15/06/17

il governo italiano ha dichiarato GUERRA agli italiani


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OBBLIGO VACCINALE che passa da 4 a 12 e fino a 16 anni!! SVEGLIAAAAA!!

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Lo Stato Italiano dichiara guerra al proprio popolo!  
Tutta la nazione deve unirsi contro questi CRIMINALI SPIETATI, perché non è accettabile una tale violenza e speculazione sulla vita di bambini e non!
Dopo anni di battaglie per ottenere la libertà di scelta e l’ultima caccia alle streghe, si ritorna ai tempi bui dell’obbligo vaccinale. Pena pesantissime sanzioni e chissà forse pure togliere i figli alle famiglie!
Non solo hanno re-instaurato l’obbligo, ma i vaccini obbligatori passano da 4 a ben 12.  
Nonostante i dati allarmanti sui danni da vaccino i DIPLOMATI ministri, anzi, MINISTRE, CRIMINALI del governo italiano hanno avuto la meglio!
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Il problema è che oggi, rispetto 10/20 anni fa, i vaccini, come ci ha dimostrato il dott. Montanari, sono inquinati di metali pesanti e altre merdate che non fanno certo bene.
Difatti vediamo sempre più bambini con problemi e sempre più malattie autoimmuni. 
Eppure nel resto dell’Europa l’obbligo è decisamente diverso
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Ben due anni fa abbiamo dedicato un post sull’obbligatorietà vaccinale in Europa
Paesi europei senza alcun obbligo vaccinale nel 2010
Austria – Cipro – Danimarca – Estonia – Finlandia – Germania – Islanda – Irlanda – Lituania – Lussemburgo – Olanda – Norvegia – Portogallo – Spagna – Svezia – Regno Unito
Se non sono dichiarazioni di GUERRA quelle che seguono… 
Inoltre si allarga di molto il numero di vaccini obbligatori, che passano da 4 a 12. Quindi vengono ricompresi in questa categoria quelli un tempo considerati facoltativi, tra i quali anche l’mprv (morbillo, parotite, rosolia e varicella) e i due contro la meningite, di ceppo B e C. I bambini dovranno averli fatti per poter essere iscritti all’asilo nido e alla scuola materna. “Di fronte a questa obbligatorietà abbiamo deciso alcune misure – ha detto il premier Gentiloni – L’obiettivo è ridurre al minimo nei prossimi mesi e anni la fascia di popolazione non protetta”. Ha così spiegato che per i genitori di chi non è coperto e frequenta la scuola dell’obbligo si è pensato a sanzioni, “anche 30 volte più alte di quelle esistenti”. Per avere un’idea del valore delle sanzioni, quelle vecchie, che non venivano praticamente applicate, erano di 150 euro per la polio e di 250 per l’epatite. Con la nuova norma si sale a diverse migliaia di euro. 
“Si tratta di un decreto – ha detto Gentiloni – perché si è constatato che la mancanza di misure appropriate nel corso degli anni e il diffondersi negli ultimi mesi di teorie anti scientiche che ha portato abbassamento protezione. No siamo in uno stato di emergenza ma preoccupazione alla quale vogliamo rispondere. Decreto anche perché negli ultimi mesi diverse prese di posizione di diverse regioni su questo punto, sentiamo dovere e esigenza di dare indirizzi generali”.
La ministra alla Salute Beatrice Lorenzin ha aggiunto che “le vaccinazioni sono uno strumento fondamentale di salute pubblica” e ha elencato i problemi legati al calo delle coperture che si sta registrando in questi anni. “Vogliamo aumentare le coperture vaccinali. L’azione più forte si fa sui bambini piccoli e poi più avanti nel percorso scolastico andiamo a controllare le coperture, e pensiamo a misure stringenti nei confronti della famiglia”. Lorenzin ha così spiegato come funzioneranno le sanzioni. “All’iscrizione presso qualunque istituto, cioè da 0 a 16 anni, bisognerà presentare il libretto vaccinale. Se non è in regola con le vaccinazioni o si è in lista di attesa, la scuola deve riferire all’Asl, questa chiama la famiglia, gli dà un tot di giorni per vaccinare. Se questo non avviene, scatterà una sanzione molto elevata. Che per chi non è in regola si ripeterà ogni anno”. Lorenzin ha spiegato di essere soddisfatta
Oltretutto, notizia di pochi giorni fa, il vaccino esavalente è sotto indagine dalla procura di Torino in merito proprio alle sostanze non segnalate

Vaccini: nessuna guerra, solo più certezze

Roberta Doricchi – Lo so che eravamo d’accordo di non parlare più di vaccini, ma ogni giorno si aggiunge qualcosa e già rimanere aggiornati è un problema. Vogliamo partire dall’obbligo vaccinale per tutti i bambini a pena di non essere ammessi al nido?
Stefano Montanari – Guardi che io non sono né uno psichiatra né un magistrato. Ciò che le posso dire dal mio punto di vista è che l’idiozia non ha limiti. Vede, quando si dà da pilotare un aereo a uno scimpanzé si possono avere effetti immediati divertenti e anche, chissà, sorprendenti. Poi il botto è inevitabile.
RD – Mi fa un riassuntino?
SM – Glie lo faccio, ma non servirà a nessuno. Il vaccino è una fonte di guadagno e di carriera per qualcuno. È un atto di fede per la maggioranza della popolazione. Se chi ricava quattrini, magari miracolosamente o magari perché qualche disastro lo ha toccato da vicino, può avere un’illuminazione morale arrivando a rinunciare al guadagno e alla carriera, non sarà mai così per chi ripone nei vaccini tutte le sue certezze e per difenderle è disposto a qualunque bizzarria. Menzogna, violenza… il fine giustifica i mezzi.
RD – Il riassuntino me lo faccia comunque.
SM – Già non è facile scegliere tra le malattie infettive. Quali scegliamo? Forse la signora Lorenzin non è stata informata, ma le malattie infettive sono parecchie e vaccinare contro tutte è davvero un’impresa. Tra le altre mille follie, pensi solo ai quattrini che occorrerebbero anche se, bisogna dire, per certe cose i soldi si trovano sempre: basta raschiare un po’ sulle pensioni, sulla scuola, sulla sanità che non rende… Ma poi c’è il problema dell’efficacia del vaccino, di qualunque prodotto si tratti. Non parlo del professorino o del politico o del giornalista perché quelli fanno solo folclore: nessun farmacologo sano di mente potrà affermare che i vaccini sono efficaci nella totalità dei casi e, dunque, ci sarà sempre una quota di bambini che ricevono il vaccino senza effetto immunizzante. E poi, se l’immunità viene acquisita, non potrà pensare che la condizione si protragga oltre pochissimi anni. E, allora, sarà indispensabile non solo controllare se l’effetto c’è stato ma se si sia mantenuto. Comunque, ogni pochi anni bisognerà necessariamente rivaccinare. Prescindendo dai rischi insiti in ogni somministrazione e di cui ricevo notizia ogni giorno da non pochi genitori che hanno vaccinato e rivaccinato senza farsi domande per poi venire a piangere sulla mia spalla chiedendomi miracoli impossibili, non penserà che gli untori siano solo i bambini. Gli adulti sono trasmettitori di malattia esattamente come e forse più dei ragazzini e, secondo la filosofia di regime, non si potrà non vaccinare anche loro. In fondo il bambino va al nido o a scuola e viene a contatto con gli insegnanti, con i bidelli, con l’autista dell’autobus, con il cuoco, con il pediatra, con chi passa per strada… Insomma, perché solo i bambini? E perché limitarsi alle scuole? Vacciniamo chiunque pretenda di vivere su questo pianeta e facciamolo a ripetizione per tutta la vita. Pensi alla soddisfazione dei nostri luminari con in testa la signora Beatrice Lorenzin, colta quasi più di loro.
RD – Che cosa mi dice delle epidemie in corso?
SM – Fa dell’ironia o me lo chiede sul serio?
RD – Decida lei, ma mi risponda.
SM – Fallita la bufala della meningite, pur se qualche irriducibile ci crede ancora, adesso è il turno del morbillo. È probabile che certe notizie siano fatte circolare a partire da chi di medicina non ha nozioni e, dunque, non prova accenno di vergogna. Chi sa come si comportano le malattie infettive, di cui il morbillo è una, sa che tengono un andamento quanto mai altalenante con picchi in alto e in basso che differiscono enormemente. Basterebbe consultare le statistiche per trovarsi davanti agli occhi dei grafici inequivocabili ma, ovviamente, nessuno lo fa. Pensi alla peste. Legga qualunque testo di storia della medicina e vedrà come quella malattia, ora praticamente scomparsa senza che una sola persona sia stata vaccinata, ha imperversato nei secoli per ondate lunghe anni facendo stragi per poi restare quiescente durante periodi di parecchi decenni. Le malattie infettive si comportano qualitativamente tutte in quel modo, pur se, di solito, in maniera molto più “compressa”.
RD – Compressa?
SM – Volevo far capire che gli alti e i bassi si susseguono generalmente entro periodi brevissimi, esattamente come sta accadendo per il morbillo. Niente di insolito. Ma, approfittando di un’informazione truffaldina che scommette, ora vincendo, sull’ignoranza e sulla fragilità emotiva della maggior parte della gente, ecco che ora siamo in piena epidemia di morbillo. Poi verrà la varicella, la pertosse, la scarlattina e chissà che cosa d’altro. Siamo arrivati alla pazzia del Papilloma virus. Vedrà che, non appena una ditta dotata di una quantità sufficientemente ghiotta di quattrini da distribuire salterà fuori con un vaccino per una malattia qualunque, ecco che di quella avremo un’epidemia sconvolgente.
RD – Ma è vero che il morbillo dà effetti terribili?
SM – Certo che è vero. Ma dobbiamo capire il perché. Intanto non sono affatto frequenti e un tempo erano di una rarità assoluta. Qualche giorno fa ho sentito in una TV nazionale un medico spacciato, come si fa ormai di solito, per essere un luminare dire che l’encefalite è un effetto del morbillo e, se una volta di encefaliti ce n’erano pochissime, è solo perché allora non si sapevano diagnosticare. Ora, se un medico di cento, duecento o cinquecento anni fa non avesse saputo diagnosticare un’encefalite, comunque la si fosse voluta chiamare, non avrebbe trovato un solo cliente. Insomma, la solita stupidaggine di regime ad uso dei gonzi. A titolo di curiosità, aggiungo che nella stessa trasmissione, tra le altre manifestazioni di demenza e nella disinformazione più grottesca, si mostrava un povero beota che diceva di aver avuto sì il morbillo, ma poi di esseri vaccinato per sicurezza. A quel punto si sarebbe dovuto dire immediatamente che un comportamento del genere costituisce un grave errore e, invece, si è taciuto. Del resto, tempo fa due genitori sono venuti a trovarmi in laboratorio e mi hanno riferito come il pediatra di loro figlio lo volesse vaccinare contro il morbillo quando di morbillo il bambino si era ammalato e, ovviamente, ne era guarito senza conseguenze.
RD – Da quello che mi pare di capire, allora il morbillo è più aggressivo oggi di un tempo.
SM – Con molte probabilità è così. Ma è così non perché il morbillo sia cambiato: è l’Homo sapiens ad essere diverso.
RD – In che modo?
SM – Ho ripetuto mille volte e qualunque medico dovrebbe sapere una cosa che accomuna diverse malattie infettive ma che per il morbillo è vistosissima. Se una bambina si ammala di morbillo in modo naturale, non solo resterà immune a vita ma, a tempo debito, trasmetterà una forma temporanea d’immunità al proprio figlio. Questa forma proteggerà il bambino fino all’età di sei, sette o otto anni. Se, invece, la bambina è stata vaccinata, non trasmetterà proprio nulla e, dunque, il morbillo potrebbe attaccare il figlio in età molto precoce, facendo danni. Inoltre, continuando ad immunizzare artificialmente e, occorre dire, in modo non completamente efficace, la popolazione, il risultato è quello di avere tantissime persone che non sono capaci di reagire fisiologicamente per difendersi da una malattia. Il fatto che sembra sfuggire è che l’organismo ha bisogno di ammalarsi di tanto in tanto come un atleta ha bisogno di allenarsi. Se quando io, ai bei tempi, facevo il maratoneta avessi fatto i miei percorsi d’allenamento non correndo ma seduto in automobile, non sarei certo stato capace di concludere una gara. Ecco, allora, che una malattia del tutto benigna come il morbillo, tanto che il nome stesso, di origine latina, significa proprio malattia di poco conto, diventa qualcosa di potenzialmente pericoloso.
RD – In definitiva, vaccinarsi o no?
SM – Per abitudine e per convinzione io non do consigli a nessuno. L’unica cosa che posso dire con assoluta certezza è quello che le ho appena detto. Sarebbe bene, poi, che chi si vaccina e chi vaccina i propri figli fosse informato correttamente, cosa che non avviene quasi mai e, se ho detto quasi, è per buonismo. Tantissime sono le cose che non si dicono. Per esempio, anni fa ci fu un’epidemia di morbillo in Canada con la totalità dei soggetti vaccinati. E la stessa cosa accade per chi si ammala di tante altre malattie contro cui era stato vaccinato. Se non ci fosse qualcosa di almeno sospetto sotto, non ci sarebbe motivo di tacere.
RD – Mi dice ancora qualcosa sulla proposta di non far entrare a scuola i bambini non vaccinati?
SM – Tenga conto che alla testa di tutto c’è la signora Lorenzin e già questo spiega parecchio. Il problema non è tanto quello del tentativo, forse moralmente non proprio condivisibile ma certo, invece, comprensibile, di vendere vaccini quanto quello dell’ignoranza. Se la gente avesse un po’ di cultura, medici tristemente compresi, si farebbe due risate di fronte a certe situazioni. Almeno dal punto di vista generale, le vaccinazioni a tappeto sui bambini sono ovviamente del tutto inefficaci, per di più volte come sono a combattere nemici che solo l’incompetenza, e non dico altro, di qualcuno ha rafforzato, ma comportano anche l’innescarsi di situazioni molto divertenti anche se decisamente imbarazzanti.
RD – Per esempio?
SM – Beh, per esempio quello della mia regione, l’Emilia Romagna, che diventerà nazione autonoma fuori dal trattato di Schengen.
RD – Questa è una novità. Sta scherzando, vero?
SM – Non sono del tutto sicuro di stare scherzando. Consideri ciò che sta succedendo. L’Emilia Romagna ha amministratori del tutto incompetenti ma non è per questo che si discosta dal resto del Paese e, devo dire, da altre zone planetarie. Se si dà un’occhiata al panorama politico, pare che, se non ti collochi al di sotto di un certo livello intellettuale e culturale, la carriera politica ti sia preclusa. Ma su questo noi siamo in regola. Ciò che accade nella mia regione è che, essendo noi più realisti del re, abbiamo vinto la gara della follia anticipando gli altri concorrenti. Se il bambino vuole andare al nido deve essere vaccinato. Idem all’asilo, idem a scuola, altrimenti se ne sta fuori. Non mi chieda dove, perché non ci sono luoghi dove terribili contagi non siano possibili. Lasciamo da parte ogni considerazione sull’illegalità della cosa, sui vaccini somministrati con l’inganno anche senza alcuna obbligatorietà e sulle iniezioni fatte a casaccio al di fuori di ogni buona pratica medica così come di ogni risvolto etico e vediamo che cosa questo comporta. È ovvio che il bambino non vaccinato, oltre la scuola, non potrà frequentare alcun luogo pubblico perché, credo che anche i nostri geni me lo concederanno, il terribile morbillo o la devastante pertosse si possono contrarre anche in piscina, al parco, in spiaggia, in albergo, al ristorante,al cinema,  allo stadio… Ma, se la cosa vale per i bambini emiliani e romagnoli, deve per forza valere per gli immigrati e per i preziosissimi turisti. Perciò, o quelli si presentano ai confini regionali con un certificato di vaccinazione e, mi auguro, con uno che dimostra che gli anticorpi se li sono fatti, o se ne stanno fuori. Trascuriamo i portatori sani perché quelli proprio non esistono nel cervello dei nostri timonieri. Consideriamo, però, che esistono gli stati canaglia che potrebbero emettere certificati falsi. Così non ci resta che mettere lungo il Po, sulle spiagge dell’Adriatico e sui crinali dell’Appennino oltre, che, naturalmente, negli aeroporti e nelle stazioni ferroviarie migliaia di guardie di frontiera armate di siringa che vaccinino chiunque passi di lì. Che cosa accadrà? Noi speriamo sempre nei turisti tedeschi e questi non daranno grandi problemi perché là si vaccina anche lo scaldabagno, ma che faremo con gli austriaci? È vero che, statisticamente, quelli si ammalano molto meno dei vicini tedeschi, però si vaccinano poco. Dunque, fuori! Però quelli portano soldi e, allora, bisognerà trovare un escamotage facendo dire agli immancabili luminari a gettone che la natura si comporta in maniera diversa valutando censo e nazionalità. Va da sé che la circolazione non potrà non essere vietata anche agli italiani che abitano in regioni dove ancora la vaccinazione di regime non è entrata in vigore. E, allora, l’Emilia Romagna uscirà subito da Schengen e diventerà per forza nazione autonoma. Emilia nazione: sorbole!
RD – E gli adulti?
SM – Untori al pari dei bambini. Sarà il passo che faremo per logica conseguenza: o si vaccineranno anche loro, e non mi chieda per che cosa perché nessuno le saprebbe rispondere ma l’importante è vaccinare, o li abbatteremo come polli con l’influenza aviaria. Devo dire orgogliosamente che le cervella fritte sono un piatto tipico nostrano, componente essenziale del gran fritto alla bolognese. Ora noi stiamo coerentemente friggendo anche le cervella umane e di questo ci si dia merito: le tradizioni vanno conservate.
RD – Resto di stucco.
SM – Io ci sarei restato qualche anno fa. Ora non più. Recentemente ho letto un articolo divertente su Repubblica firmato Guglielmo Pepe [http://pepe.blogautore.repubblica.it/2017/05/11/sui-vaccini-una-guerra-piu-politica-che-sanitaria/ (N.d.R.)] da leggere prima che lo censurino. Sono divertenti anche diversi commenti. Secondo l’autore, solo il 2% degli italiani è contrario all’uso dei vaccini. Mi chiedo, allora, che problema ci sia a raggiungere il fatidico 95% di vaccinati per ottenere l’immunità di gregge. Questo prescindendo dall’assurdità non solo del numero, con quel 95 generato dal nulla per il colpo di genio di un personaggio restato senza nome e premiato con un successo senza paragoni, ma del concetto stesso di immunità di gregge: la truffa più incredibilmente riuscita degli ultimi anni. Ammettiamolo: i gonzi sono una risorsa senza fine.
RD – Ho sentito in televisione un medico dire che in Italia migliaia di bambini muoiono di tumore perché non si vaccinano.
SM – Spero non voglia un commento da me. Un esperto di psicologia criminale potrebbe risponderle in modo adatto. La sola cosa che mi chiedo è che cosa faccia la magistratura davanti a chi, per ignoranza, per corruzione o semplicemente perché soffre di qualche patologia della mente terrorizza la gente in una maniera così volgare e pericolosa. A volte penso che le pene corporali eseguite in pubblico potrebbero aiutare. Ma questo lei non lo scriva.
RD – Ora si metta nei panni dell’uomo della strada e mi dica che cosa pensa di un medico che dice in TV una cosa del genere.
SM – Se dal punto di vista medico quello si è reso semplicemente ridicolo, da quello umano non posso altro che parlare della più repellente viltà. Per motivi che non voglio nemmeno sfiorare ma che sono evidentissimi, quello, approfittando dell’immagine che la scatola magica gli dava, ha terrorizzato chissà quante migliaia di genitori approfittando della loro ignoranza e della loro emotività, mettendo in atto il più repellente dei ricatti morali: “Se non vaccini tuo figlio, gli fai venire un cancro.” Naturalmente quel personaggio non offre spiegazioni né dice, ad esempio, contro che diavolo di malattie si deve vaccinare il bambino o quali meccanismi patologici interverrebbero in caso di mancata vaccinazione non importa contro che malattia, ma, evidentemente, la cosa è irrilevante: ciò che importa è compiacere il regime e fare un po’ di business. “Pecunia non olet” diceva Vespasiano. Ciò che puzza, e tanto, sono personaggi come quello.
RD – Cambiamo appena argomento: com’è andata la tavola rotonda sui vaccini di domenica scorsa?
SM – Io sono contrario a questo genere di manifestazioni perché di solito si tramutano in una gazzarra da cui il povero spettatore esce più confuso che mai. Devo dire, invece, che da quello che è stato fatto a Bellaria chi c’era può aver ricavato informazioni interessanti e utili.
RD – C’era gente?
SM – Sì: la sala non era certo piccola ed era piena.
RD – Ci racconti qualcosa.
SM – La prima cosa da dire è che il Comune di Rimini, quello che aveva impedito la tavola rotonda nel suo territorio appena una settimana prima ne è uscito moralmente a pezzi. Nessuno tra i presenti ha neppure fatto cenno a quella vergogna, tanto è valutato il sindaco di quel comune. Poi ci sono stati ottimi interventi dell’avvocato Luca Ventaloro che ha chiarito le idee dei presenti su temi legali, temi a proposito dei quali, come è ormai la norma, in tanti si esprimono senza averne cognizione. È stato divertente ascoltare quali e quanti articoli della Costituzione stia calpestando la signora Lorenzin con la sua furia vaccinista, e questo lasciando da un canto la sua presenza il Parlamento, del tutto incostituzionale. C’è stato il dottor Dario Miedico che venerdì prossimo passerà sotto le forche dell’inquisizione dell’Ordine dei Medici semplicemente perché ha osato fare il medico e non lo scimpanzé ammaestrato o il kapò. Il suo contributo è stato molto personale e così quello di Federica Santi, una mamma, una delle tante, che ha visto massacrare suo figlio dall’uso sconsiderato dei vaccini. Infine c’era Giorgio Rosso, l’editore di Macro e l’organizzatore della tavola rotonda. Anche da lui parole interessanti.
RD – Ci sono state domande da parte del pubblico?
SM – Sì, e ce ne sarebbero state molte di più se ognuna di queste non avesse richiesto risposte complesse e, per questo, lunghe. Quanto a me, io ho ricevuto tantissime domande soprattutto fuori della tavola rotonda, prima dell’inizio, durante l’intervallo e a manifestazione terminata. Tutte domande cui avevo già risposto innumerevoli volte perché la gente non ha voglia di leggere ciò che scrivo ma preferisce farsi servire in tavola ciò che chiede al momento. Devo dire di essere rimasto particolarmente commosso dall’incontro con una ragazzina piena di dignità che il Cervarix, il vaccino anti-Papilloma virus, ha reso cieca da un occhio , massacrata da dolori continui, incapace di concentrazione, di capacità di apprendimento e, dunque, senza futuro vivibile. Una vita sacrificata sull’altare della follia e della corruzione. Mi sarebbe piaciuto che i farabutti che spacciano quella roba per sicura ed efficace fossero presenti e avessero spiegato alla ragazza che lei stava benissimo. Ma, a parte ciò, le confesso che una cosa che mi ha fatto arrabbiare come, del resto, accade sempre, è la pretesa che io vada qua e là a fare conferenze come volontario, regalando a chi mi degna di attenzione il frutto di decenni di lavoro e di sacrifici veri. Quando io faccio notare che da troppi anni mi si spreme come un limone senza degnarsi di dare una pur piccola mano, c’è un momento d’imbarazzo e poi tutto prosegue come se niente fosse. Al massimo mi si fa la domanda più irritante possibile, quella che contiene la goffa giustificazione ad un comportamento che di nobiltà non ha niente: “Ma io, da solo, come privato cittadino, che cosa posso fare?” A parte il fatto che mia moglie ed io siamo dei privati cittadini e abbiamo fatto molto più di quanto tutto l’esercito dei critici sui vaccini ha mai fatto e lo abbiamo fatto sulla nostra pelle, se ognuno alzasse il sedere dalla poltrona e facesse anche il pochissimo che pigrizia e avarizia consentono…
RD – Questione di soldi?
SM – Non solo quelli, anche se i soldi sono importantissimi e sono proprio quelli a farci perdere senza rimedio. L’altro giorno ho sentito che per far venire Obama in Italia gli si è pagato il viaggio in coppia con la moglie, e non certo in classe economica, e l’hotel che non era la Pensione Maria. Il trasferimento italiano della coppia ha richiesto 15 automobili che non erano delle vecchie 128 a metano, gli si sono consegnati 400.000 Euro e, per andare a sentire la mitragliata di banalità che ha detto, si pagava un biglietto da 850 dollari. Ora qualcuno mi dovrà spiegare perché per me non si paga un milione di volte di più perché, pur riduttivamente, al paragone tanto valgo.
RD – Lei si sta arrabbiando.
SM – Sì.
RD – Allora vediamo di toccare un argomento che forse la tranquillizzerà. Diversi giornali tra cui La Stampa hanno pubblicato lo stesso articolo in cui si parla dell’interesse del Codacons e di una Procura per le vostre analisi sui vaccini [http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2017/05/14/ASoeq8OH-sostanze_esavalente_segnalate.shtml (N.d.R.)].

SM – Eh, no: qui mi arrabbio forse ancora di più. Da anni io denuncio quelle cose e da anni le cosiddette autorità ne sono perfettamente al corrente. Tutto questo interesse del momento mi puzza tanto di commediola allestita ad arte. Vedrà che il solito luminare di regime concluderà, dall’alto della sua infinita sapienza, che iniettare porcherie è del tutto innocuo. Anzi, se arriva un regaluccio, dimostreremo che fa pure bene.
RD – Come concludiamo questo incontro?
SM – Concludiamo dicendo che da solo non posso più fare la guerra da solo, che dobbiamo liberarci non domani ma oggi di una classe politica alla quale non appiccico nessun aggettivo, che dobbiamo abolire con validità retroattiva l’Ordine dei Medici, che non dobbiamo più accendere la TV sui canali truffaldini, che non dobbiamo più comperare i giornali in cui si pubblicano menzogne, che dobbiamo imparare a scegliere i medici, pediatri in primis, che dobbiamo imparare a leggere i bugiardini…
Non cadete nel tranello: il signore che vedrete nel video
Non è un comico e nemmeno un personaggio di Charles Schulz: si tratta di un serissimo bigiottiere o gioielliere (no so) la cui virtù preclara è di essere enciclopedico.
Dopo essersi espresso in passato per l’ammaestramento del volgo a proposito di tanti risvolti dello scibile umano e non solo, da qualche tempo questo luminare c’insegna tutto sui vaccini e, soprattutto, bacchetta i cattivacci ficcanaso che vanno a vedere che cosa c’è dentro.
Grazie all’amico medico che ci ha inviato il link, da lui apprendiamo che, a nostra insaputa, le indagini che abbiamo svolto negli ultimi 15 anni sono state ridicolizzate da scienziati di ben altra levatura che non sia la nostra e, a conforto di ciò, cita nomi che più luminosi non potrebbero essere: Roberto Burioni e (udite, villani!) Salvo di Grazia. Probabilmente per modestia i loro curriculum “scientifici” paiono testimoniare la totale assenza di qualunque competenza in materia ma chi sa di filosofia, di Kant in particolare, non ignora che la vera conoscenza è quella a priori, cioè senza bisogno della volgare esperienza. E, infatti, nessuno ha rifatto le analisi se non per scherzo. In fondo, che bisogno ce ne sarebbe? Poi, comunque, il tutto si compensa con pagine e ammonimenti televisivi sostenuti da mammine sotto l’effetto di salvifici psicofarmaci, giornalisti a gettone, politici senza il gravame dell’alfabetizzazione… Insomma: chi potrebbe reggere il passo tra cotanto senno?
Chi, poi, vorrà illuminarsi ancor di più, potrà consultare i testi sacri (siti Internet) citati dal bigiottiere o gioielliere onnisciente. Magari consulti anche i curriculum scientifici di chi esterna ex cathedra da quei siti. Ce n’è uno, quello di una contabile austriaca, che è meraviglioso.
Ma il bigiottiere illuminato non si ferma qui: esterna tutto il suo orrore per la Procura della Repubblica la quale, blasfema che è, pretende di dare un’occhiata ai vaccini. Come un infedele arrivi a tanto non saprei dire né oso ipotizzare. Certo per loro le pene eterne del morbillo nell’aldilà sono il minimo che ci si possa aspettare.
Chi si chiedesse, per caso, il perché si possa temere un’indagine se, come qualunque scienziato sa, i vaccini sono puliti, efficaci e sicuri, ha la risposta pronta: è la bestemmia che scandalizza! E poi, perché spendere tempo e soldi (noi non c’entriamo, sia chiaro) se la nostra commovente ministra della salute ci ha già maternamente e scientificamente rassicurato?
Cari frequentatori di questo ingenuo blog, per pochi che siate, mettetevi il cuore in pace: abbiamo perso.
Storicamente accade: di tanto in tanto, per motivi che ignoro ma che forse equivalgono a quelli di un contagio che colpisce periodicamente una popolazione eliminando i soggetti più deboli, la società è pervasa da un’alluvione incontenibile di follia. Riandando al passato, credo sia difficile trovare via via qualcosa di più folle delle guerre di religione o della caccia alle streghe o della condanna per empietà di chi (Anassagora di Clazomene) affermava che la Luna altro non era se non un enorme pezzo di materia rocciosa. Beh, oggi, vedi i  miracoli del progresso, l’Homo sapiens si è superato. Mescolando mirabilmente ignoranza, denaro, carriera e vanità questo animale autodefinito Signore dell’Universo e fortunatamente unico sta massacrando in ogni modo, compreso quello fisico, qualunque appartenente alla sua zoologia che non sia disposto a farsi iniettare porcherie immonde nell’organismo e, peggio ancora, chi non sia disposto a posare sull’altare del sacrificio i propri figli. Appunto: il progresso.
Il regime di pazzia impone la messa in pratica di misure necessarie al mantenimento dello stato di fatto, a partire dalla violenza fisica, continuando con l’annientamento della libertà di pensiero e di parola, non indietreggiando davanti alla distorsione più grottesca dei fatti e alla censura di dati incontrovertibili, fino, se ce la farà, alla proibizione di accedere all’istruzione scolastica per chi non è docile ai voleri dei personaggi che, con l’inganno perpetrato ai danni della Costituzione, ci “governano”. Quest’ultima contromisura ha il lato positivo di evitare ai bambini “ribelli” di essere rimbecilliti da nozioni stravaganti. E ne ha un assaggio chi ricorda le stramberie cui il regime sottoponeva i ragazzini quando l’impegno dei nostri statisti, non ancora affascinati dai più sicuri vaccini, era quello di costruire tanti inceneritori (“entra monnezza, esce oro”).
Negli ultimi momenti della guerra, i signori dei vaccini sono stati in qualche difficoltà. Mai hanno risposto alle domande mille volte poste; hanno vietato proiezioni di film e convegni; sono stati costretti a dare l’esempio proibendo a un medico di esercitare la sua professione pur non avendo commesso alcun reato; hanno organizzato corsi per i medici con insegnanti degni della rivoluzione culturale di un Mao ormai surclassato; hanno sollevato un pandemonio con la storia dell’infermiera che (forse) vaccinava per finta e, per giustificare la condanna che, come da copione, arriverà, hanno messo in atto una ricerca di prove che, se non altro, dimostra senza discussione il grado di preparazione di chi ha pensato quella roba. Da qualche tempo, inoltre, basta accendere la radio o la TV per essere avvolti dalla propaganda più comicamente squallida sui vaccini, una propaganda molto peggiore di quella delle dittature che tanto condanniamo a parole perché, in questo caso, è anche la salute ad essere rapinata. Si presentano dei fantocci spacciandoli per luminari e da loro si ricevono insegnamenti e condanne che paiono scritte da un Jules Romains in forma. Idiozie? Certo, ma è esattamente ciò che si desidera: tanto il gregge si beve qualunque intruglio e poi ne chiede il bis. A questi guitti si aggiungono coltivazioni di zucche parlanti che, prive della benché minima infarinatura sanitaria, sproloquiano sostenendo tesi che, in altri contesti, potrebbero suscitare risate o  finire con una raffica di calci nei quarti posteriori. A margine, diversi di loro mi definiscono pericoloso, il che è ineccepibile, visto che costituisco un pericolo per il business che li regge a galla. “Molti nemici, molto onore” si diceva un tempo, ma avere nemici di quella levatura non può certo costituire elemento di vanto.
Chi si concentrasse sulla farsa dei vaccini e non andasse oltre perderebbe una fetta in qualche modo interessante della società attuale. Senza che io m’impegni a compilare l’elenco da Leporello delle manifestazioni di demenza in cui stiamo allegramente affogando, qualcuno dia un’occhiata al rogo che per giorni ha allietato il panorama degli abitanti di Pomezia e non solo. Per motivi non ancora spiegati, e dubito che una spiegazione non di comodo arriverà, va a fuoco, restando tale per giorni, una quantità immane di rifiuti la cui maggioranza pare fosse costituita da materie plastiche. Pare che da anni il deposito fosse fuori legge, ma che nessuno si preoccupi della legge fa parte della nostra ragliante itaGlianità. A parte ciò, chiunque abbia qualche nozione di chimica sa che in un intervallo di temperatura che va approssimativamente dai 400 agli 800 °C si formano diossine, una classe di sostanze organiche che annovera innumerevoli molecole diverse, e sa che, in presenza di cloro, cioè di un elemento ubiquo, si forma il più tossico tra tutti i componenti della famiglia, cioè la 2,3,7,8-tetraclorodibenzo-p-diossina. Bene: come già accadde anni fa a Treviso quando ci fu il rogo della De Longhi, per un miracolo che resta un’eccezione in campo chimico, vale a dire in un campo dove le eccezioni non possono esistere, a Pomezia di diossine nemmeno l’ombra. E l’amianto? Sì, perché, stando alle notizie uscite subito e poi cancellate, pare che un po’ di manufatti contenenti quel minerale un tempo utilissimo e sanissimo per volere del regime allora vigente ci fossero (ma non sapevamo che l’amianto è cancerogeno almeno da I secolo dopo Cristo?). Beh, neanche di quello c’è traccia. Ecco, allora, che la signora Lorenzin, ministro (?) della salute (?) tranquillizza tutti, compresi gli agricoltori che potranno mangiare e vendere in piena sicurezza i loro prodotti. Un grazie alla signora Beatrice. Comunque, nessun problema per domani: come avvenne per l’incendio di Fiumicino di cui si ricordano solo i malati che non guariscono, anche questo buffo episodio sarà freudianamente dimenticato.
Mi fermo a questi due esempi e alzo bandiera bianca: abbiamo perso. E con noi hanno perso i vincitori:  i luminari da palliata, i pennivendoli, i politici mai eletti da nessuno e i milioni di pecore con agnelli al seguito che, in piccola parte per costrizione e in gran parte per loro volontà, sono in lista per essere sacrificati.
A questo punto, in attesa di una vittoria fin troppo ovvia fatta di dolore, cioè della dimostrazione che la scienza  e la Natura non ubbidiscono agli ordini, e per tentare disperatamente di evitare quel tipo di vittoria, non resta che una possibilità. Poiché, forse facendo un atto di fede audace, non credo che tutto il popolo faccia parte del gregge o abbia volontà di restarci, occorre che qualcuno si riprenda le chiavi di casa. Insomma, ci vuole qualcuno che voglia riunire intorno a sé i cervelli funzionanti e ne sia capace. Lo so: non è facile. Non è facile perché il regime è penetrato capillarmente ovunque e anche solo informare dell’esistenza eventuale di un’intenzione simile è cosa quanto mai ardua.
Non si pensi che io, in qualche modo, mi proponga come la persona giusta: non lo sono. Non lo sono perché, prima di ogni altra considerazione, mi manca il carburante indispensabile, vale a dire la cosa più squallidamente volgare del mondo: il denaro. Già, per salvare il mondo bisogna pagare.
Non dimentichiamo la condanna dell’ex ministro della sanità De Lorenzo che incassò una tangente di ben 600 milioni di lire dall’industria farmaceutica che produceva il vaccino contro l’epatite B poi reso obbligatorio!
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INFORMATEVI CAZZO!!!!!
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 fonte https://disquisendo.wordpress.com/2017/05/19/governo-italiano-dichiara-guerra-agli-italiani/

fonte: http://alfredodecclesia.blogspot.it/

11/06/17

la tela delle beffe

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Maty planet, Mauro Nicora 2011, acrilico su tavola, cm.84×98, cornice a trompe l’oeil in oro zecchino
L’arte come mimesi della realtà: un rapporto antichissimo che nel Rinascimento raggiunge una maturità tale da sfociare nell’inganno: prospettico, cromatico, illusionistico. Il dipinto diventa più vero del reale e beffa l’osservatore facendogli intendere l’esistenza di cose o panorami inesistenti. E’ il trompe-l’œil – cioè l’inganno dell’occhio – un genere raffinato che per l’artista rappresenta uno sfoggio di bravura ed un’ironica burla per il committente. Come racconta, a Palazzo Strozzi a Firenze, una nuova mostra appena aperta
di Alberto Lancia
Se da circa due secoli siamo abituati a considerare gli artisti come degli Dèi in terra, nelle epoche precedenti, quando il senso di inferiorità da parvenue del borghese ancora non dominava il mondo, il rapporto fra committente ed esecutore era sempre di rigida gerarchia. L’artista – anche il più celebrato e riconosciuto – era considerato ad un livello sociale inferiore a quello del committente, specialmente se (come spesso era) costui aveva sangue blu. Così gli artisti si sono sempre divertiti a prendersi qualche piccola rivincita morale, realizzando opere la cui perfezione tecnica era tale da lasciare a bocca aperta i committenti, oppure – meglio ancora – beffandoli con illusioni pittoriche. Era insomma un piccolo carnevale, dove si rovesciavano per un attimo le convenzioni sociali, ed era il ricco e potente committente a dover pendere dalle labbra dell’artista, una volta tanto. Ma naturalmente non era solo la componente di rivalsa sociale ad animare le mani di pittori, ebanisti e scultori. Come insegna il quasi-mito che riguarda i pittori ellenici Zeusi e Parrasio, la gara di bravura fra i due si risolse proprio con un duello di illusionismo pittorico: il primo dipinse un grappolo d’uva così realistico che – si narra – gli uccelli scendevano dal cielo per cercare di beccarne i chicchi. Parrasio vinse il certame dipingendo un velo sulla tela, un velo così realistico che lo stesso Zeusi ne fu tratto in inganno e cercò di scostarlo per vedere cosa vi fosse sotto. Dunque, nello scontro fra realismo – quello tipico della “natura morta” – e illusionismo del trompe l’œil quest’ultimo rappresentava il vertice della perizia tecnica. E non a caso uno degli aneddoti che riguardano il padre della rinascenza artistica europea – Giotto – narra proprio dell’inganno in cui trasse il suo maestro Cimabue, dipingendo una mosca così realistica che il vecchio pittore tentò invano di scacciarla con le mani prima di riconoscere che si trattava solo di un’illusione pittorica.
E’ dunque l’ironia la costante fissa del trompe l’œil: sia che si tratti di una delicata facezia (come nel caso dei famosissimi puttini pensierosi di Raffaello) o che vi sia un acre sarcasmo (come nei teschi – memento mori! – pressoché immancabili nelle rappresentazioni di Vanitas manieriste e barocche). O nel surreale, che fa capolino esattamente come il celeberrimo ragazzo che esce dalla tela di Pere Borrell del Caso, e che è l’immagine scelta per rappresentare la mostra «Inganni ad Arte» [vedi box nella pagina successiva NdR]. L’artista trova senz’altro uno sconfinato piacere nel mettere alla prova la propria abilità, nell’ottenere risultati strabilianti e nel riscuotere la meraviglia e l’ammirazione del suo pubblico. E infatti il trompe l’œil non rappresenta quasi mai temi seri o tragici, sia perché non si vuole l’irruzione della gravità (con la caustica eccezione dei “memento mori” di cui sopra), sia perché tutto sommato il trompe l’œil è un gioco, e con le cose serie non si gioca.
I temi cari al trompe l’œil – dunque – sono quelli lievi: naturalmente i più immediati sono quelli di tipo architettonico-paesaggistico, un genere che nasce nel mondo antico (e le decorazioni parietali di Pompei ancora lo testimoniano) ma che raggiunge la perfezione con la scoperta della prospettiva razionale nel Rinascimento e che dà all’artista la possibilità di dar sfoggio della propria maestria e competenza nel padroneggiare le regole matematiche che la regolano. Ma poi vi sono le nature morte, non solo mera mimesi del reale ma spesso animate dall’ambizione di creare l’illusione di una loro materialità (come l’uva di Zeusi). Poi le raccolte di meraviglie: un ovvia accoppiata per un genere pittorico nato per creare stupore. La rappresentazione di collezioni immaginarie di oggetti singolari – quelle che nella realtà erano le wunderkammern, o “camere delle meraviglie” – permetteva di aggiungere incanto all’incanto: coralli, gioielli, conchiglie, minerali, reliquie, libri, ninnoli singolari, specchi d’ogni sorta, vetri incrinati, insetti, carte… il tutto accompagnato dall’immancabile teschio che ricorda la vanità d’ogni cosa terrena. L’artista profondeva tutto se stesso nella realizzazione iperrealistica di ciascun oggetto, dando sfoggio tanto di bravura tecnica quanto di padronanza delle simbologie occulte ed esoteriche che erano dietro la scelta (tutt’altro che casuale) dell’infinità di mirabilia che riempiva la wunderkammer. Un modo – ancora una volta – di stupire, prendersi gioco del committente e farlo perdere in un labirinto di simbologie in mezzo al quale – sicuramente – l’artista aveva seminato un piccolo inganno, una burla, uno sfottò. Ma il tutto considerato all’epoca “ammissibile, divertente e convenevole”, come fu detto del celeberrimo Scarabattolo, nome d’arte di Domenico Remps (1620-1699). Segno che davanti all’abilità di un artista perfino l’albagia del committente (il “padrone”) poteva – per un attimo – far un passo indietro. E di come cambiano le epoche è esemplificativo l’aneddoto riguardante una riproduzione iperrealistica di una banconota del pittore americano William Michael Harnett (1848-1892), che ben lungi dal suscitare solo ammirazione e stupore, gli costò una visita del dipartimento del Tesoro USA, l’arresto, il sequestro dei dipinti e un sacco e una sporta di guai (anche se alla fine non fu riconosciuto colpevole d’alcun reato) che lo indussero a cambiare definitivamente soggetto e a concentrarsi solo su altri generi di nature morte…
Altro genere di trompe l’œil, prediletto da pittori ed ebanisti, è quello – per l’appunto – che ruota attorno alla carta. Sia esso biglietto, sia carta da gioco, un appunto o una banconota, esso consente (non ultimo per la relativa facilità con cui questo inganno può essere realizzato) all’artista di giocare con interessanti variazioni sul tema della bidimensionalità dell’opera: la falsa carta da gioco dipinta su un quadro comune lo trasforma in un trompe l’œil creando l’inganno di un oggetto inserito fra tela e cornice. I pannelli portalettere, coi loro fili elastici tesi a raccogliere fogli, appunti, documenti e piccoli strumenti di cancelleria, è un genere che ebbe molta fortuna anche per l’indubbio valore di status symbol che possedevano carte, carteggi e cartigli in un’epoca in cui l’essere letterati era ancora un privilegio ed un segno di distinzione sociale. Ma ancora più estrema diventa la dialettica fra pittura e oggetto pitturato in alcune realizzazioni seicentesche in mostra a Firenze come il «Retro di un quadro» (1630) di Cornelius Norbertus Gijsbrechts (metà del XVII secolo) – uno dei maestri indiscussi del genere – un dipinto che rappresenta il retro di una tela con un realismo così sconvolgente da spingere l’osservatore a girare il quadro. O ancora negli scontornati (chantournèe), che usualmente rappresentano cavalletti di pittore ingombri degli strumenti del suo lavoro e di bozzetti, il tutto rigidamente dipinto su una tavola sagomata a forma di cavalletto, ma anche mobili (come l’armadio delle meraviglie aperto dello Scarabattolo di Remps).
E’ senz’altro il barocco, con la sua passione per l’eccessivo, il teatrale e il simbolico a rappresentare l’epoca d’oro del trompe-l’œil, anche perché in questo periodo le tecniche di mimesi pittorica hanno raggiunto la perfezione assoluta, sia nella gestione della prospettiva che nel particolare iperrealistico tipico della pittura fiamminga. E il pensiero allora non può che correre ai soffitti affrescati delle chiese e dei palazzi barocchi e rococò, con le false cupole che rivelano la loro bidimensionalità solo da certi punti di vista o le nuvole di stucco dipinto che debordano dai confini dei soffitti apparendo verosimili e da cui santi e angeli guardano i fedeli raccolti in assemblea. Una relazione così stringente col teatro che finisce perfino per invertire il tradizionale rapporto fra tela (bidimensionale) ed illusione pittorica (tridimensionale), come si vede in uno dei capolavori dell’architettura rococò, Piazza Sant’Ignazio di Roma di Filippo Raguzzini (ca. 1680–1771), dove gli edifici – tridimensionali – simulano le quinte – bidimensionali – d’un teatro. Una piazza sulla quale – fra l’altro – s’affaccia la chiesa dedicata al Santo fondatore dei Gesuiti, a sua volta decorata al suo interno con alcuni fra i più bei trompe-l’œil di tutti i tempi, fra cui una tela di ben 13 metri che simula una cupola in prospettiva, opera del padre gesuita Andrea Pozzo (1642-1709) [vedi anche la rubrica “Appuntamenti” su questo numero di “Storia in Rete” NdR] e gli affreschi della volta e dell’abside (sempre del gesuita) che rappresentano uno dei più riusciti esempi d’illusionismo architettonico.
E dunque forse proprio nel trompe l’œil l’arte ha trovato una delle sue forme più pure e perfette, venendo proprio a realizzare l’identità etimologica del termine “arte” con il greco “artios” (perfetto) e “aristos” (ottimo) e il sanscrito “arya” (eccellente, ben-fatto). Non solo perché l’artista si dimostra un tecnico di prim’ordine (un termine approssimativo: sfortunatamente in italiano non abbiamo quella distinzione fra “art” e “craft” o fra “kunst” e “kraft” che hanno rispettivamente l’inglese e il tedesco per distinguere l’arte in senso proprio dalla maestria tecnica) ma anche perché egli sa giocare con le simbologie (o sono esse che giocano con lui?), che rappresentano il vero discrimine essenziale fra l’arte vera e quei dilettantismi da «Nonsolomoda» che oggi vengono considerati (a torto) “arte”, poiché viviamo – parafrasando Robert Heinlein – in un’epoca in cui ogni pazzo con una fiamma ossidrica e un pannello di plastica da squagliare si crede uno scultore.

Alberto Lancia

Senza titolo
Mauro Nicora – acrilico su tavola – Cornice a trompe l’oeil in oro zecchino. -cm.70×88 –

fonte: https://passionarte.wordpress.com/

i catari di Monforte d'Alba


Dopo l’anno mille sorsero sette religiose che avevano a cuore la riforma della chiesa, a cui si univano masse contadine che cercavano di sfuggire alla tirannia dei signorotti feudali. La crisi della chiesa era provocata nella decadenza morale della gerarchia ecclesiastica dovuta ad una vita opulenta contraria alla povertà predicata da Cristo. 
Le dispute di Sant'Agostino contro i manichei e pelagiani sono i primi segnali delle forti divisioni all’ interno della chiesa del tempo. Fra queste vi fu l’ eresia dei Catari sorta per infiltrazione in Occidente dei bogomili (dall'antico bulgaro bogumil, "caro a Dio"), una setta presente in Tracia e in Bulgaria fin dal X secolo. Trova un terreno favorevole in Europa tra XI e XIII secolo per il fermento sociale e religioso che accompagna l'ascesa delle nuove classi urbane: dapprima a Colonia e in Renania dei cui gruppi ereticali parla la lettera di Evervino di Steinfeld a San Bernardo (1144); poi nella Francia settentrionale (Borgogna e Champagne) e nelle Fiandre; nella Francia meridionale (Provenza), dove prese vita il movimento degli albigesi (dalla città di Albi); quindi in Dalmazia e in Italia settentrionale, dove si chiamarono patarini perché ritenuti continuatori della patarìa milanese (Il significato e l'etimologia della parola sono ancora oscuri) movimento sorto in seno alla chiesa milanese medievale. Le origini del movimento della pataria sono da ricondurre ad alcuni esponenti del basso clero milanese, che coinvolsero diversi settori della popolazione nella lotta contro la simonia, e in generale, contro la ricchezza e la corruzione morale delle alte cariche ecclesiastiche, in particolare degli arcivescovi di Milano. Alla fine dell'XI secolo con l'inizio delle Crociate le tensioni tra Roma e Milano si ricomposero, la Pataria perse vigore e unità, e ciò che ne rimase finì per diventare un movimento ereticale critico nei confronti della gerarchia ecclesiastica in generale. Nel 1167 gli eretici provenzali e italiani tennero un vero e proprio concilio a Saint-Félix-de-Caraman, presso Tolosa, in cui si posero le basi per la Chiesa Catara. Ormai si consideravano l'unica e vera Chiesa di Cristo, in contrasto con quella di Roma, che ne era invece la falsificazione e il tradimento.



I catari, cioè i puri (dal greco katharòs), affermavano, al pari dei manichei, una concezione dualistica della realtà. Secondo i loro miti cosmogonici, all'origine dell'universo stavano due princìpi coeterni e antitetici: Dio e Satana, spirito e materia. Di conseguenza la salvezza dell'uomo era possibile solo a patto della separazione dell'anima dal corpo, che poteva essere conquistata attraverso la sofferenza fisica e la morte, senza alcuna mediazione né del clero né dei sacramenti. Da questa teologia scaturiva una durissima serie di precetti: ascetismo, verginità, astinenza dalla carne, povertà, condanna del matrimonio e della procreazione. Il radicale spiritualismo e il desiderio di liberarsi dai lacci corporali potevano anche sfociare nel ricorso alla morte volontaria l'endura. una pratica consistente in un digiuno caratterizzato dall'astinenza totale dal cibo e dall'acqua. Tale digiuno rappresentava una forma estrema di negazione di sé e di separazione dal mondo materiale, che per la concezione catara era dominato dal male.
Era convinzione diffusa che questo sacrificio finale avrebbe assicurato la riunificazione dell'anima con il dio del bene.
Si dividevano in due classi fondamentali: i "perfetti" e i "credenti". I primi sottoposti al rito dell'imposizione delle mani, il cosiddetto consolamentum che era il sacramento battesimale dei Catari. A differenza dei cristiani, il Battesimo usato dalla maggior parte dei Catari non richiedeva la presenza dell' acqua, ma solamente le parole del rito, l'imposizione delle mani e il porre il libro del Vangelo attribuito a San Giovanni sopra il capo del battezzato. Secondo i Catari, esso consisteva nello stesso tempo nel battesimo dello Spirito Santo, nel ricevimento di tutti i doni spirituali, nell'attribuzione del potere di legare e di sciogliere, nell'assoluzione per tutti i peccati commessi, nella rigenerazione battesimale erano simili ai sacerdoti e avevano l'obbligo di rispettare integralmente le severe norme etiche; gli altri fedeli, pur non aspirando allo stato di perfezione dei "perfetti", dovevano comunque sforzarsi di imitarli.
La religiosità profondamente drammatica dei catari, il coraggio con cui affrontarono le persecuzioni, l'esemplarità della loro condotta confrontata con l'opulenza e la corruzione di tanti prelati, esercitarono un fascino intenso sulle coscienze del tempo, tanto da ottenere l'appoggio non solo delle classi popolari, ma anche di alcuni feudatari. Contro ogni eresia oppose sempre con intransigenza la chiesa romana, attivando prima teologi, come San Bernardo di Chiaravalle , poi predicatori come San Domenico da Guzman. La controffensiva papale sfociò, nel 1209, nella crociata promossa da papa Innocenzo III contro i Catari francesi denominati Albigesi, ( dalla regione di Albi) che si concluse dopo lunghe ed efferate campagne di sterminio degli eretici provenzali e con l'annessione della Francia meridionale al Regno capetingio (pace di Parigi, 1229). Federico II a sua volta combatté i catari nel settentrione italiano, dove si erano rifugiati molti albigesi, e nel 1224 emanò una disposizione legislativa che introduceva la pena di morte per eresia, convinto, come confermavano le Costituzioni di Melfi (1231), che le idee dualistiche comportassero anche una negazione dell'autorità regia.


La storia che raccontiamo si svolge fra l’anno 1027- 1028 perciò è antecedente ai grandi fatti sopra raccontati e quasi ne anticipa le conseguenze. Il movimento cataro appena sorto stava a poco a poco investendo parti del Piemonte e Monforte dotata di un poderoso castello era divenuto il centro eretico di tutto il territorio. Si è sempre creduto che fosse stato l’ arcivescovo di Milano Ariberto d’ Intimiano sovraintendente delle aree dell’ Astigiano e dell’ Albese ad inviare espressamente una spedizione punitiva contro i Catari a Monforte. Ma le teoria non è completamente esatta. Nel libro IV delle Historie Rodolfo il Glabro informa del fatto che Alrico e suo fratello Olderico Manfredi II rispettivamente uno vescovo e l’ altro marchese di Torino e di una parte del Piemonte combatterono l’ eresia. Il marchese Olderico II era grande amico dei frati benedettini. Tra i suoi meriti, quello di aver fatto restaurare l'antica chiesa di Santa Maria Maggiore di Susa e il monastero della Novalesa fortificato i borghi di Exilles e Bardonecchia, e aver fondato un importante monastero a Susa. Costruì anche il Duomo di Pinerolo.


Questa notizia è importante perché aiuta a comprendere l’ importanza dei frati benedettini in quel tempo su di un territorio vasto e tormentato. Alla morte di Oddone III e di Enrico II si estingue la dinastia di Sassonia (1024) Il potere passa a Corrado II detto il Salico della casa di Franconia. Tra il 1026 e 1027 Corrado il Salico scende in Italia per essere incoronato imperatore dal papa a Roma. A Milano viene incoronato re d’ Italia da Antimiano poi si reca a Asti e poi si dirige a Alba da dove parte un antica strada romana la via Magistra Langarum che il cui tragitto va verso la Liguria per congiungersi dopo Millesimo (Millesimo Km da Roma) alla via Aurelia. Questo percorso di Langa è un antico tracciato romano che l’ attraversa in cresta in direzione sud e sicuro dagli agguati. Pur desolato dopo secoli di abbandono l’ aiuto benedettino e la copertura dell’ esercito di Olderico che lo precede possono farlo attraversare in piena sicurezza. Vi è un unico intoppo poiché in un punto strategico si erge un castello controllato da un gruppo eretico nemico. Sono i Catari di Monforte anticlericali e che non riconoscono neppure l’autorità imperiale. In un tale frangente ecco per il vescovo Arlico e Olderico II l’ occasione propizia per ingraziarsi in un sol colpo il Papa e l’ Imperatore e il vescovo di Milano Ariberto d’ Intimiano. Ariberto d’Intimiano, arcivescovo di Milano e vicario per l’Italia dell’imperatore, si era recato a Torino per una visita conoscitiva, e aveva scoperto l’esistenza di un gruppo di eretici nella zona di Monforte. Auspicando una soluzione diplomatica del problema, aveva convocato a Torino il loro capo Gerardo di Monforte per un interrogatorio. Dall'interrogatorio fra il vescovo-conte che detiene il potere politico amministrativo e Gerardo che si dimostra inamovibile e preparato su ogni questione dottrinaria, era emersa in maniera lampante l’eresia dei catari. Il vescovo Arlico ed il marchese Olderico II precedono l’esercito imperiale sulla strada quella che da Paternum (Perno) porta a Monforte e con improvviso attacco sapendo che nella peggiore delle ipotesi avrebbero avuto l’ appoggio dell’ esercito imperiale che li segue riescono ad espugnare il castello facendo molti prigionieri che vengono arrestati e condotti a Milano. 


Fra gli arrestati figura anche una contessa di nome Berta che aveva aderito sin dall'inizio all'eresia. L’imperatore può proseguire tranquillo il suo viaggio verso Roma e il Marchese Olderico II trascina quelle genti a Milano presso l’ arcivescovo Ariberto d’Intimiano che ha podestà e giurisdizione verso quelle terre. Trascorrono molti mesi dopo la cattura nella speranza che questi mutino idea ed abiurino la loro fede. Caparbi nella parte finale del processo davanti alle autorità civili e religiose della città messi nella condizione di scegliere pochi abiurano e parecchi di loro preferiscono morire sul rogo. Per sacerdoti e autorità religiose hanno tentato senza successo di ricondurli sulla retta via. La scelta spetta ai singoli che possono salvarsi abiurando la loro religione oppure persistere nell'eresia e immolarsi nel fuoco. Dopo un attimo di meditazione collettiva pochi riabbracciano la fede cattolica, molti si lanciano fra le fiamme venendo ridotti in cenere. Dunque la zona di Milano sono stati imprigionati gli eretici prende il nome dal loro paese di provenienza, dando il nome al futuro Corso Monforte, che a sua volta l'avrebbe passato alla relativa porta. Come già ricordato questo duro attacco inquisitoriale precedette, con pochissimi altri sporadici casi, di quasi due secoli quella che sarà una vera guerra di religione, la cosiddetta Crociata contro gli Albigesi, o Catari, iniziata da Innocenzo III° nel XIII° secolo. Rappresenta però questo uno dei misteri insoluti della storia: il cattolicesimo dell'epoca non era ancora divenuto repressivo e la deportazione degli eretici a Milano, affinché questi ritrattassero le loro dottrine, è l'indice di un approccio ancora non del tutto "inquisitoriale" all'eresia, e del tentativo di stabilire con gli eretici un dialogo che fosse strumento per il loro recupero: molto interessante è quanto riportato da Landolfo Seniore dei dialoghi tra i presunti Catari e l'arcivescovo di Milano. La difficoltà storica sta nel comprendere le ragioni che condussero alla condanna a morte degli abitanti di Monforte, precorrendo di circa due secoli quelle che saranno le nefandezze compiute contro i Catari. Il racconto sembra comunque ricalcare ciò che avvenne a Béziers nel 1209 per opera di Simone IV de Monfort, ( anche senza legami i nomi nella storia molte volte si ripetono in situazioni simili) signore francese che non sapendo come distinguere gli assediati catari da quelli cattolici pronunciò la terribile frase: “Caedite eos! Novit enim Dominus qui sunt eius.” "Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi" L’arrivo dei catari a Monforte è databile intorno al 1020, tanto che i roghi di Milano sono, insieme a quelli di Orleans, i primi a venire appiccati in Europa. Correva l’ anno 1028 con l’ abiuro i pochi lasciati liberi tornano alle loro terre. Ripresero la vita come prima ed alle cose pur mutate si adattarono. Anche se una ulteriore recrudescenza monfortese dell’eresia catara venne successivamente sedata dal vescovo di Asti Alrico.


Cosi Mons-fortis ritorno feudo sereno e tranquillo e fedele alla diocesi di Asti. Per un breve periodo nulla è più dato di sapere però riemergono qualche notizie. Per credo attaccamento alla chiesa e riconoscenza il nuovo feudatario del castello di Monforte erige la chiesa Santa Maria de Castro citata in un documento del 1223 Nel 1500 il vetusto castello fu smantellato e ricostruito sulla più ampia e bassa spianata rispetto alla rocca, non più come fortificazione ma come lussuosa dimora gentilizia di campagna. Ora e’ di proprietà dei Marchesi Scarampi del Cairo. Collegata alla nuova dimora piu tardi viene edificata la splendida chiesetta dedicata a Santa Elisabetta tuttora esistente. E’ la chiesa della Confraternita delle Umiliate. In un documento del 1688 Carlo Francesco del Carretto di Monforte offre denaro, opera e materiali per concorrere alla costruzione dell'Oratorio attiguo al castello palazzo, riservandosi un ingresso particolare. Alla fine del 1600 sorge anche l oratorio di Sant Agostino e di San Bonifacio la chiesa della Confraternita dei Disciplinanti Bianchi. La chiesa di Santa Maria de Castro viene demolita nel secondo decennio del 1900. con la costruzione della nuova parrocchiale nella parte bassa del paese.
Unico muto testimone rimasto è il campanile, che ha subìto molti rimaneggiamenti nel corso dei secoli, era in origine la torre quadrangolare di vedetta del vecchio castello dei primi signori di Monforte, inglobata nella facciata della chiesa costruita successivamente. La parte terminale, cuspidata, presenta le caratteristiche tipiche del gotico. Durante i lavori di restauro è emersa, alla base, un’ampia nicchia con decorazioni barocche che fungeva da fonte battesimale. Dalla piazza si accede al sottopasso recante la data del 1622 su cui poggiava la navata detta “dei manichei” dell’antica chiesa di Santa Maria de Castro.

Sic transit gloria mundi

Corsero nella città le armate dei cattolici agitando spade affilate, e fu allora che cominciarono il massacro e lo spaventoso macello. Uomini e donne, baroni, dame, bimbi in fasce vennero tutti spogliati e depredati e passati a fil di spada. Il terreno era coperto di sangue, cervella, frammenti di carne, tronchi senza arti, braccia e gambe mozzate, corpi squartati o sfondati, fegati e cuori tagliati a pezzi o spiaccicati. Era come se fossero piovuti dal cielo. Il sangue scorreva dappertutto per le strade, nei campi, sulla riva del fiume. 
Dalla Canzone della Crociata Albigese (massacro di Marmande 1219)

Luciano Querio

fonte: https://viaggiatoricheignorano.blogspot.it/

Bibliografia
Langa & Roero. Edizioni Europee Aurelio Maria Gaetini
L’ Eresia. Arnoldo Mondadori Editore Marcello Craveri
Dizionario del Medioevo. Laterza Alessandro Barbero Chiara Frugoni