Occorre dunque essere vigili e non leggere solo Wikipedia ma confrontare anche altre fonti d’informazione su Internet. Detti articoli possono riflettere gli interessi di determinati gruppi di parte al potere in settori quali l'economia, la politica e altri. E’ un peccato che sempre più studenti, dietro consiglio dei loro insegnanti, accedano a tale sito e altre fonti discutibili su Internet senza poi controllare i dati che trovano. Anche in molti seminari universitari, sembra che Wikipedia stia diventando sempre più la moda. Questa è purtroppo la tendenza di oggi che, assieme alla superficialità, è promossa da più parti: in particolare dai media, ma anche da parte di politici per la sviluppo dei loro interessi.
Ancora più assurda è la relazione che risale a circa due anni fa secondo la quale Wikipedia, se confrontata con l'Enciclopedia Brockhaus e l'Enciclopedia Britannica, vanta una posizione più elevata. A prescindere dal fatto che tale notizia mi ha fatto venire il sorriso sulle labbra, è da chiedersi se un “esperto” che elabori una tale ipotesi lo fa perché ha ricevuto compensi finanziari o sovvenzioni provenienti da interessi di parte e dagli azionisti che controllano Wikipedia.
Norbert Cobabus(11.01.2012)

Ed ora decidete voi se Wikipedia è libera se è giusto fermarsi solo su una pagina o approfondire.


fonte: alfredodecclesia.blogspot.it

09/02/16

PPP - 12 -



Corriere della Sera, 14 novembre 1974

Cos'è questo golpe? Io so

di Pier Paolo Pasolini

Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del "referendum".
Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.
Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio "progetto di romanzo", sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il '68 non è poi così difficile.
Tale verità - lo si sente con assoluta precisione - sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all'editoriale del "Corriere della Sera", del 1° novembre 1974.
Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi.
Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.
A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale.
Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi.
Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi - proprio per il modo in cui è fatto - dalla possibilità di avere prove ed indizi.
Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi.
Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi.
Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.
All'intellettuale - profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana - si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici.
Se egli vien messo a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al "tradimento dei chierici" è un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere.
Ma non esiste solo il potere: esiste anche un'opposizione al potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al Partito comunista italiano.
È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all'opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell'Italia e delle sue povere istituzioni democratiche.
Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario - in un compatto "insieme" di dirigenti, base e votanti - e il resto dell'Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un "Paese separato", un'isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel "compromesso", realistico, che forse salverebbe l'Italia dal completo sfacelo: "compromesso" che sarebbe però in realtà una "alleanza" tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell'altro.
Ma proprio tutto ciò che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il momento relativamente negativo.
La divisione del Paese in due Paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella degenerazione, l'altro intatto e non compromesso, non può essere una ragione di pace e di costruttività.
Inoltre, concepita così come io l'ho qui delineata, credo oggettivamente, cioè come un Paese nel Paese, l'opposizione si identifica con un altro potere: che tuttavia è sempre potere.
Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch'essi come uomini di potere.
Nel caso specifico, che in questo momento così drammaticamente ci riguarda, anch'essi hanno deferito all'intellettuale un mandato stabilito da loro. E, se l'intellettuale viene meno a questo mandato - puramente morale e ideologico - ecco che è, con somma soddisfazione di tutti, un traditore.
Ora, perché neanche gli uomini politici dell'opposizione, se hanno - come probabilmente hanno - prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici golpe e delle spaventose stragi di questi anni? È semplice: essi non li fanno nella misura in cui distinguono - a differenza di quanto farebbe un intellettuale - verità politica da pratica politica. E quindi, naturalmente, neanch'essi mettono al corrente di prove e indizi l'intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com'è del resto normale, data l'oggettiva situazione di fatto.
L'intellettuale deve continuare ad attenersi a quello che gli viene imposto come suo dovere, a iterare il proprio modo codificato di intervento.
Lo so bene che non è il caso - in questo particolare momento della storia italiana - di fare pubblicamente una mozione di sfiducia contro l'intera classe politica. Non è diplomatico, non è opportuno. Ma queste categorie della politica, non della verità politica: quella che - quando può e come può - l'impotente intellettuale è tenuto a servire.
Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l'intera classe politica italiana.
E io faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi "formali" della democrazia, credo nel Parlamento e credo nei partiti. E naturalmente attraverso la mia particolare ottica che è quella di un comunista.
Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico - non per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento - deciderà di fare i nomi dei responsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non può non avere prove, o almeno indizi.
Probabilmente - se il potere americano lo consentirà - magari decidendo "diplomaticamente" di concedere a un'altra democrazia ciò che la democrazia americana si è concessa a proposito di Nixon - questi nomi prima o poi saranno detti. Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano migliori). Questo sarebbe in definitiva il vero Colpo di Stato.

restauro

VILLA CASCINA SFORZESCA A VIGEVANO – RESTAURO PORZIONI DI AFFRESCO E RICOSTRUZIONE DELLA DECORAZIONE PITTORICA

Oggetto: restauro lapidi in marmo e superfici murarie affrescateLocalizzazione: Villa Cascina Sforzesca, Via Pavia, Vigevano (PV)Anno esecuzione: 1486
Data restauri: 2014/2015
Esecutori restauri: Restauri Nicora di Mauro Nicora & C. sas
Proprietà: Comune di Vigevano.
Direttore lavori: Ing. Clara Mascherpa, Dirigente Lavori Pubblici Comune di Vigevano, Corso V.Emanuele II 25, 27029 Vigevano (PV).
Soprintendenza incaricata: Arch. Paolo Savio funzionario responsabile Sopr. per i beni architettonici e paesaggistici di Milano
252_sforzesca1
Vigevano – Villa Cascina Sforzesca, veduta aerea del complesso
Cenni storici
A quattro chilometri dalla città di Vigevano, sulla strada che conduce a Pavia, fu edificata nel 1486 una fattoria modello, denominata “La Sforzesca”, unico insediamento agricolo del XV secolo a ricavare il proprio nome dal nobile casato del suo fondatore; Ludovico Maria Sforza detto il Moro. La data di edificazione, così come la sua paternità, la si trova incisa in una lapide immorsata nel muro esterno rivolto a nord del Colombarone di nord/ovest.
Il complesso è composto da quattro padiglioni residenziali (colombaroni) posti ai lati di un grande rettangolo uniti da costruzioni lineari, in funzione di mura di cinta, utilizzate come stalle e deposito di masserizie.
Con un atto datato il 2 gennaio 1494 Ludovico donò la Sforzesca alla moglie Beatrice d’Este. Costei morì il 29 gennaio 1497, nel dare alla luce un bambino, a soli 23 anni:. Beatrice venne sepolta in Milano, nella Chiesa di S.Maria delle Grazie retta dai Padri Domenicani. A loro Ludovico con un atto del 3 dicembre 1498 legò tutti beni della Villa Sforzesca in cambio di preghiere e suffragi perenni.
Quasi tre secoli dopo, nel 1796 durante la dominazione napoleonica, la Sforzesca venne requisita ai padri domenicani e ceduta ad una banca di Lione dalla quale, nel 1803, il nobile genovese Marcello Saporiti la rilevò.
I successivi passaggi di proprietà furono legati agli intrecci matrimoniali che si dipanarono da questo casato e videro susseguirsi gli Apollinare Rocca, Groppallo e Castelbarco Albani.
Oggi lo storico edificio appartiene al Comune di Vigevano.
10516698_10203812688065139_2564390288825692907_n
Villa Cascina Sforzesca in una cartolina d’epoca – Colombarone di sud/ovest in primo piano
La decorazione pittorica
“Allettato dal risultato ottimo de’ restauri della Piazza Ducale……il Marchese Rocca Saporiti con bella iniziativa ordinò il restauro del suo storico palazzo della Sforzesca. L’incarico venne affidato al Pittore Casimiro Ottone, il quale ha già incominciato i suoi lavori. Purtroppo anche qui il restauro dovrà essere, più che altro un rifacimento, stante le cattive condizioni degli affreschi dovute al tempo. Non dubitiamo però che l’opera riesca degna del diligente restauratore. Quanto ai dipinti da restaurarsi, notiamo che essi sono molto simili a quelli della nostra Piazza e probabilmente dello stesso autore.” (C. Villa, I restauri artistici alla Villa Sforzesca, in “Viglevanum”, 1907)
Questa importante testimonianza non solo ci fornisce la data precisa e il nome dell’autore dell’intervento pittorico eseguito sulle superfici murarie esterne della Sforzesca nei primi anni del novecento, ma conferma che la struttura decorativa fu ricavata da una preesistente, anche se in cattive condizioni di conservazione, che doveva derivare da quella originale quattrocentesca. Del resto le somiglianze che si possono oggi notare con quelle della Piazza Ducale, restaurate nel 1906, solo un anno prima e sempre da Ottone, non dovevano essere solo riconducibili alla mano del pittore. Il riferimento è sicuramente ascrivibile all’impianto stilistico ed iconografico delle decorazioni presenti sui due edifici.
In quei primi anni del novecento Casimiro Ottone restaurò solo i Colombaroni di nord e sud/ovest e il muro perimetrale che li unisce. Successivamente, nel 1924/25, su richiesta del Marchese Alessandro Rocca Saporiti che aveva ereditato l’antico borgo dal fratello Marcello, Ottone eseguì dei bozzetti ad acquarello per la decorazione del Colombarone di nord/est, riconoscibile per il disegno del camino aggettante, conservati oggi presso l’Archivio della Soprintendenza di Milano, (Palazzo Litta, corso Magenta). Questo lavoro non fu mai realizzato ma il ritrovamento dei progetti e di alcuni lucidi a grandezza reale ci sono stati di grande aiuto per la ricostruzione dell’apparato decorativo.

Localizzazione
Le porzioni oggetto del recente restauro fanno parte della superficie muraria del Colombarone di nord/ovest, facciata nord (partendo dall’angolo nord/ovest attorno alla terza apertura e finestra del sovrastante primo piano sino al sottogronda).
SAM_5681
Prima

Descrizione e stato di conservazione
Apertura piano terra; frammenti del fregio decorativo dipinto erano visibili attorno alla finestra del piano terra. Da una prima indagine visiva emerse con evidenza che si trattasse di un fregio che correva lungo tutto il perimetro dell’apertura, suddiviso in riquadri all’interno dei quali erano state dipinte le “imprese” di Ludovico il Moro. Scandite dal tipico “ondato sforzesco” si alternano le imprese della “scopetta” e del “morso sforzesco”.
Lo stato di conservazione di questi frammenti dipinti così come delle porzioni di intonaco circostante presentavano abrasioni diffuse sia della pellicola pittorica che dell’intonaco stesso, dilavamento e aggressione superficiale dovuta agli agenti atmosferici, cui sono conseguite fasi di perdita delle coloriture superficiali, disgregazione e polverizzazione degli intonaci. Si riscontravano anche sollevamenti e distacchi dell’intonaco, lacune e buchi soprattutto in prossimità del suolo colpito da fenomeni di risalita capillare.
0
Prima del restauro – Stato di conservazione della superficie muraria sotto l’apertura del piano terra
1
Prima del restauro – Stato di conservazione della superficie muraria sotto l’apertura del piano terra
3         2
Prima del restauro – Stato di conservazione della superficie muraria, intradosso finestra piano terra
4
Prima del restauro – Stato di conservazione della superficie muraria a contatto del suolo

Apertura primo piano; finestra ad arco a sesto acuto. Modanatura aggettante all’interno dell’intradosso della finestra, davanzale e gocciolatoio in cotto. Porzione di intonaco originale che incornicia la finestra dove sono visibili le incisioni del disegno preparatorio e alcune tracce di colore. Anche questa finestra predisponeva un ornato dipinto molto elaborato che partendo dal fregio perimetrale del tutto simile a quella del piano inferiore (riproposto poi ancora nel fregio sotto la cornice marcapiano) si chiudeva ad arricchire l’apertura con due colonnine a fusto liscio in finto marmo con base e capitelli corinzi dorati. All’interno delle fasce attorno all’arco due medaglioni raffiguranti due busti di profilo. E ancora la fascia più interna dell’intradosso era dipinta con un motivo a treccia.
Gli elementi in cotto presentavano annerimenti dovuti all’accumulo di particellato atmosferico e alla presenza di biodeteriogeni. Da un’indagine visiva senza l’ausilio di mezzi di elevazione si rilevavano anche piccole mancanze di materiale.
Sull’intonaco circostante si notava la presenza di incisioni del disegno preparatorio e tracce di colore originale. Sotto i gocciolatoi l’intonaco risultava corroso con tracce di annerimenti causati dalla percolazione delle acque piovane.
5
Prima del restauro – Stato di conservazione apertura primo piano

Sottogronda: l’ultimo piano del Colombarone è caratterizzato da aperture ad oblò disposte sopra un marcapiano in muratura aggettante. La decorazione a fasce rosse e gialle del sottogronda è dipinta con andamento a zig zag (simile a quella presente all’interno della Sala degli Scarlioni (così chiamata per il motivo decorativo) del Castello Sforzesco di Milano, chiusa entro una finta cornice che apre sul piano delle aperture a oculo. All’interno di questa fascia che termina sulla cornice marcapiano sottostante sono dipinti volatili tra cerchi bordati di rosso, forse a ricordare le feritoie che servivano per l’ingresso dei colombi essendo questo piano in epoca antica adibito a colombaia.
Il fregio sottogronda, per la sua posizione riparata dagli agenti atmosferici, aveva conservato gran parte dello strato pittorico originale. Quasi completamente corrosa e dilavata si presentava invece la superficie che contorna gli oblò. Tuttavia l’insieme decorativo era ancora perfettamente leggibile.
Erano presenti stuccature eseguite durante il recente intervento di rifacimento delle coperture.
L’intonaco originale era ben ancorato al supporto murario.

Premessa
Oltre al restauro delle porzioni originali di affresco e del cotto della finestra al primo piano si è provveduto anche al risanamento (pulitura consolidamento e stuccatura) e all’integrazione pittorica dell’intonaco che unisce le due aperture sino a terra.
Questo intervento, oltre che alla messa in sicurezza e conservazione dei frammenti originali rimasti, era finalizzato alla realizzazione di una campionatura d’insieme di superficie restaurata.
Per la ricostruzione fedele dell’apparato decorativo pittorico ci si è avvalsi innanzitutto delle tracce rimaste sulle superfici, di foto d’epoca che ritraggono la Sforzesca nei primi anni del novecento, presumibilmente subito dopo i restauri del 1912 compiuti dai conti Rocca Saporiti a quei tempi proprietari dell’immobile e dei bozzetti ad acquarello realizzati da Casimiro Ottone per il Colombarone di nord/est (conservati presso l’Archivio della Soprintendenza di Milano, Palazzo Litta, corso Magenta al numero 24) risalenti al 1924 circa, restauro mai realizzato.
Tutto questo insieme di documentazione ci hanno permesso di tracciare una ben definita immagine di come si presentavano le superfici murarie della Sforzesca nei primi anni del secolo scorso.
2
Casimiro Ottone. Prospetto per la decorazione del Colombarone alla Sforzesca. S.B.A.P. Milano, Archivio Disegni, Vigevano – La Sforzesca BII – Immagine tratta dal libro Casimiro Ottone, La vita e le opere di Chiara Anna Aimaretti Fontanarosa, I Quaderni dell’Officina 2014

Metodologie d’intervento e documentazione fotografica
Elementi in cotto – Pulitura a impacco, stuccatura e consolidamento
8
Prima del restauro
1
Durante l’operazione di pulitura
1
A restauro ultimato

Superfici murarie – Consolidamento intonaco e pellicola pittorica, pulitura, stuccatura, integrazione pittorica.
Realizzazione in studio di cartoni preparatori dei particolari più di rilievo, capitelli, medaglioni, imprese dei fregi. Preparazione degli spolveri per il riporto dei disegni sulla superficie muraria.
L’integrazione pittorica e la ricostruzione delle porzioni mancanti sono state realizzate con tecnica a velatura per mezzo di colori a base di silicati Keim – Farben (su intonaco precedentemente preparato; una stesura di fondo minerale).
Stuccature
Capitello
3colonna
Finestra primo piano – particolare della colonna e fregio a restauro ultimato
Finestra 1 piano
Finestra primo piano a restauro ultimato

Fregi – Metodologia integrazione pittorica
Medaglione Ludovico il Moro
Medaglione Beatrice d’Este

Dopo
La Sforzesca – porzione Colombarone Nord/Ovest a restauro ultimato
Paola Mangano (Restauri Nicora di Mauro Nicora & C. sas)

fonte: passionarte.wordpress.com