04/01/17

introduzione

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Anton Raphael Mengs (1728-1779), Il Parnaso (1760 – 61), affresco, cm 300 x 600, Villa Albani, Roma. Considerata come il manifesto del neoclassico quest’opera raffigura Apollo, protettore delle arti, circondato dalle nove muse e da Mnemosine, dea della memoria, ed è un esempio chiaro della particolare concezione di recupero dei modelli antichi promossa da Winckelmann. Mengs non costruisce la scena secondo la prospettiva illusionistica di matrice barocca, tesa a creare uno sfondamento della volta per restituire la sensazione di uno spazio infinito; la composizione, rigorosa e semplificata, è invece pensata come un bassorilievo e mantiene intenzionalmente il suo status di opera d’arte, le sue funzioni narrative e decorative, un’opera cioè da osservare e ammirare evitando un coinvolgimento dello spettatore di tipo sentimentale. La pacata e nobile staticità delle figure è interrotta solo dalle due danzatrici poste sulla sinistra, evidente citazione degli affreschi pompeiani da poco rinvenuti. L’affresco contiene inoltre riferimenti alla statuaria antica e a Raffaello: se infatti il volto di Apollo è una possibile allusione al committente, il cardinale Albani, il corpo richiama l’Apollo del Belvedere, dal punto di vista compositivo l’opera è un evidente omaggio al Parnaso della Stanza della segnatura affrescata da Raffaello in Vaticano.
Il vasto movimento culturale e filosofico che propugnò i valori della ragione, dello spirito critico e della circolazione democratica del sapere prese vita e si diffuse in Europa in coincidenza delle mutate condizioni politiche e sociali della prima metà del XVIII secolo.
In campo artistico si tradusse nello scontro tra la frivola libertà e delicata raffinatezza delle forme di lontana matrice barocca e la nuova cultura illuminista. Il fronte da superare era rappresentato dalle effimere forme del Rococò in quanto gusto del ceto aristocratico nelle sue manifestazioni più superficiali ed elitarie.
Il mito della Grecia perduta col suo valore supremo di libertà, su cui fondava la propria società, si inserì in questa prospettiva storica di ricomposizione del mondo dell’arte – e non soltanto dell’arte, ma anche della società – ormai in dissoluzione. Le numerose scoperte emerse dagli scavi archeologici fornirono un’ulteriore spinta a favore di questo rinnovato interesse per la proporzione e l’equilibrio delle forme e delle composizioni artistiche classiche.
Il cosiddetto “neoclassicismo” trasse dunque linfa vitale dalle scoperte archeologiche e continuò a nutrirsi ed espandersi grazie al fondamentale contributo di personalità colte e appassionate di cultura classica, quale per esempio fu la figura del celebre archeologo e storico dell’arte antica Johann Joachim Winckelmann.
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Anton Raphael Mengs, ritratto di Johann Joachim Winckelmann, 1777, olio su tela, 63.5 x 49.2 cm, Metropolitan Museum of Art, online collection
Da un lato questo fu il secolo dei Lumi, momento di grandi fermenti filosofici ed intellettuali che fondarono le proprie istanze politiche e sociali su principi di modernità e di progresso tecnico e scientifico, dall’altro si manifestò un ritorno sul piano culturale all’antichità classica nella prospettiva di un rinnovamento culturale ed artistico dell’Europa.
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Giovan Battista Piranesi – Resti del tempio del dio Canope , Villa Adriana a Tivoli. Vedute di Roma – Fondazione Giorgio Cini, Venezia
“Il buon gusto, che va sempre più diffondendosi nel mondo, cominciò a formarsi dapprima sotto il cielo greco” (WINCKELMANN, J. J., Pensieri sull’imitazione, op. cit., p. 27)
Questi stessi anni furono cruciali anche per la verifica del sistema di formazione scolastica e superiore, e per impostare le fondamenta dei successivi disegni di riforma.
Se la spinta verso il rinnovamento fu determinata inizialmente dalla impellente necessità di riconoscere solo allo Stato la facoltà di concedere titoli accademici, le radici delle riforme scolastiche sono da ricercare nelle nuove esigenze dell’orientamento assolutistico e accentratore delle monarchie che promuovevano un progetto illuminato e lungimirante di revisione del sapere nella prospettiva storica della formazione e del trionfo della moderna civiltà. Per fare questo l’Illuminismo fu costretto a una riduzione della razionalità barocca attraverso l’analisi dei valori esistenti e quindi a una sistemazione dei mestieri, delle attività, delle arti e del costruire. Ciò si tradusse in pratica in uno scrupoloso lavoro teorico che gettò le basi di una nuova guida accademica per i giovani artisti.
L’Accademia di Belle Arti di Brera, inaugurata nel 1776, prese corpo proprio in questo rinnovato linguaggio artistico, in una Milano che si apprestava a grandi trasformazioni urbanistiche e che necessitava di artisti e maestranze preparate alla nuova arte del costruire e decorare.
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DAL RE, MARC’ANTONIO Palazzo di Brera Fonte: MARCANTONIO DAL RE, Ville di delizia, o siano Palagi camparecci nello Stato di Milano, divise in sei tomi, con espressevi le piante e diverse vedute delle medesime , Milano, Alla piazza de’ mercanti nel portico superiore delle scuole, 1743
Ogni evoluzione sociale, ogni movimento artistico, si sviluppa e prende forma lentamente attraverso le esperienze del passato, comunicando ininterrottamente col presente, proiettandosi in una lungimirante visione del futuro. Anche se si può parlare quindi di neoclassicismo solo a partire dalla metà del XVIII secolo, quando un relativo equilibrio politico permise al panorama intellettuale ed erudito europeo di nutrirsi ed espandersi, è necessario comprendere la quantità e varietà di comportamenti ed atteggiamenti culturali diversi, quali il classicismo antibarocco di ascendenza seicentesca, il razionalismo illuminista, l’entusiasmo archeologizzante e i fermenti preromantici, che lo nutrirono e alimentarono.
Non è mia intenzione soffermarmi troppo sulla storia della critica d’arte che, anche se di estrema pertinenza, mi costringerebbe a prolungare il tema enormemente. E’ importante però sottolineare che le teorie accademiche del XVIII e XIX secolo costituirono i propri fondamenti attraverso un percorso che, dai principi guida espressi nelle opere di Giovan Pietro Bellori, personalità dominante nel campo della critica d’arte del Seicento, raggiunse le teorie di Winckelmann, considerato il più significativo teorico del gusto neoclassico. Né va dimenticato il pittore Anton Raphael Mengs unito da rapporto d’amicizia, ancor prima che da sodalizio artistico, con Johann Joachim Winckelmann. I due possono essere considerati promotori di una visione dell’arte dominante nel panorama artistico della seconda metà del Settecento tra i primi sul suolo romano, a formulare – per certi versi in continuità, per altri in posizione di totale rinnovamento rispetto alla tradizione della dottrina classicista – teorie e principi alla base di un nuovo sistema di concepire l’arte.
In pieno Settecento era ormai saldamente consolidata tra gli artisti la pratica di rivolgersi ad un vasto repertorio di monumenti antichi e di potervi attingere al fine di riutilizzarne iconografie e schemi compositivi nelle opere contemporanee, rifacendosi ai principi di armonia, equilibrio, euritmia, proporzione, da sempre considerati il punto di massima espressione e di forza dell’arte classica. Questa visione aveva origini molto lontane nel campo dell’arte:
«Dall’inizio del Rinascimento, fino alla fine dell’Ottocento, ogni generazione di artisti prese a modello l’arte e il pensiero della Grecia classica e di Roma. Persino lungo tutto il Medioevo è evidente l’influenza dei classici, sebbene non altrettanto forte. Ma ciascuna generazione non accettò i medesimi aspetti del passato classico; ognuna scelse solo la parte che più si accordava con le proprie idee» (WINCKELMANN, J. J., Il bello nell’arte: scritti sull’arte antica, a cura di F. Pfister, prefazione di D. Irwin, Einaudi, Torino, 1973, p. XVII.)
Viene da chiedersi quindi quale ondata innovativa di concetto d’imitazione il neoclassicismo emergente portò con sé!?
Secondo Winckelmann l’imitazione dei capolavori greci non doveva, e non poteva, essere intesa come una pedissequa imitazione del modello nelle sue fattezze materiali, che altrimenti si dovrebbe definire copia. L’imitazione auspicata dall’archeologo prussiano doveva penetrare l’essenza dell’opera, rappresentare uno stimolo creativo, aprirsi alla libertà d’immaginazione per creare opere nuove, moderne.
Nell’immensa mole di scritti che trattano questo argomento, senza declassare o sminuire il valore dei tanti testi del periodo, ho scelto un passo di Mengs che mi pare possa esprimere con chiara determinazione il concetto di imitazione e di bellezza ideale.
(…) L’arte può molto ben superare la natura; imperocchè, siccome in nessun fiore si trova tutta la massa del miele, ma bensì in ciascuno di essi qualche parte del medesimo, che dalle api vien raccolta per comporne indi quel dolce sugo; così può anche l’avveduto pittore scegliere da tutto il creato il meglio ed il più bello, e produrre con questo artifizio la più grande espressione e dolcezza. Che con una buona scelta si possano assai migliorare le cose naturali, vedesi chiaramente nelle due belle e gratissime arti della poesia e della musica: questa non è altro che una raccolta di tutti i toni, che si trovano nella natura, in un ordine misurato, che dalla scelta riceve un motivo, ed acquista uno spirito è l’armonia. (…).
Storia
Winckelmann, Johann Joachim, Storia delle arti del disegno presso gli antichi, edizione del 1783
E’ necessario ribadire che in Italia per assistere ad una iniziale e significativa ricezione del nuovo pensiero neoclassico espresso attraverso gli scritti di Winckelmann e di Mengs si dovette aspettare la pubblicazione delle prime traduzioni. La Storia delle Arti del disegno presso gli Antichi, per esempio, edita a Milano verso la fine del 1779, segnò di fatto l’inizio della fortuna editoriale di Winckelmann nella cultura italiana anche se suscitò tra gli intellettuali dell’epoca sentimenti alquanto controversi tra prudente approvazione ed aperta critica. Tra questi ultimi il noto illuminista milanese Pietro Verri che nelle sue lettere al fratello Alessandro manifestò chiaramente la propria diffidenza verso l’opera dello storico tedesco. La cultura italiana impiegò troppo tempo per scoprire i meriti di Winckelmann. Nessuna università o artista sottoscrisse le prime edizione che restarono sostanzialmente limitate ai circoli intellettuali privati all’interno dei quali spiccavano soprattutto teorici dell’arte, eruditi, collezionisti, filosofi e scienziati.
Del resto, ancora per tutto il settecento, le università costituivano le roccaforti della difesa oltranzistica della filosofia e delle scienze tradizionali opponendosi nettamente alle Accademie che rappresentavano i luoghi deputati alla ricerca culturale e scientifica.
Tra queste l’Accademia di Brera può essere definita quale prima materializzazione dell’edificio pedagogico ideale disegnato dall’Illuminismo con l’Encyclopédie, formatosi su valutazioni che spiazzarono la tradizione accademica italiana e svolsero un ruolo trainante nel progresso della regione.
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Monumento a Giuseppe Parini, di Gaetano Monti (1838), sullo scalone d’ingresso al primo piano del Palazzo di Brera a Milano.
Al suo nascere il Governo asburgico conferì a Giuseppe Parini l’incarico di stendere il piano preliminare di studi, avendo l’abate già argomentato in passato quanto i tesori della poesia e dell’eloquenza fossero idonei a scuotere gli animi accendendoli per la creazione d’arte.
“Ma conciossiaché le belle arti abbiano una somiglianza ed una relazione grandissima fra di esse; perché hanno principi comuni e perché i loro seguaci concorrono tutti ad un medesimo fonte, cioè la bella natura, che tutti si prefiggono di imitare e di esprimere, quindi è che tutte reciprocamente influiscono nel progresso delle altre……Posso io adunque sperare che, mentre, per eseguire i doveri del mio instituto, chiamerò la gioventù milanese allo studio dei grandi originali, e mostrerò i principi e i dettami del buon gusto, avvezzandola e ammaestrandola a ben sentire, a ben giudicare, a ben condursi nelle opere di lettere, verrò nel medesimo tempo a giovare all’architettura, alla scultura, alla pittura ed a quante altre arti dilettano per mezzo de’ sensi il nostro spirito e vengono sotto il titolo di belle.” (lettera di Giuseppe Parini al conte Giuseppe de Wilzeck -1768- membro del Consiglio superiore di economia a Milano).
Il Parini era anche convinto che fosse necessario riordinare le cariche dirigenziali dell’istituto per infondere nell’artista/studente quei valori umani e spirituali che solo l’esperienza di uomini appassionati potevano trasmettere. “Fra gli accennati individui, quelli che possono essere di grandissimo uso a vantaggio di un’Accademia di belle arti sono il direttore e il segretario. Quegli col sano interno regolamento promuove l’abilità e il merito; questi con la pompa esteriore degli atti, delle testimonianze e degli elogi distribuisce le corone ed eccita a nuove gare.” (Avvertenze intorno al segretario di un’Accademia di Belle Arti, Giuseppe Parini, aprile 1774). Il ruolo di maggior spicco attribuito al segretario sul direttore rientrava nell’ordine dei tempi e della tradizione poiché ad esso spettava il compito di mettere l’Accademia in rapporto con il pubblico mentre il direttore esercitava la sua autorità solo all’interno della scuola. E quali onori e oneri doveva avere questo segretario lo sentiamo proprio dalle sue stesse parole: “Vuol essere un uomo che abbia già dato saggio non mediocre del suo valore in alcuna di esse (arti), che sia notoriamente provveduto di buon giudizio e di gusto universale relativamente al bello e alle arti……vuol essere ornato di buoni studi, così intorno ai fatti della natura come intorno a quegli degli uomini; per poter anche da suo canto, sparger sopra i membri e sopra gli allievi dell’Accademia quei lumi, senza de’ quali gli artisti, anche se eccellentemente forniti da doti naturali, non arrivano mai a colpire il costume, l’espressione, l’evidenza, la grandezza, la sublimità. Vuol essere per doni di natura e per cognizioni acquistate grazioso e nobile parlatore, e l’eloquenza di lui debb’essere chiara, precisa, elegante, piena di vivacità e forza, per poter, secondo le occasioni che nell’Accademia si presentano, somministrar e aggiunger fuoco a quell’entusiasmo che, animando i giovani artisti, è solo cagione delle singolari opere d’arte che formano poi quell’innocente superbia delle nazioni e la insaziabile meraviglia di tutti i secoli.” E’ ragionevole intuire tra le righe le speranze del Parini a ricoprire la carica di primo segretario. Ma benché fosse altamente stimato si preferì cercare altrove. Gli studiosi vedono il motivo di questa scelta come una naturale conseguenza della nomina voluta dal Governo come presidente onorario dell’Accademia nella persona del Principe Antonio (Alberico XII) Barbiano di Belgioioso che in Milano veniva riconosciuto come “il giovin signore” del Giorno. Non sembrò conveniente mettere nelle stesso istituto il poeta e il principe e si preferì optare dapprima per l’abate Francesco Albuzio, un erudito che raccoglieva memorie sui pittori milanesi, sostituendolo due anni dopo con l’abate bolognese Carlo Bianconi che rivestirà questo ruolo per ben 24 anni. Un aristocratico e un ecclesiastico, non proprio un grande inizio per il nuovo progetto scolastico di natura illuminista. Ma si sa; ogni cambiamento richiede un adeguato lasso di tempo per essere realizzato in pieno. Del resto la neonata Accademia era ancora in fase di rodaggio e si dovrà attendere il 1786 con la ventata riformatrice di Giuseppe II e il Nuovo Piano Generale e Costituzionale per l’Accademia redatto da Pier Paolo Giusti (funzionario di governo già sotto Maria Teresa) per la sistemazione dell’istituto che raggiungerà organicità e razionalità con il suo grande riordinatore Giuseppe Bossi.
Ma quello che mi interessa qui prendere in considerazione è il primissimo periodo che copre il ventennio di segreteria del Bianconi, epoca estremamente fertile in quella Milano, centro economico e politico delle provincie austriache in Italia, che ricevette un assetto urbanistico tanto rapido, importante e incisivo da segnare la scena urbana in maniera inalterabile. All’interno di questo progetto, e in luogo delle antiche corporazioni delle Arti, l’Accademia di Brera doveva essere in grado di creare i nuovi formatori, artisti e artigiani, progettisti, sacerdoti e nobili ecc., che avessero pieno controllo delle necessarie conoscenze scientifiche e culturali che il periodo storico offriva (è interessante notare come la scuola sottoponeva a identica educazione sia gli operatori che i futuri committenti). Anche se l’ordinamento non aveva ancora raggiunto in pieno lo spirito illuminista, la scintilla ideologica che animava l’intero progetto era viva come non mai e la storia successiva dell’Accademia si articolò tutta grazie alla forza di questo preliminare proposito.
….continua….
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Il monumento a Winckelmann (si tratta di un cenotafio, un monumento funerario privo del corpo del defunto, che non fu possibile recuperare in quanto era stato sepolto in una tomba comune senza contrassegno distintivo), opera di gusto neoclassico dello scultore bassanese Antonio Bosa, professore all’Accademia veneziana, fu inaugurato il primo marzo 1833, e trovò collocazione al centro di una grande nicchia aperta nel ripiano più alto dell’ex cimitero, odierno Orto Lapidario in una illustrazione del 1854. 

Bibliografia
– La formazione superiore in età austriaca tra Pavia e Milano (1706-1740), in Almum Studium Papiense. Storia dell’Università di Pavia. Volume 2 Dall’età austriaca alla nuova Italia Tomo I L’età austriaca e napoleonica a cura di DARIO MANTOVANI, Milano, Cisalpino, 2015, pp. 25-42..
– Aldo Rossi, Scritti scelti sull’architettura e la città 1956-1972, a cura di Rosaldo Bonicalzi, Cooperativa Libraria Universitaria del Politecnico, Milano, 1988
– STORIA DI UN’IDEALE: DAL CLASSICISMO AL NEOCLASSICISMO – BELLORI, WINCKELMANN, MENGS, Alessandra Alonzo, Tesi presentata per il conseguimento della Laurea Magistrale in Storia dell’Arte,
– Il Neoclassicismo – Architettura, pittura e scultura, Di Autori Vari
– Christian G. Heyne e la ricezione di Winckelmann nell’Italia del secondo settecento, Stefano Ferrari, in Neoclassico, semestrale di arti e storia 19, pag.75
– S. Samek Ludovici, Il piano di riforma di P. P. Giusti per l’Accademia di Belle Arti di Brera in Milano nel 1786, Milano, Artigianelli, 1948
– E. Tea, Il professore Giuseppe Parini e l’Accademia di Belle Arti a Brera in Milano 1773-1799, Milano, Artigianelli, 1948

fonte: https://passionarte.wordpress.com

didattica neoclassica all'Accademia di Brera

– PERCHÉ PUÒ ESSERE STIMOLANTE E UTILE OGGI

Per dirla con le parole di Eco io non mi sento né “apocalittica” né “integrata”. Ma se mi si costringe a una scelta opterei senza esitazione per la prima definizione. Critica nei confronti del presente in cui vivo lo sono sempre stata ma allo stesso tempo non mi è mai mancato l’entusiasmo e l’anticonformismo verso tutto ciò che è avanguardia. Eppure oggi mi chiedo se la mia apertura mentale non stia avendo segni di cedimento e se il mio sentirmi contemporaneamente integrata e scollegata al presente sia un sintomo di vecchiaia o espressione di una necessità di cambiamento di rotta.
Naturalmente anche se il mio interesse gravita formalmente attorno al mondo dell’arte resta indiscutibile il suo collegamento con la società nel suo insieme. L’arte che col suo scorrere attraverso i secoli resta di fatto sempre “diversa” e sempre “uguale”. Diversa perché subisce le trasformazioni indotte dalla società e uguale perché mantiene una sua universale, primigenia e costante forza e natura. Ma si può dire lo stesso per l’arte contemporanea? Certamente sì, e al di là del prevalere degli aspetti commerciali speculativi, di cui comunque bisogna tener conto, essa ha seguito l’istinto di mettersi in discussione con un iniziale progressivo processo di smaterializzazione che però purtroppo, a mio parere, è giunto al suo limite più estremo e sta inesorabilmente precipitando in un vuoto assoluto dove tutto è arte e niente è arte. Così che di fronte alle avanguardie e post avanguardie con il loro essere contro tutto, contro l’estetica, contro la forma, contro il concetto di artista, contro il concetto di opera stessa, ci troviamo oggi completamente sommersi da una schiera di artisti che si ritengono tali senza averne qualità alcuna e ad opere che vengono ritenute tali senza per altro riuscire a comunicare nulla. Lo stesso Charles Saatchi, ritenuto uno dei maggiori “colpevoli” dell’impasse dell’arte contemporanea, in un’intervista al The Guardian ha svelato la degenerazione di quel mondo che lui stesso ha contribuito in gran parte a creare, trasformando le mostre in riti modaioli e glamour, facendo trionfare banalità, kitsch e provocazione fine a se stessa. https://www.theguardian.com/artanddesign/2011/dec/02/charles-saatchi-art-world-attack
Come uscire da questo pantano? Francamente non ho ricette pronte, tascabili e che si possano dire di utilità universale. Un giusto atteggiamento mi pare quello di rimettere in primo piano i valori di consapevolezza tecnica e concettuale che in fondo si esplicano attraverso lo studio del passato.
Mi trovo, e mi auguro in buona compagnia, immersa in quell’eterno scontro di forze che vede da una parte della barricata la tradizione legata al passato e dall’altra la necessità di superarla per renderla utile nel presente e in un prossimo futuro.
Ecco che allora cercherò di spiegare perché ritengo interessante il metodo didattico artistico neoclassico all’interno della neonata Accademia di Brera. Il punto di riferimento iniziale da cui partirò attraversa il periodo estremamente fertile sotto la segreteria di Carlo Bianconi (1778-1801), in quella Milano, centro economico e politico delle provincie austriache in Italia, che attraverso la laicizzazione degli spazi urbani si andava riordinando e rinnovando molto rapidamente.
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Vedute di Milano (1786-1792) – Acquaforte e bulino – Domenico Aspari punta a rappresentare la città di Milano così come si presenta alla fine della Settecento con le sue monumentali architetture moderne e i resti delle rovine del passato, le une e le altre, però, sempre inserite in un animato e realistico quadro di vita sociale che le rende vive, cioè immesse nel flusso della contemporaneità.
All’interno di questo progetto, e in luogo delle antiche corporazioni delle Arti, l’Accademia di Brera creò i nuovi formatori, artisti e artigiani, progettisti, sacerdoti e nobili ecc., in grado di possedere il pieno controllo delle necessarie conoscenze scientifiche e culturali che il periodo storico offriva.
Ma per quale motivo lo reputo stimolante e utile per il presente? Sebbene mi soffermerò solo sulle arti belle credo che il discorso possa valere per ogni ambito culturale. E’ innegabile che attualmente tutto il sistema scolastico italiano versi in uno stato di fallimento totale. Ragion di più me ne dispiaccio personalmente avendo una figlia che ha dovuto affrontare tutto il suo percorso scolastico in quelle che molti definiscono le peggiori riforme statali del settore.
In questo momento storico sono convinta sia oltremodo necessario rivolgerci di nuovo al passato per condurre un dibattito di formazione scolastica elevato ed adeguato alla modernità proprio in ragione del fatto che, anche se in modo diverso, si stanno manifestando gli stessi sintomi che portarono gli uomini dell’illuminismo a contrastare, attraverso l’uso della ragione, il buio dell’ignoranza. Un’ignoranza, ahimè, oggi spesso dotata di laurea che conferma la tesi che non è necessario o sufficiente studiare se non si è in grado di applicare la ragione. Oltre al sistema di formazione è indispensabile ripensare agli educatori, mestiere che può essere svolto solo da pochi eletti. In realtà la maggior parte degli insegnanti al giorno d’oggi si approccia a questo mestiere senza vocazione ma in sostituzione di un obbiettivo lavorativo non andato a buon fine. Né va dimenticata la ragione di una società che richiede un master, anche se alla fine ti toccherà andare a fare il netturbino, scaraventando una moltitudine di giovani ad accaparrarsi una laurea qualsiasi senza averne attitudine alcuna. Del resto in queste scuole basta imparare a memoria i libri e qualcosa ne verrà fuori. Ragion per cui l’ignoranza perversa. Mi scuso per l’approssimazione del tema; i problemi che affliggono la scuola italiana sono molteplici e riflettono comunque uno stato sociale in pieno disfacimento.
“Nelle scuole si deve insegnare tutto a tutti: ciò non significa che tutti devono acquistare conoscenza di tutte le scienze e di tutte le arti, perché ciò non è per sua natura né utile né possibile a nessuno (…). E tuttavia tutti devono imparare a conoscere il fondamento, la ragione e il fine di tutte le cose principali, perché chiunque è messo al mondo, c’è messo non soltanto perché faccia da spettatore, ma da attore”. Anche se può sembrare un concetto ideologico illuminista il passo evidenziato qui sopra è di Giovanni Amos Comenio, (1592 –1670), considerato il primo pedagogista della storia dell’educazione moderna, e contiene i fondamenti ideologici dell’educazione. Insegnare a tutti le basi (Comenio auspicava una scuola dell’obbligo per maschi e femmine sino all’età di 12 anni) diversificando il percorso successivo in base alle capacità e volontà individuali.
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Václav Brožík, Ritratto di Giovanni Amos Comenio, 1891
In pratica queste basi dovrebbero servire all’uomo per pensare con la propria testa, concetto poi sviluppato con l’illuminismo, e cioè acquisire gli strumenti per governare se stesso nel modo migliore. Messa così sembra persino di facile attuazione; in realtà siamo ancora in attesa di una concreta realizzazione. Ed è lecito chiedersi come mai l’umanità, nonostante i progressi tecnici, anziché entrare in uno stato civile continui a sprofondare in un nuovo genere di barbarie e a ridurre l’uomo oggetto d’analisi a scopo di dominio e manipolazione. L’industria culturale trasforma la cultura in merce oggetto di scambio come tutte le altre merci ed esercita grande potere sul consumatore tramite la radio e il cinema, i quali portano lo spettatore ad identificarsi con realtà ridotta ad una serie di personaggi stereotipati che indeboliscono l’immaginazione e riducono ogni capacità di resistenza di fronte alla realtà esistente. Mi piacerebbe averlo scritto io stessa ma si tratta del pensiero espresso nel 1942 nella Dialettica dell’Illuminismo di M. Horkheimer e T.W. Adorno, e basta aggiungere a radio e cinema, tv e internet e siamo in piena contemporaneità.
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Max Horkheimer (a sinistra), Theodor Adorno (a destra) in una foto del 1965
Se consideriamo la cultura settecentesca quale momento inaugurale dell’autocoscienza del moderno può essere interessante riscoprirne l’essenza o semplicemente ripescare un po’ di buon senso, anche davanti alle teorie di Adorno e Horkheimer che mostrarono come la ragione illuministica fosse per definizione votata al suo ribaltamento.
Una verifica della didattica illuminista, e dunque dell’esordio del moderno, può aiutare a difendere e rilanciare le condizioni necessarie per una nuova disciplina del lavoro, nel nostro caso artistica, non isolata ma relazionata alle dinamiche sociali e produttive della realtà in cui viene ad operare, che non si conclude in un solo stimolo per una produzione artistica individuale ma che si inserisce come mestiere nella realtà operativa contemporanea, in netta opposizione al percorso che l’arte attuale sembrerebbe aver intrapreso dominato da interessi mercantili che la riducono a produzione e promozione di opere da sfruttare economicamente.
Lungi da me ogni pretesa ideologica di “illuminare” le zone d’ombra che riguardano il nostro attuale contesto culturale; questo mio interesse lo definirei un moto di resistenza irriducibile. E nonostante io mi renda conto di quanto possa sembrare un progetto fin troppo ambizioso mi chiedo se, dopo tanti anni di avanguardie artistiche arrivate ormai a un punto di non ritorno, il cui nume tutelare fu Marchel Duchamp, non sia giunto il momento di riscoprire modelli di apprendimento e quadri di riferimento estetici ben precisi. Attenzione perché non intendo auspicare con ciò un ritorno all’accademismo o a un nostalgico passato, ma a un saper fare arte e artigianato partendo dalle regole fondamentali di armonia ed equilibrio, bello ideale, abc dell’arte, risorsa educativa come punto di partenza da acquisire per poi eventualmente destabilizzare sino a condurre a nuove creazioni artistiche. E ne parlo a maggior ragione avendo a che fare ogni giorno con operatori del campo dell’arte che non conoscono nemmeno le regole fondamentali del chiaro scuro, addestrati ormai all’interno degli istituti d’arte a decostruire (postmoderno) prima ancora di costruire.
Nessuna strategia artistica può più fare a meno di una strategia teorica.Mario Perniola, L’arte espansa (Einaudi 2015)
Da tempo ormai si sente parlare di nuovo realismo (Maurizio Ferraris) e di un ritorno all’autenticità (Edward Docx) che ha trovato, seppur in modo esiguo, un seguito in determinati ambiti sociali, come per esempio lo slowfood, i prodotti a km 0, la nuova moda delle star di mostrarsi senza photoshoppature, una ricerca di un senso perduto, una fame di verità (anche se alla fine in tutto questo marasma di informazioni è persino difficile individuare chi ne è il vero portatore) e di un riavvicinamento alla natura, lontano dalla società dei consumi, che vuole altresì sganciarsi persino dalle nuove tecnologie. Se esiste in fondo questa esigenza, credo anche in chi non è tangibilmente cosciente, non è utopistico rivangare un po’ tra le pieghe del passato, che naturalmente non si esaurisce e non trova pieno completamento in questo mio esiguo contributo.
Paola Mangano
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Johann Heinrich Füssli, Disperazione dell’artista davanti alle rovine antiche; acquerello a seppia; 1778-1780; Raccolta civica stampe Bertarelli, Milano.

fonte: https://passionarte.wordpress.com

nuova eugenetica

l’ecatombe mondiale e il vilipendio dei non nati.

Aborto e crescita demografica- la crescita demografica: una ricchezza della quale non disponiamo- vite strappate dalla terra- l’industria dell’aborto- l’incedibile storia di padre D’Ascanio, il prete contro l’aborto- ONU, OMS, UNICEF, WWF e la cultura della morte- Il caso del virus Zika: un’epidemia artificiale- La lotta delle ONG in Africa per diffondere l’aborto- Il caso degli aborti in Cina e il vilipendio dei non nati- la riproduzione umana nell’immaginario mondialista-
A cura di Floriana Castro AgnelloUntitled-1-720x14
ABORTO E CRESCITA DEMOGRAFICAUntitled-1-720x14ABORTO 6Nei giorni scorsi si è discusso sulla proposta del vice presidente del partito polacco Diritto e Giustizia, Beata SzydłoLa proposta polacca intendeva cancellare la legge che in Polonia consente l’aborto. La motivazione fornita dal governo era di incrementare le nascite, ormai decimate in tutto il mondo occidentale a causa della selezione incivile che sopprime la vita di migliaia di bambini. Una preoccupazione più che legittima: infatti la Polonia -dove la denatalità ha toccato record storici-, sta subendo anche lo stress provocato dal grande caos americano in Ucraina, Il regime di Kiev ha ridotto il paese a un buco nero, causando a tutt’oggi l’emigrazione di migliaia di profughi ucraini in Polonia. Quindi con la crescita demografica si manterrebbe sicuramente intatta ancora per molti anni la cultura polacca, ma si darebbe anche uno slancio economico all’accasciato Paese: solo pochi Paesi sembrano infatti aver capito che popolazione fa rima con ricchezza, nonostante tutte le ramanzine che ogni giorno ci propinano, ossia le cosiddette teorie “malthusiane” (un po’ datate a dir la verità) sul problema del sovraffollamento globale, la mancanza di risorse per tutti ecc.
Untitled-1-720x14LA CRESCITA DEMOGRAFICA, UNA RICCHEZZA DELLA QUALE NON DISPONIAMOUntitled-1-720x14ABORTO 10In un discorso tenuto nel 2008, un politico potente come Zbigniew Brzezinski ammette senza difficoltà:
“Forse un tempo era più facile controllare un milione di persone, anziché ucciderle fisicamente. Oggi è infinitamente più facile uccidere un milione di persone piuttosto che controllarle.”
Per l’allora consigliere per la politica estera, Brzezinski del neo eletto presidente Obama “E’ più facile uccidere che controllare”. Risalendo all’indietro nel tempo sino alla fine del 1974, un altro protagonista della politica statunitense e internazionale, Henry Kissinger sottoscrive, insieme all’allora presidente Nixon, un piano adottato meno di un anno dopo da Gerald Ford. Si tratta del National Security Study Memorandum 200‘Implicazioni derivanti dalla crescita della popolazione per la sicurezza e per gli interessi oltremare statunitensi’che presenta nero su bianco la necessità di eliminare 3 miliardi di persone dalla faccia della terra. Ogni strumento è lecito per impedire la crescita della popolazione mondiale, a beneficio solo dell’èlite. E’ questo infatti il fine di tutte le campagne contro la vita, ma questo sembra che l’abbiano capito solo alcuni paesi ex comunisti: i primi che hanno introdotto nella loro legislazione l’aborto, sono oggi i primi a voler rimediare a tanti danni che ha causato. Perchè è fuori dubbio che la pratica dell’aborto, oltre ad essere un crimine ingiustificabile, impoverisce anche le Nazioni che lo praticano. Ma siccome Chesterton aveva vaticinato che sarebbe arrivata un’epoca in cui si sarebbe lottato per dimostrare che 2+2 fa 4, tiriamo un sospiro e procediamo nell’umiliante compito.
urlIn GERMANIA la superficie è 357 mila km per 228 abitanti per ogni Km. In MADAGASCAR la superficie è di 587 mila Km e 36 abitanti per ogni Km. Ma i tedeschi buttano il cibo nella spazzatura, mentre in Madagascar fanno spesso la fame. In INGHILTERRA la superficie è di 130 mila e 400  km² con 407 abitanti per ogni km. Il CONGO ha una superficie di 2 milioni e 300 mila km² e 33.abitanti per ogni km. Anche qui vale lo stesso discorso per il caso precedente. Potrei continuare all’infinito. Ma spero che abbiate capito che l’aumento demografico è stato motore di sviluppo, dall’epoca delle colonizzazioni greche, alla Rinascita dell’anno Mille, alla rivoluzione industriale, ecc.. Leggendo i dati – facilmente reperibili su qualsiasi testo di quinta elementare si capirebbe benissimo che la povertà non è assolutamente determinata dall’eccesso di popolazione. Questo lo sanno tutti. Lo sanno anche i media, i promotori dell’aborto, dell’immigrazione selvaggia e anche coloro che li foraggiano che per far accettare alle masse l’invasione “siriana” (sessualmente feconda tra l’altro…) propongono lunghi editoriali denunciando dati allarmanti: “L’Italia, un paese di vecchi”, o ancora l’età media è di 55 anni” o “L’Italia non cresce” ecc. Ovviamente i lecchini si guardano bene di dire che negli ultimi 40 anni solo in Italia si è sterminato un bambino su tre.L’unica soluzione, a detta di questi signori, sarebbe la sostituzione razziale e non la cessazione di un crimine che ha reso per forza vecchio e debole questo paese.
Untitled-1-720x14VITE STAPPATE DALLA TERRAUntitled-1-720x14ABORTO 5Dopo il mondo comunista -che ha introdotto per per primo l’aborto nella sua legislazione nel 1920- è quello anglosassone, inglese e americano – storicamente protestante, liberale e capitalista – ad introdurre l’aborto. La prima è l’Inghilterra, nel 1968.
Negli Stati Uniti, la Corte Suprema di Giustizia, con sentenza del 22 gennaio 1973, è giunta ad ammettere l’aborto fino a sei mesi. In questa patriottica Nazione tra l’altro fino al 2002 – la pratica era di sopprimere i superstiti dell’aborto, per strangolamento o soffocamento, lasciandoli morire, o buttandoli via se i bambini fossero nati vivi. Questo perdurò fino poco tempo fa (5 agosto 2002), quando Bush ha firmato la straordinaria legge per la «protezione dei nati vivi».
I termini per abortire subiscono progressivi allargamenti. Si giunge a permettere un aborto molto tardivo, fino alla trentaduesima settimana, che viene così descritto da Il Giornale del 18 gennaio 1997: «La tecnica consiste nel far nascere il bambino fino ad un certo punto. L’ostetrico lo fa scendere intatto, fino a quando la testa non esce dal grembo della madre. A questo punto inserisce un paio di forbici da chirurgo nella base del cranio, le apre, allarga il buco e il cervello viene succhiato fuori. In questa maniera la testina si riduce e può essere estratta».
Nel marzo 2016 nell’ospedale “Santa Famiglia” di Varsavia, in Polonia in seguito ad un l’aborto fallito, il bambino (down…) è stato lasciato in agonia per circa un’ora prima di morire. Un caso che sta aprendo polemiche fortissime in Polonia, dopo che il canale televisivo Republika ha riportato la notizia dell’aborto fallito. (clicca qui)  Lo scrittore Gianluca Gatta nel suo libro “Aborto: una storia dimenticata” ci narra di alcuni casi, anche italiani di aborto/infanticidio attraverso isteretomiaCon questa tecnica si effettua una sorta di taglio cesareo dopodiché si asporta manualmente il nascituro. Riguardo a questa ultima tecnica abortiva è bene rendere noto che a 21 settimane (circa 5 mesi dal concepimento) il nascituro è perfettamente formato e addirittura capace di sopravvivere al di fuori del ventre materno, se aiutato con opportune cure. A tal riguardo un caso clamoroso si verificò nel giugno 1988 a Pavia.
ABORTO 8Al Policlinico S.Matteo i medici avevano deciso di provocare un aborto perché non riuscivano più a sentire il battito cardiaco del nascituro, che aveva allora 4 mesi e mezzo. Appena fuori il bambino cominciò a urlare, fu messo allora in incubatrice dove restò fino ai nove mesi. Un’altra vicenda, conclusasi questa volta tragicamente, riguarda invece il famoso caso della clinica Mangiagalli a Milano. Nel settembre 1987 venne abortito un bambino di 21 settimane perché affetto da sindrome di Klinefelter: era ancora vivo quando venne tagliato il cordone ombelicale ma venne lasciato morire. Una vicenda simile accadde a Londra un mese prima, nel luglio 1987: una bambina, abortita alla 21° settimana, aveva cominciato a respirare ma venne abbandonata su un vassoio di metallo in sala operatoria; morì dopo tre ore, dopodiché venne chiusa in un sacco e buttata in un inceneritore!
Untitled-1-720x14L’INDUSTRIA DELL’ABORTOUntitled-1-720x14aborto 1Il Prof. Claudio Giorlandino, celebre ginecologo, racconta di aver visto «coppie scegliere l’aborto solo perché il feto aveva sei dita ai piedi (operabilissime, com’é ovvio)», e addirittura procedere in questo modo con «aborti a ripetizione».
Il Prof. Bompiani, riferisce che da una indagine scientifica condotta su 1.020 nascituri sottoposti ad amniocentesi in quanto si sospettava che sarebbero nati infelici, ben 899 risultarono e nacquero perfettamente sani. Ma sarebbe stato lecito sopprimere queste vite se queste avessero veramente presentato malformazioni o altre anomalie? C’è da chiedersi a questo punto chi siano i veri nazisti! I resti dei bimbi uccisi con l’aborto subiscono inoltre le fini più assurde: non ritenuti idonei per la vita valgono molto per altri scopi più impensabili, oltre che essere utilizzati per esperimenti della nuova eugenetica. I bambini abortiti, spesso buttati nelle immondizie, nel lavandino tritatutto, scaricati nel Tevere a Roma, vengono utilizzati anche per la cosmesi. Il Corriere della Sera, del 31 marzo e del 1º aprile 1994, racconta che l’Istituto Cosmetico Merieux di Lione, in Francia, «lavora» diciassette tonnellate di materiale umano ogni giorno, di cui una tonnellata viene importata dalla Russia. Ma non solo.
sperimentazione_fetoIn Gran Bretagna arriva il via libera al primo esperimento nella storia del Paese che modifica geneticamente gli embrioni(clicca qui) ma i responsabili specificano che gli esperimenti riguarderanno solo i “bambini morti per aborto spontaneo”, è lecito dubitare di questa scusa. Infatti,Obama, secondo il “Washington Post” da il via libera ai fondi federali per la ricerca sulle cellule staminali embrionali ponendo fine -dice- all’era proibizionistica di Bush. E’ quanto prevede la bozza delle nuove linee guida sul tema elaborate dall’amministrazione Obama e che saranno emanate dal National Institutes of Health (Nih), ovviamente finanziate con denaro pubblico.(clicca qui)
L’industria degli embrioni è ormai un business in forte ascesa. In Inghilterra, a motivo della Legge che ha liberalizzato l’aborto, è nata «l’industria dell’aborto». Sull’esistenza e sul dilagare di questa realtà abbietta nessuno più dubita. C’è tutta un’organizzazione «industriale» per convogliare le «clienti» a determinate cliniche, per fare pressione sulla donna incinta ancora dubbiosa se abortire. Impressionante a questo proposito il libro “Bambini da bruciare” (del 1974) risultato di un’indagine svolta minuziosamente presso cliniche e medici di Londra da due giornalisti, in partenza favorevoli all’aborto. Medici, ostetriche, infermiere, assistenti sociali, direttori di cliniche specializzate, in Londra, tutti ben collegati fra loro in una sapiente organizzazione per accaparrarsi le donne che vogliono abortire, o per indurle all’aborto se hanno esitazione.
INDUSTRIA DELL'ABORTONascituri vitali venduti come «cavie» a ditte farmaceutiche per fare esperimenti, oppure venduti a ditte di cosmetici, per farci saponi! Uno dei due giornalisti si presenta a un professore che fà gli aborti e gli chiede di poter acquistare i feti estratti. Dice il professore al giornalista:«Molti dei bambini che ottengo sono già belli e completi e vanno avanti a vivere per un po’, prima che li eliminiamo. Una mattina ce n’erano quattro, uno vicino all’altro, che strillavano come disperati. Non ho avuto il tempo di ucciderli nell’inceneritore; c’era tanto di quel grasso animale che avrebbe potuto essere commerciato»
Untitled-1-720x14L’INCREDIBILE STORIA DI PADRE D’ASCANIO, PRETE ANTI-ABORTISTAUntitled-1-720x14ABORTO 3Dopo l’Inghilterra e l’America, l’aborto viene introdotto in Germania, in Francia (1975) e gradualmente in quasi tutti i Paesi d’Europa: rimane fuori l’Irlanda cattolica (EIRE), grazie anche a Niamh Nic Mhathuna, presidente di Youth Defence, vincitrice per sette anni del titolo per la migliore musica tradizionale irlandese, arrestata cinque volte per aver fatto circolare letteratura contro l’aborto. Mentre in Italia e nel resto dell’occidente gli abortisti tengono velenosamente d’occhio quei movimenti pro-life, che a distanza di oltre 40 anni dalla legge 194 sull’aborto, continuano coraggiosamente a promuovere il diritto alla vita.L’Unione Europea minaccia l’Italia, colpevole (a suo dire) di avere il 67% di medici obiettori di coscienza con grande soddisfazione della sindacalista Susanna Camusso e dei sindacati. Sindacati che dovrebbero -in teoria- garantire i diritti dei più deboli. Ma nella pratica garantiscono la difesa dei “valori europei”. Valori che continuano a devastare le economie e la crescita soprattutto dei paesi mediterranei. (clicca qui) Comunque sia, vista la situazione di concreta subalternità, l’abrogazione della legge sull’aborto, sembra un obiettivo di difficile raggiungimento nonostante in Italia -grazie alle campagne informative che hanno definitivamente mostrato cos’è veramente l’aborto- gli anti-abortisti si aggirano attorno il 65%. Il sito degli atei (uaar.it), sotto il titolo «Per la laicità dello Stato», idolo ateo a cui si sacrifica ogni vero valore, e «Il pericoloso estremismo cattolico antiabortista», segnala, ad esempio, che il movimento aquilano guidato da Padre Andrea D’Ascanio, che fondò nel 1973 l’associazione “Armata Bianca” per volontà di San Pio da Pietrelcina.L’associazione si è poi sviluppata sulle linee ecclesiali di Giovanni Paolo II nella lotta per la difesa della Vita realizzando per la prima volta a L’Aquila e poi nel mondo il seppellimento dei bimbi vittime dell’aborto.
Padre D'Ascanio a Mosca con la statua della Madonna di Fatima
Padre D’Ascanio a Mosca con la statua della Madonna di Fatima
L’Uaar, ha scritto che Padre D’Ascanio, con una «scena folkloristica» ha osato erigere nel cimitero della città un monumento ai «bambini mai nati», e che lo stesso movimento organizza a Novara «un macabro funerale di feti, ogni fine mese». Macabro sarebbe dunque il funerale, non l’uccisione! Eppure, su uno dei giornali più schiettamente abortisti, l’inviato nella cittadina piemontese, Maurizio Crosetti, descrivendo uno di questi «macabri funerali», fà notare come le creature «che qualcuno chiama “bimbi”, qualcun altro “rifiuti speciali ospedalieri”, oppure “residui di sala operatoria”, o ancora “prodotti abortivi”», a Novara, invece di finire nei soliti «sacchetti di plastica o nei secchi dove radunano gli embrioni», hanno «piccole bare di dieci centimetri che un artigiano dell’Aquila prepara per questi funerali senza nome e senza memoria». Tanta è l’avversione del potere ad una simile opera che Padre Andrea D’Ascanio è poi finito in un incredibile processo in cui veniva accusato addirittura di pedofilia! (clicca qui)
Untitled-1-720x14ONU, l’UNFPA, l’UNICEF, OMS, WWF E LA CULTURA DELLA MORTEUntitled-1-720x14L’aspetto più terribile delle teorie contro la crescita demografica è che sono predicate a gran voce, da organizzazioni internazionali come l’ONU, l’UNFPA, l’UNICEF e la Banca Mondiale, le quali, di conseguenza, hanno tratto le logiche conclusioni, anche riguardo al modo di spendere i soldi che ricevono: non è il cibo, non sono le medicine, non è lo sviluppo, che, anzi, permettono e allungano la vita, ad abbisognare ai Paesi poveri, quanto semmai i contraccettivi, gli aborti e le sterilizzazioni, anche forzati. Il quotidiano israeliano “Haaretz” denunciò il caso delle donne etiopi che dovevano essere sottoposte rigorosamente a sterilizzazione forzata prima di tornare in Israele. Ma questo succede anche in Perù. Con l’amministrazione Fujimorisono state sterilizzate forzatamente oltre 200.000 persone con campagne coercitive che impedivano alle coppie che avrebbero voluto sottrarsi alla sterilizzazione, l’accesso ai servizi sanitari, persino ai figli già nati! Ma questo succede anche in Svizzera ed è tutto rigorosamente documentato! I responsabili di questi crimini contro l’umanità -oltre ai governi che lo permettono- è l’OMS (organizzazione mondiale della sanità).
aborto su un bambino cinese
aborto su un bambino cinese
Negli anni 90 l’OMS organizza una campagna straordinaria di vaccinazione contro il tetano in tutti i Paesi a rischio di questa malattia. La campagna di vaccinazione viene destinata esclusivamente alla popolazione femminile e con un’età compresa tra i 15 e i 45 anni. Solo individui di sesso femminile in età fertile può contrarre il tetano? Questo è ciò che ha pensato un comitato locale provita, che fa analizzare il vaccino anti-tetano utilizzato. Si scopre che all’interno, il vaccino è arricchito con un ormone, capace di bloccare l’impianto dell’ovulo fecondato all’interno dell’utero: in buona sostanza provoca un aborto spontaneo quando comincia la gravidanza. In realtà, L’UNICEF, l’UNFPA, il WWF, ecc… associazioni che raccontano di dedicarsi alla pace, all’infanzia nel mondo, alla salute, diffondono invece la morte, sostenendo l’aborto e la sterilizzazione forzata tramite avvelenamento delle acque o altri espedienti. Si pensi solo che l’OMS, organizzazione onusiana per la sanità mondiale, ha fatto studiare, sulla scia di quelli usati per limitare la proliferazione di ratti e conigli, contraccettivi per l’uomo, la cui «somministrazione forzosa» avverrebbe, ad esempio, tramite vaccino anti-influenzale 58! (monia benini-sterminio segreto)
Untitled-1-720x14IL VIRUS ZIKA L’EPIDEMIA ARTIFICIALEUntitled-1-720x14microcefaliaNell’inverno del 2016 scoppia l’ennesima sospetta “epidemia” . Un virus alla quale è stato dato il nome di Zika, il cui contagio avverrebbe tramite una puntura di zanzara del genere Aedes. Nessuno a tutt’oggi è riuscito a spiegare chiaramente quali siano i danni da esso provocati. Si tratta solo di una trentina di casi sospetti sulle migliaia di nati nell’area interessata, una correlazione troppo debole per giungere a delle conclusioni, come affermato anche dalla stessa OMS. Gli effetti sembrano lievi e meno letali rispetto a quelli di una comune influenza. Eppure i signori dell’ONU, e dell’OMS sono subito scesi in campo insieme alla International Planned Parenthood Federation,  sostenendo che che la malattia “potrebbe” portare a microcefalie nei feti, se contratta dalle madri durante la gravidanza. Da qui parte la campagna ONU: L’allarme è grave. Il rimedio però esiste, basta adottarlo, subito, ed è anche semplice: aborti a tappeto e legalizzati per tutte le donne incinte. Così funzionano le campagne degli degli ecocatastrofisti. L’ONU a quanto pare ha un’unica ricetta per tutti problemi dei paesi in via di sviluppo, che i loro problemi siano la fame o le malattie, la medicina è sempre la stessa: preservativi e aborto. Nel nome dei “diritti” umani, s’intende.
michael tolleyMa esaminando un po’ più da vicino “l’allarme Zika, la prima cosa che scopriamo che è stata ampiamente taciuta, è che all’origine della diffusione anomala di zanzare Aedes aegypti, sta un’infelice operazione portata avanti dalla società Oxitec specializzata nel controllo delle popolazioni di insetti con metodi innovativi. Nel caso specifico l’Oxitec ha operato con l’intenzione di ridurre il numero di zanzare Aedes aegypti che sono vettori anche della febbre Dengue, a tal fine la società nel 2015 ha liberato nell’ambiente interessato un elevato numero di zanzare maschio modificate geneticamente per dare larve destinate a morire prima di diventare a loro volta zanzare, come testimoniato da un loro comunicato: Oxitec mosquito works to control Aedes aegypti in dengue hotspot. Quello che la Oxitec non ha però considerato adeguatamente, sebbene ne fosse pienamente a conoscenza, è che la sterilità programmata di queste zanzare modificate è annullata dalla presenza dell’antibiotico tetraciclina, come testimonia un documento della stessa Oxitec. Il documento in cui si parla del  rischio dell’utilizzo della zanzara geneticamente modificata in aree con presenza di tetraciclina è stato inizialmente classificato come riservato (enzo pennetta)
La Bonino, grandissima sostenitrice dell'aborto negli anni 70, oggi si batte per l'eutanasia. Nella foto eccola praticare un aborto con una pompa di bicicletta!
La Bonino, grandissima sostenitrice dell’aborto negli anni 70, oggi si batte per l’eutanasia. Nella foto eccola praticare un aborto con una pompa di bicicletta!
Il virus ci ricorda molto quell’incidente di Seveso del 1975, nella fabbrica chimica ICMESA dove avvenne un’esplosione che provocò una fuga di gas altamente tossico. Si trattò molto probabilmente di un false flag, sulle cause comunque non si indagò… Ad ogni modo tutti i bambini nati risultarono tutti sani nella norma. Ma nonostante ciò, l’incidente di Seveso fu un pretesto molto significativo per la piena legalizzazione dell’aborto (in Italia lo sarebbe diventato tre anni più tardi 1978) e per accusare la Chiesa Cattolica -schieratasi con veemenza contro l’aborto- di oscurantismo. Che il virus sia scoppiato proprio nei territori dell’America latina non è un caso. In quei territori infatti l’aborto è ancora illegale e molto poco praticato anche clandestinamente. Nei paesi latinoamericani dove è concesso, viene inoltre praticato con numerose limitazioni. Soprattutto nelle zone rurali la fecondità rappresenta un grande beneficio per le famiglie che possono impiegare i figli per i lavori nei campi. Da considerare anche la profonda religiosità dei latino-americani, non ancora entrati pienamente nell’”american/european dream”, quindi ancora in stato di veglia, e in grado di vedere l’aborto per ciò che è: un macabro assassinio di innocenti. Da qui si è tornati ad accusare la Chiesa Cattolica di essere la responsabile di tutti i danni dell’umanità. Un articolo pubblicato dalla Bbc il 29 gennaio porta questo titolo eloquente: “Il dilemma dell’aborto. Leggi e consuetudini nella cattolica America Latina”.L’articolo spiega che, occorre rimuovere degli ostacoli culturali e legali dei quali è responsabile l’influenza della Chiesa cattolica. (clicca qui) Ecco qual è il problema dell’America Latina…
Untitled-1-720x14LA LOTTA DELLE ONG IN AFRICAUntitled-1-720x14 L’imposizione dell’aborto è diventata l’obiettivo principale della comunità internazionale, soprattutto nelle regioni pro-life dell’Africa e del Latino America. Anche in Africa il rimedio da contro tutti i mali dei vari paesi africani sarà la lotta contro la criminalizzazione dell’aborto per dare agli africani la possibilità di assaporare in pieno tutte le gioie del sesso senza noie e senza imprevisti.ABORTO 2Organizzazioni come Planned Parenthood, Istituto Guttmacher, il Fondo per la Popolazione e lo Sviluppo delle Nazioni Unite e la Banca Mondiale sono tra quelle che stanno esercitando forti pressioni sui paesi con una solida legislazione pro-vita nel continente africano, dove avvertono sull’altissima mortalità delle donne, non causata dalla miseria, dalla mancanza d’acqua e dalle precarie condizioni igienico-sanitarie in cui tutti, uomini, donne e bambini sono costretti a vivere, bensì dalle difficoltà delle donne ad accedere all’aborto! Il continente africano, con una cultura che valorizza la vita umana dal concepimento alla morte naturale, che riconosce il vero valore della maternità e valuta l`importanza della famiglia è un’area dura e tenace, difficile da persuadere. Quest`impermeabilità è stata dimostrata nella 48º Sessione della Commissione di Popolazione e Sviluppo delle Nazioni Unite, tenutasi alla fine d`aprile a New York. All`incontro si discuteva sul futuro della popolazione ma, soprattutto sul futuro dei diritti sessuali e riproduttivi. Il prossimo obiettivo è la campagna abortista in Uganda, dove gli ugandesi desiderano ancora avere famiglie numerose e condannano con veemenza l’aborto. In Nigeria, dove l’aborto è legale seppur con alcune restrizioni, in seguito agli attentati terroristici per mano di Boko Haram, che rapì e stuprò 700 donne nigeriane, gli Stati Uniti hanno affermato che aiuteranno il governo nigeriano a combattere il terrorismo, ma prima devono riformare la legislazione sull`aborto! (clicca qui)
url-2La Corte Africana dei Diritti dell’Uomo, con il Protocollo di Maputo del 2015può contare sul sostegno internazionale di lobby e ONG per promuovere l`aborto in tutti i paesi africani. Infatti, questo documento è stato elaborato grazie alla collaborazione dell’ONG “IPAS” che “ha contribuito sulle questioni relative ai “diritti sessuali” e riproduttivi. (clicca qui)
Aborto, contraccezione, gender, matrimoni tra gay e altre diavolerie ispirate da “entità superiori” nelle conventicole notturne dove lor signori incappucciati si riuniscono per poi proporli in giacca e cravatta di giorno alle masse. Queste sono le condizioni alla quale i paesi sottosviluppati (per colpa di altri) devono piegarsi per ricevere le elemosine dei neocons! Questo ricatto lo aveva denunciato tempo fa anche il cardinal Robert Sarah. Incitare le povere donne del «Terzo Mondo» ad uccidere i loro figli non è un esempio di filantropia bensì promozione del genocidio. La stessa scienza economica ci assicura che non sono i na­scituri i responsabili della fame, dell’emarginazione, della discriminazione. Al contrario, la fertilità di un popolo può costituire uno dei fattori della sua ricchezza. Il premio per i paesi africani che accolgono di buon grado i disegni dei neocons è ambitissimo: gli africani, provenienti da paesi in linea con le dritte occidentali -e quindi sazi e idratati- potranno essere impiegati per il piano Kalergi, ossia la fecondazione delle donne occidentali “liberate” già da tempo da medievali oscurantismi. Non è un caso che sulle nostre coste vediamo arrivare solo virili, sani, forti e ben pasciuti africani, e mai quelli che versano veramente nella miseria e nella malattia. I primi, hanno meritato questa vacanza-missione a spese degli Stati Europei, anzi dei cittadini europei.
Untitled-1-720x14IL CASO CINESE E VILIPENDIO DEI NON NATIUntitled-1-720x14url6Fu proprio la patria dei neocons e dei pianificatori della Repubblica universale, gli USA appunto che lanciò il motore dell’abortismo nel mondo, finanziandolo e promuovendolo in Europa (tramite associazioni di family planning, le solite agenzie dell’ONU: l’UNFPA, l’UNICEF e altre), ma soprattutto nel Terzo Mondo, in Cina -fino alle feroci proteste che hanno chiesto il taglio dei finanziamenti USA al governo cinese che impone con la violenza l’aborto alle coppie che hanno già un figlio.
Chai Ling, ex leader di Tiananmen, riferisce:“Aborti e sterilizzazioni forzate, aborti selettivi su feti femminili e infanticidi continuano ad essere praticati in Cina da impiegati responsabili del controllo sulla popolazione. Il fatto è che queste operazioni sono finanziate dall’Onu, e da altri organismi internazionali. In questo modo, tutti i Paesi sono implicati in questa enorme ecatombe, definita “cento volte superiore al massacro di Tiananmen, che accade alla luce del giorno, ripetuto ogni singola giornata”. (clicca qui)
Ma vediamo uno dei tanti esempi concreti citati sulla stampa italiana. Riferisce Sette, inserto de Il Corriere della Sera, del 10 agosto 2000: «Non ci hanno dato nemmeno il tempo di dargli un nome. Me lo hanno strappato dalle braccia e lo hanno scaraventato a terra, si è sentito un tonfo, aborto per avvelenamento salinoma il neonato ha continuato a piangere. Non voleva proprio morire. Allora i tre funzionari del governo hanno iniziato a prenderlo a calci. Finché non ha respirato più”.
Il dramma dell'aborto forzato in Cina
Il dramma dell’aborto forzato in Cina
Altra testimonianza, racconta Huang, un cittadino del villaggio di Ding Jia Wang, vicino a Wuhan: “Sono arrivati di notte, ‘Siete troppi’, hanno sentenziato i tre funzionari e hanno costretto JI, già all’ottavo mese di gravidanza, a seguirli in ospedale. Lì le hanno iniettato una soluzione salina per indurle un aborto. Dopo quindici ore di strazianti dolori ha però partorito un figlio sano e vivo. Allora mi hanno guardato freddamente e mi hanno detto: ‘Prendi tuo figlio e annegalo nello scarico del bagno’”, racconta Huang “Mi sono sentito raggelare. Li ho pregati, ho pianto. Senza dire una parola l’hanno gettato al suolo, preso a calci, poi l’hanno affogato in uno stagno”.
In questo panorama desolante si inserisce l’appoggio economico per l’incentivazione dell’aborto dato al governo cinese dall’agenzia UNFPA – United Nations Population Fund – (dell’ONU) e dall’International Planned Parenthood Federation (IPPF): queste ultime, fino al luglio 2002, erano a loro volta finanziate dagli Stati Uniti, che però hanno poi deciso di sospendere i versamenti, non volendo più collaborare a programmi di «aborto forzato o di sterilizzazione non voluta». L’obbligo di un figlio solo a famiglia determina, oltre al precoce invecchiamento della popolazione, una strage delle figlie femmine: i genitori cinesi, potendo avere un solo figlio, spesso uccidono una eventuale figlia femmina, dal momento che non potranno giovarsi del suo aiuto nella lavorazione della terra; oppure è il governo stesso ad eliminarle, tramite aborti selettivi e infanticidi.
Avviene addirittura che i medici vengano pagati dalla Stato a seconda delle sterilizzazioni forzate o degli aborti effettuati (che spesso vengono spacciati, alle povere madri, per terapeutici). Nel migliore dei casi, alcune famiglie, dopo il primo figlio, decidono di non uccidere le loro bambine e riescono, pagando chi di dovere, a non farle registrare, per evitare che siano gli impiegati statali ad eliminarle: in tal caso, però, queste bimbe, di fronte alla legge, non esistono, e non hanno quindi accesso all’istruzione, alla sanità ecc…
Gli aborti forzati in Cina, uniti alla superstizioni orientali, hanno prodotto l’idea che cibarsi di bambini abortiti possa donare corpi atletici e sani oltre che migliorare le prestazioni sessuali! Un rapporto del giornale Seoul Times ha confermato la notizia con diverse immagini spaventose di embrioni umani e feti in zuppe e minestre!
I bambini abortiti vengono venduti. Il prezzario varia a seconda del grado di sviluppo del feto: i bambini ben formati a partire dal quinto mese di gravidanza costano 2000 di yuan cinesi. Quelli abortiti nei primi mesi valgono solo un paio di centinaia di yuan! In Taiwan i bambini morti possono essere acquistati per 70 dollari americani per essere utilizzati come specialità alla griglia! (l’articolo del Seoul Times)
Untitled-1-720x14LA RIPRODUZIONE UMANA NELL’ IMMAGINARIO MONDIALISTAUntitled-1-720x14ABORTO 4Per concludere vorrei citare l’opera diAldous Huxley (1894-1963), figlio di un famosissimo biologo darwiniano, che nel 1932, nel suo romanzo Brave New World («Il Mondo Nuovo»),descrive quella è già  la società del futuro. Si tratta di un’opera di fama immensa, soprattutto nei tempi odierni date le analogie della visione del profeta cabalistico con i piani degli Illuminati, ormai in fase di ultimazione.
Huxley, infatti ipotizza un mondo i cui abitanti sono rigidamente controllati, manipolati, soggiogati dal potere in ogni aspetto della loro vita, esattamente come oggi avviene. Dice Huxley: “La riproduzione stessa è sottoposta ad un controllo centralizzato, gli ovuli fecondati in vitro vengono conservati artificialmente. La nascita è quindi anonima (non esiste più la famiglia), e può essere plurigemina, con la capacità di ottenere fino a novantasei gemelli identici da un solo uovo (clonazione). Le conoscenze genetiche permettono di studiare la riproduzione a tavolino e di creare caste di uomini superiori, fisicamente e intellettualmente, e, agendo sulla ossigenazione del cervello durante il processo di sviluppo dell’embrione, di uomini inferiori, pronti ad obbedire ed eseguire i lavori più umili. Il numero dei cittadini è fisso. L’intensità demografica viene controllata attraverso: la sterilizzazione forzata di un numero consistente di donne; attraverso le cosìddette «cinture maltusiane”.
ABORTO 7Nel maggio del 2016 la stessa ministra Giannini ha auspicato l’inversione di marcia e il distacco dall’ideale moderno, affermando che nel Nuovo Mondo tutti saranno precari e viaggeranno per i cinque continenti in cerca di un pezzo di pane e di un tetto sulla testa. “non ci sarà più spazio per la famiglia come l’abbiamo conosciuta noi” ammette la Giannini. (clicca qui) Un’ammissione importante. Non ci sarà più né famiglia, né patria. Gli individui saranno infatti fabbricati alla bisogna; non ci sarà più spazio per portatori di handicap; la società del futuro dovrà produrre individui capaci di svolgere il ruolo che gli è stato assegnato. Li hanno chiamati “diritti umani” perchè chiamarli ecatombe di stampo nazi-comunista sembrava brutto!
fonte Floriana Castro Agnello -Antimassoneria Copyright 2016-
fonte: https://alfredodecclesia.blogspot.it