21/09/17

l'UFO che non esiste nell'Annunciazione di Carlo Crivelli


Carlo Crivelli nacque a Venezia nel 1430 e morì ad Ascoli Piceno nel 1495.
Fu un importante pittore italiano.
Malgrado fosse originario di Venezia, apprese l'arte della pittura nella città di Padova e lavorò principalmente nelle Marche.

Divenne uno dei più importanti artisti del bacino dell'Adriatico, escludendo la città di Venezia.
Come per il precedente articolo dedicato alla Tebaide di Paolo Uccello, per procedere in questa narrazione devo spiegare un termine poco noto: clipeologia.
La clipeologia o paleoufologia è la branca dell'ufologia che si occupa dei presunti contatti con oggetti volanti non identificati che sarebbero avvenuti nel passato. Al pari dell'ufologia, anche la clipeologia è una pseudoscienza e le affermazioni dei suoi componenti non hanno valore scientifico.
Non saranno considerati scienziati ma il loro pubblico è in costante aumento.
In questo contesto mi sono interessato alle opere nelle quali, secondo questi ricercatori, appaiono dischi volanti. Esistono diversi dipinti o affreschi nei quali sarebbero rappresentati oggetti volanti non identificati.


In quest'articolo analizzerò l'Annunciazione di Ascoli, conosciuta come Annunciazione con Sant'Emidio, del pittore Carlo Crivelli.
L'opera è datata al 1486 e tuttora conservata al National Gallery di Londra.
Il dipinto è firmato OPVS CAROLI CRIVELLI VENETI 1486.
E' sicuramente una delle opere più celebri del grande maestro, riconosciuta come uno dei capolavori del Rinascimento marchigiano.
La pala fu dipinta per la chiesa della Santissima Annunziata dei Frati minori osservanti di Ascoli Piceno. 
Una piccola curiosità prima di addentrarci nell'analisi dell'oggetto identificato come UFO: all'interno del dipinto si possono leggere le parole LIBERTAS ed ECLESIASTICA, intervallate da tre stemmi, quello di Ascoli Piceno, quello di Innocenzo VII e quello del vescovo della città marchigiana dell'epoca, Prospero Caffarelli.
Secondo molti fautori della presenza di UFO all'interno dell'arte italiana, nell'opera del Crivelli vi sarebbe un disco volante non identificato al centro del dipinto, da cui dipartono raggi che colpiscono la Madonna, chiusa all'interno di una stanza.
Quali studiosi e quali riviste hanno avanzato questa ipotesi?
Iniziamo con Roberto Volterri di “Narrano Antiche Cronache”: «L'oggetto volante (perché di questo si tratta e non di una entità astratta, che non siamo in grado di identificare) potrebbe essere stato direttamente avvistato dal Crivelli, oppure potrebbe averne letto in 'antiche cronache' o potrebbe averne sentito parlare da conoscenti, riportando un fatto realmente accaduto con il mezzo a lui più familiare: la pittura!». 
Ma questo è nulla!
Navigando per il web alla ricerca di siti che sostenevano la versione dell'oggetto volante non identificato, da qui in poi OVNI per brevità, nell'opera del Crivelli mi sono imbattuto in una pagina intitolata Ufo nell'arte e nel passato. Gli autori si spingono a scrivere che l'Annunciazione di Ascoli sia «un quadro difficilmente individuabile sia nei libri di storia dell'arte sia nelle gallerie. Un'immagine molto suggestiva, enigmatica la cui spiegazione risiede nel profondo della coscienza del pittore che probabilmente la vide e la scambiò per un segno divino, decidendo di immortalarla in uno dei suoi quadri, proprio a sfondo religioso». 
Carlo Crivelli questo sconosciuto!
L'annunciazione di Ascoli opera non rintracciabile nei libri di storia dell'arte.
Ci sarebbe da ridere se non occorresse piangere, a causa della mancanza di cultura di certi personaggi.
Il problema si pone perché queste persone, queste pagine, questi siti sono seguiti da un pubblico in deciso aumento.


Ultimo articolo che vi presento è intitolato: Gli Ufo del Crivelli: un testimone oculare di incontri ravvicinati nel Medioevo?
Inserire Carlo Crivelli nel Medioevo appare complesso, anche se molti studiosi identificano con il viaggio di Cristoforo Colombo l'inizio dell'era moderna.
Quest'aspetto è marginale rispetto a quello che si legge all'interno dell'articolo: «dd attrarre la nostra curiosità è però la particolarità del corpo nuvoloso: questo appare quasi solido, con una struttura circolare e decisamente diverso dalle nubi circostanti. Potrebbe trattarsi solamente del cerchio solare (emanazione diretta dell’energia divina) oppure di un oggetto visto realmente dal Crivelli e da lui qui rappresentato. A riprova di questa seconda ipotesi colpisce proprio la ‘solidità’ dell’oggetto, che non è un’entità astratta; inoltre non si può non riconoscere la somiglianza della ‘nube’ con un UFO recentemente avvistato nel gennaio 1999 in Veneto. Al lettore giudicare». 
Perfetto, al lettore giudicare.
Utilizzo le parole di Stefano Zuffi, contenute nel testo “Il Quattrocento” edito nel 2004, per spiegare l'iconografia presente nell'Annunciazione di Carlo Crivelli: «Attraverso un buco nella parete un raggio divino accompagna il volo della colomba dello Spirito Santo, che giunge su Maria umilmente inginocchiata davanti al leggio su cui stava consultando i Vangeli».
Vi propongo delle comparazioni con altre opere famose che riportano una analoga iconografia.


L'annunciazione di Giovanni da Fiesole, detto Beato Angelico, è un'opera conservata al Museo Prado di Madrid. E' databile intorno agli anni trenta del Quattrocento. 
Analizzando il capolavoro si nota un raggio di luce divina che scende dall'angolo in alto a sinistra e, attraverso la colomba che rappresenta lo Spirito Santo, va ad illuminare la Madonna, che si piega accettando l'incarico. 


Un secondo capolavoro assoluto che utilizzo per effettuare i raffronti è l'Annunciazione di Raffaello Sanzio. La rappresentazione è visibile all'interno della Pala degli Oddi, dipinto a olio su tavola, poi trasportata su tela, databile tra il 1502 e il 1503. L'opera è conservata presso la Pinacoteca Vaticana. In questo caso vorrei porre l'attenzione non sul fascio di luce, ma sulla presenza che campeggia nello sfondo del dipinto: è facilmente rintracciabile la figura di Dio appoggiata sopra delle nubi. 
Le due rappresentazioni, del Beato Angelico e di Raffaello, permettono di comprendere come sia stata spesso utilizzata l'iconografia presente anche nel dipinto di Crivelli: le nubi ed il fascio di luce.


Qualora esistano ancora degli scettici rispetto alle spiegazioni razionali, basate sulla comparazione tra opere con medesimo soggetto, li invito ad ingrandire la magnifica annunciazione del Crivelli: il decantato oggetto volante non identificato è formato da un cerchio di nubi al cui interno stanno due cerchi di angeli.
I ricercatori, o presunti tali, che s'inventano oggetti volanti nelle opere dei grandi maestri della pittura italiana dovrebbero leggere libri di storia dell'arte, dove scoprirebbero che Carlo Crivelli e la sua annunciazione non sono per nulla dimenticati.
Nessuno ha nascosto nulla, vi siete inventati una bella storia.

Fabio Casalini

fonte: https://viaggiatoricheignorano.blogspot.it/

Piazza Navona: il trionfo del conflitto

Dove le due concezioni dell’arte e delle forme del Bernini e del Borromini dopo una vita di sfide finalmente si danno appuntamento per il duello finale, e dove probabilmente la disputa si conclude con due vincitori.
Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini, geni indiscussi del barocco romano, disseminarono la città eterna di opere che per tutta la loro straordinaria carriera artistica si sono rincorse, specchiate, richiamate, copiate, ispirate le une alle altre in un dialogo complesso e destinato a non finire mai. 
Fin dagli esordi, quando iniziarono entrambi allievi del Maderno nella costruzione di Palazzo Barberini, le loro vicende artistiche si sono intrecciate in modo indissolubile e hanno cosparso di capolavori luminosi, ingannevoli, splendenti e misteriosi ogni angolo di Roma. 
Una storia umana e artistica come quella che ha legato i due artisti più rappresentativi del seicento romano doveva trovare prima o poi un suo luogo fatidico, dove consumare fino in fondo il contrasto fino alle estreme conseguenze.


Questo luogo esiste, e la sfida è divenuta perenne, rinnovando la sua rappresentazione tutti i giorni a tutte le ore sotto gli occhi di tutti i frequentatori, abituali e non, di una delle piazze più giustamente famose del mondo.
E’ piazza Navona, nel cuore della Città.
E’ un antico stadio romano, e ne conserva intatta la forma.
E’ un luogo da sempre dominio dell’acqua, quell’acqua che in ogni angolo di Roma non ci abbandona mai, ora seguendoci ora precedendoci. Gli imperatori romani allagavano lo stadio sfruttando le piene del vicino fiume Tevere e vi organizzavano autentiche battaglie navali, in uno degli spettacoli probabilmente più incredibili del mondo antico.
I palazzi rinascimentali hanno poi seguito il perimetro delle rovine dello stadio romano, e questo è diventato piazza. Ampia, lunghissima, luminosa e vivace.
Nel 1648 il papa Innocenzo X commissiona al Bernini la realizzazione della fontana centrale della piazza, che dovrà fare da base ad uno degli obelischi egizi che si stanno innalzando ai quattro angoli della città.


Esiste, per questa fontana, anche un progetto del Borromini, assai più semplice, razionale, ma certo non molto spettacolare rispetto a ciò che il papato si aspettava. Il concorso viene vinto, si potrebbe dire a mani basse, dal folgorante progetto del Bernini.
Al Borromini comunque venne affidata la ristrutturazione della chiesa di Sant’Agnese in Agone, esattamente di fronte alla fontana. E qui inizia la leggenda, e non potrebbe essere altrimenti giacché i due capolavori si sfidano e si fronteggiano da quasi cinque secoli.
I lavori per la chiesa vennero presi in mano dal Borromini quasi un anno dopo il termine della fontana da parte del Bernini, ed appare quindi strano che il secondo possa aver lavorato anche per sfidare il suo rivale. E’ pur vero però che l’affidamento, o gli indizi in tal senso così come l’intenzione del papa di affidarsi anche all’altro grande architetto per la risistemazione della piazza, potevano essere già noti assai prima, e quindi anche la leggenda è legittima. Del resto, anche fosse tutto frutto della fantasia popolare, il risultato parla agli occhi assai più di qualunque ricostruzione storica. E che sia diretta o indiretta, è una sfida brillante, folgorante e sfacciata che non perderà mai il suo fascino.


La fontana dei quattro fiumi realizzata dal Bernini è probabilmente il suo capolavoro assoluto. Innalza l’obelisco sopra una struttura in marmo complessa e apparentemente fragile. Lui sa benissimo che è solidissima, calcoli e studi della massima precisione ne assicurano la stabilità. La struttura, che crea quattro aperture lasciando il vuoto al centro, riproduce rocce e montagne, e su esse alberi e piante, e fra di esse animali e mostri, e ad ogni angolo un personaggio simbolico che rappresenta un fiume e con il suo fiume uno dei quattro continenti conosciuti. Il Nilo per l’Africa, il Gange per l’Asia, il Danubio per l’Europa e il Rio della Plata per le Americhe. Un giro del mondo simbolico e vertiginoso dominato dallo scorrere dell’acqua, che mai come in questa fontana non si limita a zampillare e a rinfrescare l’aria, ma scivola e modella, crea forme e vi si integra.
E’ un trionfo di simboli e di forme che realizzano il magico effetto di non essere mai statiche. Palme, leoni, delfini, cavalli, serpenti, coccodrilli, rocce scavate, alberi piegati dal vento, luce che si riflette sul marmo e ombre che nascondono le forme all’interno di caverne.
La prima leggenda riporta che il Bernini, assaporando il trionfo, giocò uno scherzo al papa durante l’inaugurazione: mostrò la fontana senza acqua. Ugualmente bellissima e ugualmente da lasciare tutti a bocca aperta, ma certo con una serpeggiante delusione nella folla e nell’illustrissimo ospite, che però, per educazione, non si azzardò a dire nulla. Quasi al momento del commiato quindi, il Bernini diede un ordine convenuto e l’acqua iniziò a sprizzare da tutti gli anfratti, riempiendo la fontana e mettendone in movimento tutte le straordinarie forme. La folla impazzì di meraviglia e di sorpresa, e papa Innocenzo pare abbia esclamato: Cavalier Bernini, con questa vostra piacevolezza ci avete accresciuto di 10 anni di vita!.
La seconda leggenda, quella che interessa anche la storia dei due artisti, è quella celeberrima che vuole il Bernini ironizzare sull’opera del rivale, atteggiando la statua con il personaggio che simboleggia il Rio de la Plata con un braccio alzato verso la chiesa borrominiana, come a voler dire “Questa prima o poi mi casca addosso”.
Se certamente non è vero che la vicina statua del Nilo abbia il volto coperto per non guardare la chiesa (in realtà il drappo stava a significare che le sorgenti del fiume erano ancora sconosciute), sulla mano alzata a protezione del famoso personaggio è legittimo che resti il dubbio, e ancor più che legittimo è eternamente divertente.
Allo stesso modo nulla può far escludere del tutto che il Borromini, una volta presi in mano i lavori per la chiesa e avendo di fronte lo sberleffo scultoreo del rivale, non abbia proprio per questo accentuato la concavità della facciata e l’avanzamento dei due campanili, dando innegabilmente all’osservatore che si pone sotto di essa l’impressione che l’intero edificio sporga in avanti quasi a cadergli addosso. Di certo è che l’effetto ottico, di cui Borromini era maestro indiscusso, accentua la mole della cupola e la slancia verso l’alto. Più che legittimo però che anche qui resti il dubbio sul significato del restante effetto, e che uno come lui non abbia ottenuto un tale effetto di curvatura in avanti per puro capriccio, men che mai per caso, di certo mai e poi mai per errore. In ogni caso le polemiche, queste invece ben documentate, non mancarono, tanto che le svariate insinuazioni sulla tenuta statica dell’edificio e sul suo peso eccessivo sui pilastri sfociarono addirittura nell’estromissione del Borromini prima del termine dei lavori (polemiche infondate, giacché la chiesa è ancora oggi ritta e ben piantata), provocandogli una delle tante delusioni che minarono il suo animo lungo tutta la sua vita.
La chiesa di Sant’Agnese in Agone comunque, al di là delle dispute e dei pettegolezzi, è di una bellezza commovente. E’ maestosa e insieme proporzionatissima alla piazza, senza mai invaderla, senza mai offuscarne le altre bellezze. E’ in equilibrio instabile e perciò mai statico con ogni altro elemento, e soprattutto appare quasi in simbiosi con la straordinaria fontana ai suoi piedi. Mai come a piazza Navona le due anime artistiche così distinte e così profondamente divergenti trovano un punto di miracolosa sintesi, restando separate ed in contrasto in ogni singola curva e al tempo stesso indispensabili una all’altra. Un miracolo terreno, fatto di acqua, di marmo, di scienza e di passione. Un capolavoro impalpabile custodito da due capolavori ben concreti. La soluzione finale di una equazione sublime il cui risultato è infinito su infinito.


Ogni percorso, o viaggio, nel barocco romano dovrebbe concludersi qui, nel luogo dove esso raggiunge il suo apice e con esso la sua sublimazione, e dove questi vengono perpetuati non solo dai fatti e dalle opere, ma anche dalle vite, dalle storie popolari, dalle bassezze terrene e dalle leggende che a questi si accompagnano. Di certo mai come in Piazza Navona tutti questi aspetti si fondono in un unicum senza distinzioni nette e senza possibilità di sciogliere definitivamente i dubbi. Di certo proprio questo ne aumenta a dismisura la grandezza.


I due straordinari artisti che hanno dato vita a questa meraviglia rappresentano il sistema nervoso della Roma barocca, i suoi neuroni, le sue sinapsi e i suoi scatti di ira e di vigore. Senza giraci intorno, le nostre simpatie vanno senza dubbio al Borromini, come si simpatizza sempre per il fratello più sfortunato o per l’anatroccolo più brutto, ma è evidente che la disputa sulla grandezza dell’uno o dell’altro è destinata a non risolversi mai, tanto diversi e tanto complementari si sono sempre dimostrati, e tanto l’opera dell’uno ne verrebbe sminuita se dovesse sparire d’un colpo l’opera dell’altro.
Sulla natura delle loro diversità invece molto ancora si potrebbe dire e molto potrebbe ognuno di noi scoprire ed aggiungere sui pregi e sui difetti dell’uno e dell’altro, affinché in ciascun lettore e osservatore si possa insinuare un conseguente dubbio da coltivare come preziosa ricchezza.
E che ognuno, secondo la propria percezione e secondo il proprio sguardo, possa autonomamente scegliere e tracciare il labile confine che separa l’Architetto dal Genio.
Del resto, loro per primi ce l’hanno insegnato: la percezione è relativa, e lo sguardo ingannevole.

Fontana dei Quattro Fiumi- Piazza Navona (1648 - 1651)
Gian Lorenzo Bernini
Napoli, 7 dicembre 1598
Roma, 28 novembre 1680

Sant’Agnese in Agone – Piazza Navona (1653–1657)
Francesco Borromini, nato Castelli
Bissone, 25 settembre 1599
      Roma, 3 agosto 1667

Alessandro Borgogno 

fonte: https://viaggiatoricheignorano.blogspot.it/

PS: Questo articolo è un estratto, personalizzato per il blog “viaggiatori che ignorano”, di un capitolo del libro “Il Genio e l’Architetto” dello stesso autore, edito da L’Erudita Editrice.


17/09/17

vaccini: la mutazione genetica




di Gianni Lannes

Piccoli e grandi lobotomizzati dalla realtà virtuale. Il mondo propinato dai mass media è finto, artificiale. La democrazia è solo uno schermo oscuro, una parvenza, ormai un guscio vuoto che si sta incrinando sempre più, 
mentre le informazioni vitali vengono ignorate o messe in secondo piano con uno scopo preciso, limitare la conoscenza. 



Il vero obiettivo non è tanto danneggiare la salute delle nuove generazioni italiane quanto il controllo assoluto dell'essere umano. Per una volta non ce lo chiede l’Europa, ma lo impone come sempre lo zio Sam sotto la pressione del complesso militar-industriale. Ben 40 nuovi vaccini sono pronti per la commercializzazione, vale a dire per la prima sperimentazione pilota a danno di neonati, bambini e adolescenti italiani sani che faranno da cavie a buon mercato per l’Europa. Infatti saranno testati - con il beneplacito dell’esecutivo Gentiloni - sui minori del belpaese. Certo, come è noto e documentato da decenni in ambito internazionale, i vaccini contengono sostanze pericolose; ma c’è di più. Non è solo una questione di truffaldini profitti finanziari, c’è di più, anzi peggio. Qualcosa che pure i bene accorti faticano comprendere. Il DNA degli italiani fa gola. 
Il fuorilegge decreto vaccinale del governo tricolore imposto da Washington il 29 settembre 2014 mediante un ordine direttamente impartito al ministro Beatrice Lorenzin alla presenza di Raniero Guerra (membro della fondazione Glaxo Smith Kline nonché direttore generale del ministero dell’insanità dal 30 settembre 2014), è prodromico a quello genetico. Basta leggere il tema d'esame di maturità di quest'anno, relativo all'articolo del genetista Boncinelli, "Per migliorarci serve una mutazione" (genetica) pubblicato dal Corriere della sera il 7 agosto 2016.  
Tutti sotto sorveglianza. Il 31 marzo 2016 Matteo Renzi all’insaputa del popolo italiano e del Parlamento ha sottoscritto a Boston un accordo segreto con la famigerata IBM che, in cambio di un investimento a Milano ha chiesto il controllo assoluto di tutti i fascicoli sanitari della popolazione italiana .Il progetto pilota è appena decollato in Lombardia con il beneplacito del presidente Roberto Maroni. In altri termini, all’insaputa degli interessati, le autorità italidiote cedono ad una multinazionale straniera già in affari con Hitler per lo sterminio degli ebrei, degli zingari e  dei diversi, le informazioni più sensibili dio cittadine e cittadini italiani, inclusi i bambini. Un lavoro di schedatura in tal senso era già stato intrapreso in Sardegna da Renato Soru (europarlamentare del partito democratico condannato a tre anni di reclusione per evasione fiscale). Più recentemente la mappatura del DNA è stata venduta ad una società inglese. La Glaxo ha già pianificato la vaccinazione del futuro.

In Italia all'insaputa dei genitori si fa lo screening neonatale e sono le biobanche pediatriche, attesta la Commissione nazionale di bioetica.

D'altronde, sono già stati inventati i primi esseri umani geneticamente modificati del mondo: si tratta di 30 bambini sani nati negli ultimi tre anni a seguito di un programma sperimentale presso l’Istituto di Medicina della Riproduzione e della scienza di San Barnaba, nel New Jersey. Secondo il sito ECPlanet, due dei bambini sono stati testati per contenere i geni da tre ‘genitori’ e le prove di impronta genetica su due bambini di un anno confermano che hanno ereditato il DNA da tre adulti, due donne e un uomo. Altri bambini sono nati da donne che avevano problemi di concepimento. Geni extra da un donatore di sesso femminile sono stati inseriti nelle loro uova prima di essere fecondate, nel tentativo di consentire loro di concepimento.

Purtroppo non è più sul pianeta Terra il mitico Isaac Asimov. Pensate a tutte le ispirazioni che avrebbe potuto fornirgli questa italietta del cactus con le sue ''istituzioni'' vendute al miglior offerente, per i suoi magnifici romanzi fantascientifici. Uno stato comatoso in un universo alternativo laddove sempre le ''istituzioni'' illegittime e prive di legittimazione così come dovrebbe essere per ogni nazione lecita, civile, legale, piene, zeppe di malavitosi e mafiosi, incapaci, corrotti, delinquenti, pregiudicati, inquisiti, condannati, inadeguati, privi di validi titoli di studio dove semi analfabeti occupano abusivamente cadreghe degne di ben altri lombi e dove i Rodotà venivano sbeffeggiati ma gli incapaci e inadeguati imperversano sfacciati ed impuniti. Ebbene in questo universo alternativo istituzioni prive di doverosa, necessaria legittimazione, colpevoli di mascalzonate di ogni genere, esigono il rispetto, la tacita obbedienza, la sottomissione assoluta da parte delle loro vittime. Bisogna rivoltarsi e ribellarsi verso la congrega di criminali istituzionali, servi obbedienti di malefici e criminali poteri: è necessario, doveroso, inevitabile.  


13/09/17

Giovanna e Gaudenzina. Una storia di ordinaria follia nell'Italia del Cinquecento


Novara, ultimo giorno del maggio 1575. Pomeriggio di martedì. Il Tribunale della Curia e della Santa Inquisizione sono riuniti all’interno del Palazzo Vescovile.
Tra i presenti, esperti di giurisprudenza e di conduzione del gregge, spicca il nome di Domenico Buello, baccalaureato in Teologia, padre dei frati domenicani di Novara ed inquisitore generale presso il Sant’Uffizio. Molto ambizioso, come doveva essere il discepolo preferito del Cardinale Ghislieri, padre della controriforma e papa con il nome di Pio V.  Michele Ghislieri, nato a Bosco Marengo nel 1504, nel 1550 era inquisitore a Como, dove ebbe diversi contrasti con il clero locale a causa della sua innata intransigenza nei confronti delle eresie. Nel dicembre del 1550 si recò a Bergamo per sottoporre a giudizio il vescovo locale, Vittorio Soranzo. La visita inquisitoriale nella città orobica si concluse con una fuga disperata per sottrarsi ad un complotto armato ideato contro di lui.  L’elezione a Papa, avvenuta nel gennaio del 1566, fu caldamente favorita dal cardinale Carlo Borromeo, che nell’inquisitore Ghislieri vedeva l’incarnazione dell’ortodossia contro l’eresia che da Nord scendeva come il vento impetuoso che scuote le Alpi.


Il prediletto di Papa Pio V era, come affermato in precedenza, Domenico Buello. Il frate domenicano, venuto da Arona, era talmente convinto delle proprie idee che la Congregazione del Sant’Uffizio faticò non poco a tenere sotto controllo quest’uomo infervorato, sadico e torturatore. La sua follia inquisitoriale trasformò Novara in una delle principali macchine giudiziarie del tempo. La città, distesa nella pianura che dolce osserva il Monte Rosa, aveva bisogno, secondo la mente di Fra Domenico, di una serie di palazzi e carceri di nuova costruzione per affrontare il numero degli esaminati e degli incarcerati, che andavano aumentando in modo vertiginoso. Durante quel maledetto anno del Signore 1575, molte donne, provenienti dalla Valle Antigorio, furono inquisite ed assoggettate al rigoroso esame, sotto la supervisione del Buello. Molte di loro non conobbero il fuoco purificatore. 
Potremmo pensare ad un atto di pietà del grande inquisitore? 
Dobbiamo ricercare per comprendere.  La vita dell’inquisitore domenicano si compenetra a fondo con quella della città, nella quale operò, e con la storia dell’ordine al quale apparteneva. Scartata l’ipotesi della pietà, troviamo nelle parole del vescovo Bascapé, che non apprezzava particolarmente i modi rudi e sbrigativi del Buello, la verità. Con gran possibilità le donne, provenienti da Baceno e Croveo, salvarono la propria vita grazie alle ingenti somme che i parenti versarono per la costruzione della chiesa dedicata a San Pietro martire.


Torniamo a quel martedì del maggio 1575.
Due donne, provenienti dalla Valle Antigorio, sono inquisite con l’accusa di stregoneria.
Sono Giovanna, detta la Fiora, di Croveo e Gaudenzina Foglietta di Rivasco.
"Non dimentichiamo il fatto di sventurate donne che si sono offerte a Satana e, sedotte da incantamenti e fantasmi di origine diabolica, ritengono di aver cavalcato bestie durante la notte, al seguito della dea pagana, e di aver fatto ciò in compagnia di una moltitudine di altre donne, o di attraversare gran spazi di terre con la complicità del silenzio profondo della notte..".
I teologi, baccalaureati ed inquisitori convengono esser necessaria una condanna esemplare che serva da esempio per le masse ignoranti che mantengono commerci con uomini e donne provenienti dalle zone infettate dal germe eretico luterano e, nella mente malata degli inquisitori, dedite alle pratiche stregoniche.
Alle due donne deve essere inflitto il giusto e meritato supplizio del rogo.
Il fuoco sarà il doloroso finale di una vicenda terribile ed ingiusta nelle fondamenta. Gli inquisitori applicarono il rigoroso esame alle donne considerate streghe. Gli inquisitori usano nel loro gergo notarile la terminologia rigoroso esame per significare interrogatorio sotto tortura. Non erano nuovi a queste ingiustizie, ed il linguaggio assumeva una valenza particolare. Sempre negli atti relativi ai processi ai danni delle donne di Baceno e Croveo si potrà ritrovare diversa terminologia, che richiama sempre ed in ogni modo la tortura: evacuare l’interrogazione mettendo in necessità i superiori di venire contro ad altri termini oppure mettere in necessità di usare ogni rigore anco per il bene dell’anima.



Parlavano e torturavano.
Nascondevano e creavano dolore.
Scrivevano e consegnavano al braccio secolare per il giusto supplizio.
Nessuna pietà.
L’eresia andava sradicata da quelle terre di confine.
L’avvocato difensore delle donne, Giovanni Cattaneo, pronuncia una risicata e retorica arringa. Quale personaggio dell’epoca poteva assumersi il diritto di intralciare l’operato di Domenico Buello?
Certamente non questo piccolo uomo senza nerbo. La condanna era scritta ancora prima che iniziassero gli interrogatori. Qualcuna di queste donne deve pagare per tutti. Colpirne una per educarne mille.
La cultura femminile è in pericolo.
Attaccata.
Seviziata.
Umiliata nel profondo.
Conducono attività stregonica ed intrattengono rapporto con someggiatori, mercanti e formaggiai che discendono dalle valli invase dalle idee riformate.
La condanna deve essere il rogo purificatore.
"In realtà minimo era il valore della vita umana e minimo quello della sofferenza. Fondamentale, invece, il valore dell'esempio".
Il vescovo di Novara, Romolo Archinto, ed il cancelliere di Curia, Oliviero Barciocchi, sottoscrivono la sentenza di morte in qualità di testimoni.
Giovanna e Gaudenzina attendono il momento finale.
Dentro di loro il fuoco della paura le divora.
Il giorno della morte è giunto.
Le condannate sono legate ad un palo.
Sotto di loro, e tutto intorno, sono posti abbondanti fasci di legname.
Il fuoco giunge a cospetto delle donne.
Ultime preghiere.
Ultime parole senza senso.
Senza significato.
Le hanno condotte al rogo ed ora chiedono grazia al loro Dio.
Le hanno torturate e seviziate.
Chiedono grazia al loro Dio.
Hanno spogliato, rasato ed umiliato sia Giovanna sia Gaudenzina.
Chiedono grazia al loro Dio.



Le preghiere si stanno concludendo tra le acclamazioni della folla.
Folla e follia si differenziano per una semplice vocale.
“Arriva la strega”
“A morte!”
“Sia bruciata sul rogo”
Le ultime prediche devastano di paure la popolazione.
“Il maligno s’insinua tra voi”
“Il diavolo vi allontana da Dio, state attenti!”
Linguaggio semplice ma persuasivo.
Lunghi secondi di silenzio tra le prediche per far assimilare il timore di Dio al popolo ignorante e credulone.
Tutto sta finendo.
“Stella matutina!”[1]
“Rosa mystica!”[2]
“Turris davidica!”[3]
“Ora pro nobis”[4]
Il predicatore urla con tutta la voce che ha in corpo: 
“Consolatrix afflictorum”[5]
Le urla di giubilo dei presenti inducono il frate ad alzare ulteriormente la voce.
“Causa nostrae letitiae!”[6]
Queste le ultime parole udite dalle ragazze.
Il fuoco assale rapido le membra delle sventurate.
La morte sopraggiunge per le gravissime ustioni prodotte al corpo.
Si assiste all’annerimento della carne.
Le ragazze sono cenere. 
La folla indaga oltre le fiamme.
Cercano le streghe.
Sorridono.
Plaudono.
Il crocifisso riposa.
Il predicatore ritrova la voce.
La cenere si disperde nel vento della sera.

Fabio Casalini

fonte: https://viaggiatoricheignorano.blogspot.it/


Bibliografia
- Gianbattista Beccaria Le streghe di Baceno-Domina et madonna. Antiquarium Mergozzo 1997.
- Giovanni RomeoPio V nelle fonti gesuite: le Epistolae generalium Italiae e le Epistolae Italiae, in Pio V nella società e nella politica del suo tempo, Il Mulino, Bologna 2005
- Ludwig von PastorStoria dei Papi dalla fine del Medio Evo: vol. VIII, Storia dei Papi nel periodo della Riforma e Restaurazione cattolica. Pio V. Desclée, Roma 1924
Natale Benazzi e Matteo D'AmicoIl libro nero dell'inquisizione. Edizioni Piemme 1998
- Sebastiano VassalliLa Chimera. Giulio Einaudi editore, Milano 1990

Illustrazioni
- Il rogo delle streghe
- Baceno, chiesa dedicata a San Gaudenzio. L'ingresso della chiesa.
- Baceno, chiesa dedicata a San Gaudenzio. La crocifissione di Antonio Zanetti, detto il Bugnate.
- Baceno, chiesa dedicata a San Gaudenzio. La colonna della preghiera.
- Baceno, chiesa dedicata a San Gaudenzio. La strage degli innocenti di Giacomo da Cardone.


[1] Stella del Mattino
[2] Rosa mistica
[3] Torre di Davide
[4] Prega per noi
[5] Consolatrice degli afflitti
[6] Origine della nostra gloria

09/09/17

OMS: controllo elettronico degli umani




di Gianni Lannes

Etica pari a zero. Hanno trasformato anche la salute in un mercato e hanno medicalizzato la vita. A volte il capitalismo è davvero ridicolo con le sue trovate affidate alle macchine propagandistiche. Infatti, l’organizzazione mondiale della sanità - palesemente eterodiretta dagli interessi speculativi di pig pharma - ha varato addirittura «Contro le disuguaglianze in sanità un software d che consente di fare una mappatura reale della situazione. Primo test in Indonesia». Così l'OMS ha messo a punto un software - Health Kit Equity Assessment Toolkit (HEAT) plus - per analizzare, interpretare e riportare i dati sulle disuguaglianze sanitarie e chiarire dove sono necessari gli investimenti per espandere i servizi a chi non li ha. In teoria è «un manuale per aiutare le nazioni a integrare il monitoraggio delle diseguaglianze nei loro sistemi di informazione sanitaria e i codici statistici necessari per analizzare i dati sulle famiglie per comprendere dove sono le disuguaglianze. Per migliorare la salute delle persone più svantaggiate e aumentare il loro accesso ai servizi sanitari, sono necessari dati sullo stato di salute di tutti i sottogruppi di popolazione, compresi i più svantaggiati». Le diseguaglianze sociali hanno soprattutto una radice economica, vale a dire sono innescate dallo sfruttamento dell'uomo sull'essere umano e dalla rapina delle risorse naturali. 

Uno dei prodotti chiave del pacchetto è denominato Health Kit Equity Assessment Toolkit (HEAT): un'applicazione software lanciata dall'Oms lo scorso anno che consente nientedimeno ai paesi di analizzare, interpretare e riportare i dati sulle disuguaglianze sanitarie per chiarire dove sono necessari gli investimenti ed espandere i servizi a chi non li ha. Migliorando la loro salute.
 Quando è stato lanciato per la prima volta, HEAT è stato limitato ai dati del database Health Equity Monitor dell'Oms, riferito alle informazioni sulla salute riproduttiva, materna, del neonato e infantile per 102 paesi. La nuova edizione del toolkit, denominato HEAT Plus, consente agli utenti di caricare dati dalle proprie fonti, rendendolo uno strumento molto più potente per analizzare e segnalare le disuguaglianze sanitarie su una vasta gamma di argomenti. HEAT Plus è stato testato in Indonesia e ha permesso al paese di analizzare e interpretare le disuguaglianze in molti altri argomenti sulla salute utilizzando grandi quantità di dati.

Oltre a HEAT Plus, l’OMS ha lanciato questa settimana altri due prodotti per aiutare i paesi a approfondire le disuguaglianze sanitarie, tra cui un manuale per aiutare le nazioni a integrare il monitoraggio delle diseguaglianze nei loro sistemi di informazione sanitaria e i codici statistici necessari per analizzare i dati di indagine delle famiglie per rivelare dove si trovano le disuguaglianze.
Il rimedio? Invece di migliorare le condizioni di vita, ecco ancora e sempre le vaccinazioni di massa. In Indonesia, paese dove il meccanismo  è  testato, il parto può essere pericoloso anche negli ospedali più sterili. Ma alle condizioni igieniche si aggiunge un'ulteriore minaccia mortale per le donne e i loro bambini: il tetano. Il tetano può essere prevenuto con un vaccino poco costoso, ma le donne che sono povere o vivono in aree remote, spesso non hanno accesso a servizi essenziali come quelli per l'immunizzazione e sono a maggior rischio. Questa è la situazione del 2012 secondo l’OMS: “I programmi di immunizzazione avevano eliminato il tetano in tre delle quattro regioni dell'arcipelago indonesiano, ma i tassi di vaccinazione più bassi nella regione più povera della Papua Occidentale hanno fatto rimanere la malattia una grande minaccia”.

  
riferimenti:



http://apps.who.int/gb/ebwha/pdf_files/WHA64/A64_DIV6-en.pdf

fonte: http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/