27/05/17

la diga di cartapesta


Il lago Castel si trova in val Formazza, sulla strada che dal rifugio Maria Luisa porta alla salita del Monte Basodino. Il punto di partenza per la nostra escursione è Riale (1720m) tranquillamente adagiata ai piedi dei maestosi tremila della Valle Formazza.
Lasciata l’auto, nel piccolo parcheggio dell’abitato, ci troviamo di fronte ad una prima scelta: salire seguendo i tornanti della strada sterrata di servizio che porta al rifugio Maria Luisa oppure prendere i piccoli sentieri che salgono, in modo sicuramente più deciso, verso il nostro obiettivo tagliando ed intersecando la carrabile prima descritta.
Qualunque strada si scelga bisogna salire! 



Dopo circa una ventina di minuti ci fermiamo per ammirare il panorama che si sta lentamente aprendo alle nostre spalle: dalla diga di Morasco al Blinnenhorn, dai corni di Nefelgiù alla punta della Sabbia, e sul fondovalle si delinea la sagoma della chiesetta di Riale. Riprendiamo a salire sfruttando gli ampi tornanti del sentiero per continuare ad ammirare la parata di tremila che si posizionano di fronte a noi. Dopo circa 50 minuti “scolliniamo” ed entriamo nel pianoro che porta al Maria Luisa; dopo qualche centinaio di metri incontriamo sulla destra una deviazione che indica il tour del Basodino: dobbiamo seguire questo sentiero che in circa dieci minuti ci porta al lago Castel. Il colore del lago, a fine primavera, assume una tonalità di azzurro che quasi ci confonde; non siamo in qualche atollo sperduto nei mari del sud ma siamo ai 2200 metri della val Formazza. 



Continuiamo il giro del lago per ammirare la sagoma del monte che ha dato nome al lago, il Kastelhorn, e tutte le vette che lo circondano. Torniamo sui nostri passi per gustarci la parata dei Tremila  da una posizione di assoluto predominio sulla valle sottostante. A poco a poco che ci allontaniamo dal lago il contrasto di colori emoziona l’escursionista che non conosce a fondo la Valle Formazza e le sue bellezze non sempre adeguatamente pubblicizzate. Prima di rientrare “Zoomiamo” sul lago del Toggia poco distante e sul sentiero che conduce al passo di San Giacomo. Rientrando per il percorso dell’andata non possiamo fare altro che continuare ad ammirare il panorama che ci circonda, con la promessa di tornare quanto prima in questi luoghi meravigliosi.



La zona del Lago Castel fu teatro di una grande tragedia agli inizi del secolo scorso.
E’ il 1923, novembre.
Gli operai lavorano alla costruzione del muraglione della diga che andrà a chiudere e sollevare le acque del lago Castel in alta valle Formazza.
Il cielo è limpido, solo poche nubi si affacciano, timide, dalle maestose creste della catena del Basodino.
Un suono, portato dal vento, si diffonde nella piana: è la campana della baracca adibita a mensa. 
Tutti i lavoranti si fermano, si raddrizzano e si dirigono in silenzio verso i tavolacci del casolare, per un’ora di pausa in quella giornata di normale fatica. 
A vederli, dall’uscio della baracca, sembrano tante piccole formiche che costeggiano il lago senza differenze tra umili operai, pensierosi capisquadra e preoccupati costruttori.
Dopo una sola ora di riposo tutti tornano alle proprie mansioni.
Bisogna correre poiché la costruzione è in ritardo ed i problemi da affrontare, e risolvere, sono molti. 



Gli addetti alla cucina sistemano tutto in poco tempo, anche loro vengono impegnati nei lavori di costruzione. 
Non c’è scampo per nessuno, tutti devono portare il proprio contributo alla modernità.
Il pomeriggio dura poco, il sole tramonta presto e la temperatura diventa rigida.
I lavoratori finiscono le loro mansioni senza immaginare che sarà l’ultima volta.
Il muraglione è quasi ultimato ma, nel corso del tempo, è emerso un problema: il terreno sottostante è di natura calcarea. 
I costruttori pregano, di giorno e di notte, che sia in grado di reggere l’enorme peso della diga, senza pensare alle possibili conseguenze di un cedimento strutturale. 
Un'altro problema che si è verificato è relativo alla scarsa possibilità di sollevare le acque del lago, per un corretto utilizzo dell’invaso.
Ma la diga deve esistere, e deve essere anche bella.
Le baracche accolgono le maestranze con il loro gelo e la luce fioca delle candele.
Si ride e si scherza pensando di passare un altro inverno su queste montagne, lontani dagli affetti e dal calore delle proprie case.
La notte incombe.



Alle quattro del mattino la valle viene svegliata da un boato assordante. 
La diga non ha retto. 
I lavoratori escono di corsa dalle baracche capendo, immediatamente, quello che sta succedendo.
Cercano riparo sulle alture circostanti l’invaso. 
Alcuni, per sfuggire alle acque impetuose, si arrampicano sui ripidi pendii del Kastelhorn, con mezzi di fortuna ed al buio della notte novembrina.
Per loro fortuna nessuno perirà.
Le acque, liberatesi dalla prigione costruita dall’uomo, corrono veloci verso valle distruggendo tutto quello che trovano sul percorso. 
In pochi minuti la piana sottostante di Riale è invasa: il bestiame non ha scampo. 
Molte persone, per loro fortuna, si salvano, in quanto le acque, ma soprattutto i detriti, hanno risparmiato le costruzioni e si sono incanalate nello stretto corridoio che porta alle cascate del Toce, dove finiscono la loro folle corsa.
Alle prime luci del mattino la vista del paesaggio è desolante: i pascoli sono spariti, sostituiti per sempre da terra e pietre.
La valle ha cambiato aspetto, imbruttita e rovinata dalla stupidità e dall’arroganza umana.



Fabio Casalini

fonte: https://viaggiatoricheignorano.blogspot.it/

Bibliografia
Umberto De Petri - Cronache di Formazza dal 1867 al 1963 
Il Popolo dell'Ossola del 23/11/1923 - Rottura della diga del lago Castel 



Italia: vaccinazione dittatoriale


di Gianni Lannes

Ma quale Stato di diritto: vanno in onda abusi e soprusi istituzionali ancora impuniti. «Il decreto sull’obbligatorietà delle vaccinazioni per l’accesso alla scuola dell’obbligo è pronto». L’annuncio del ministro della salute Beatrice Lorenzin (che ha confuso pubblicamente batteri con virus, dunque un’analfabeta funzionale appena diplomata) annuncia il peggio. Prove sulla bontà e sull’importanza dell’iniziativa impositiva? Pari a zero. Peraltro non è in atto alcuna epidemia. Il pretesto di questa crociata incivile è scientista, poiché le pressioni sono per aumentare le vendite del pericoloso prodotto. Ecco cosa contiene il decreto che si preannuncia incostituzionale, vale a dire marcatamente fuorilegge, e prevede anche una schedatura di massa della popolazione italiana: 

“tutti i minori dovranno essere vaccinati per frequentare asili e scuole; ogni anno il ministero fornisce la lista dei vaccini obbligatori, ampliata rispetto ad oggi; i genitori dovranno presentare un certificato al momento dell’iscrizione; il dirigente scolastico verifica che tutti gli alunni abbiano effettuato le vaccinazioni imposte; estensione della profilassi anche agli insegnanti; realizzazione di una banca dati per monitorare tutti i dati”.


I ministri competenti lavoreranno questa settimana a un testo sui vaccini obbligatori. E’ quanto si apprende da fonti di governo. Le stesse fonti riferiscono che il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, aprendo i lavori del Consiglio dei Ministri, ha riferito che i dicasteri competenti lavoreranno questa settimana a un testo da portare al cdm di venerdì prossimo. E «varare il decreto entro la prossima settimana» è l’obiettivo indicato dal ministro Lorenzin. «Come annunciato ho presentato all’attenzione del Consiglio dei Ministri il testo base di decreto legge sull’obbligo vaccinale nelle scuole. Durante la seduta ho avuto conferma dal presidente Gentiloni circa la volontà di avviare subito un approfondimento collegiale, che è già iniziato tra i tecnici della Salute, del Miur e della presidenza del Consiglio», ha spiegato.  

I politicanti italidioti non hanno neanche un ragionevole dubbio. Va precisato che i diritti alla salute e all’istruzione sono primari e che la vaccinazione non può essere un trattamento sanitario obbligatorio, come ha specificato la Corte Costituzionale. L’iniziativa governativa non è sorretta da evidenze scientifiche atte a verificare la necessaria validità del provvedimento. Servirebbe un controllo puntuale degli effetti dei vaccini, sia di quelli eventualmente benefici che di episodi di tossicità, e trasparenza sui risultati scientifici.

Quanto ai palesi conflitti di interessi sarebbe opportuno che intervenga finalmente la magistratura a sanzionare affaristi e politicanti. Il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, il medico ed ex attore Walter Ricciardi è membro di numerosi panel ed è stato il responsabile scientifico del Primo Libro Bianco sull’Health Technology Assessment in Italia e del progetto ViHTA (Valore in Health Technology Assessment), iniziative finanziate da GlaxoSmithKline. Da giugno 2013 è membro del Comitato Scientifico della Fondazione Lilly. La Eli Lilly, una delle multinazionali più attive a livello mondiale nella produzione di vaccini e la creatrice del tristemente noto conservante Thimerosal (a base di mercurio) nonché dell’alluminio contenuto in numerosi vaccini. La diffusa sussistenza di numerosi conflitti dinteresse risultanti da una commistione con case farmaceutiche o simili, laddove ad esempio il professor Ricciardi ricopre oppure abbia ricoperto:

1. lincarico di membro dellEuropean Steering Group sulla sostenibilità dei sistemi sanitari e relatore del Libro Bianco europeo,iniziativa finanziata dalla casa farmaceutica AbbVie;

2.  lincarico di membro del Comitato scientifico del CERGAS(Centro di Ricerca sulla Gestione dellAssistenza Sanitaria e Sociale)dellUniversità Bocconi, che nel progetto Academy of Helth Care Management and Economics collabora con la Novartis;

3. lincarico di responsabile scientifico del Primo Libro Bianco sullHealth Technology Assessment in Italia e del progetto ViHTA (Valore in Health Tecnology Assessment), iniziative finanziate da GlaxoSmithKline. (e ricordiamo che già da Commissario il professor Ricciardi, al di fuori delle competenze richieste al ruolo di commissario, ha fatto la proposta di creare allinterno dellISS un Centro nazionale per lHealth Tecnology Assessment, i cui obiettivi sembrano coincidere, stranamente, proprio con quelli di GlaxoSmithKline nel programma ViHTA.

Come concilia questi due incarichi col suo ruolo di presidente dell’ISS, ossia un organo tecnico scientifico del Servizio Sanitario Nazionale che persegue la tutela della salute pubblica, incarichi che vedono coinvolte multinazionali farmaceutiche?

Questo governo eterodiretto dagli interessi speculativi di Big Pharma proclami chiaro e tondo, che nel belpaese ormai è stata instaurata una dittatura. Per definizione un regime totalitario non si riforma ma si abbatte in nome della libertà.

 riferimenti:



















rivolta legale: 12 vaccini imposti da un ministro in vendita

Rivolta legale contro il decreto-mostro che prescrive l’obbligatorietà dei 12 vaccini: lo Stato non ha il diritto di imporre una tale restrizione della libertà, senza dare adeguate spiegazioni. «Spero che il decreto-legge venga boicottato: consiglio i genitori di costituirsi in una o più associazioni, con eserciti di avvocati, per sottrarsi all’eventuale decreto, ove venisse convertito in legge». Obiezione di coscienza, contro i nuovi 12 vaccini obbligatori: a lanciare l’appello è l’avvocato Gianfranco Pecoraro, alias Carpeoro, autore di clamorose denunce come quelle contenute nel saggio “Dalla massoneria al terrorismo”. «Io non sono un anti-vaccinista», premette: «L’obbligatorietà del vaccino non è uno scandalo». Ma, aggiunge Carpeoro, «l’imposizione deve avere una motivazione: legata al tipo di malattia infettiva, al tipo di ambiente, al tipo di frequentazioni dei soggetti. Se ci sono queste premesse, lo Stato ha il diritto di chiedere l’obbligatorietà. Se non ci sono, lo Stato questo diritto non ce l’ha». Né si stupisce, Carpeoro, dell’improvvisa accelerazione sui vaccini, evidentemente suggerita dai businessman di Big Pharma a Beatrice Lorenzin: «Si sono comprati un ministro in vendita».
Secondo Carpeoro, in collegamento web-video con Fabio Frabetti di “Border Nights”, l’attuale titolare del dicastero della salute è un ministro “in vendita”: «Mancava solo che la mettessero nelle vetrine, col prezzo: saldi di fine stagione». E spiega: la CarpeoroLorenzin nasce con Forza Italia, fedelissima di Berlusconi. «Era la “cocca”, l’allieva di un senatore di Forza Italia piuttosto prestigioso. Poi si schiera con Marcello Pera, ma quando Pera si dissocia da Berlusconi, lei resta con Berlusconi perché preferisce la cuccia calda». Presente nel governo delle “larghe intese” guidato da Enrico Letta, «si sarebbe dovuta dimettere perché l’allora “Popolo delle libertà” si stava spaccando, dissociandosi dal gran governone». Ma la Lorenzin, di fronte alla possibilità di dimettersi da sottosegretario «rimanendo coerente politicamente» ha preferito restare, aderendo al gruppo di Alfano. «E adesso, siccome Alfano fa un po’ i capricci, ha scaricato pure lui. E’ proprio un ministro in vendita, politicamente». E’ in vendita tutto il governo Gentiloni? «No, perché il questo caso l’obbligo dei 12 vaccini sarebbe già passato. E invece, come vediamo, sta incontrando delle difficoltà. Quindi per ora il governo non se lo sono comprato».
Carpeoro non si stupisce neppure dell’assordante silenzio della politica: nessun partito, nemmeno i 5 Stelle, sta facendo le barricate. «I vertici dei 5 Stelle sono giustizialisti ma comunque collusi con precisi gruppi di potere», accusa Carpeoro. Per contro, la base dei grillini «è invece è fatta di gente pulita, convinta: al contrario di quella degli altri partiti, che è fatta di gente che chiede il posto per il figlio», al di là di esigue «minoranze in buona fede, vecchi compagni che andavano alle feste dell’Unità». E se i vertici di tutti i partiti non protestano per un’aberrazione come il super-decreto sui vaccini, «magari forse qualcuno si accorgerà, adesso, della mancanza di un uomo come Pannella, capace di cavalcare battaglie scomode». Carpeoro lo ricorda come «un illuminista, un uomo del Settecento», che in più aveva «un rispetto assoluto per la scienza», e quindi «non sarebbe mai stato un anti-vaccinista». Ma, al tempo stesso, «non si farebbe mai fatto imporre per decreto il “dodecavaccino”, Pannellamai e poi mai: aveva troppa considerazione della libertà individuale e dei diritti del cittadino». Il guaio dell’Italia? «Si è spaccata tra chi non vuol fare nessun vaccino e chi accetta di farne 50. E nessuno che pretenda di andare a rivedere l’intera filiera: come vengono prodotti i vaccini, che controlli ci sono, come lo Stato può pretenderne l’obbligatorietà».
Questo è il punto, per Carpeoro: «Non sono state verificate le premesse, non abbiamo ancora capito in base a quale principio la commissione della sanità abbia scelto questi 12 vaccini: non si capisce niente». E attenzione: «Quando lo Stato limita la libertà individuale ha un obbligo di maggior chiarezza nei confronti dei cittadini. Se mi impone di fare una puntura a mio figlio, mi deve dire tutto. Io non sono contrario alla puntura per principio, ma mi deve spiegare tutto, e mi deve dire anche chi la controlla, la puntura, chi ha controllato quella produzione, altrimenti non ci siamo». Ovvio che i cittadini siano diffidenti: «Viviamo in uno Stato dove hanno messo “monnezza” nel fare le strade, così i ponti stanno crollando». Di qui l’appello ai cittadini, per una battaglia legale: «Servono associazioni che non abbiano una posizione anti-vaccinista, ma che abbiano una posizione rigorosa di verifica e controllo dei presupposti democratici e civili necessari per fare delle imposizioni. Se il fronte non è anti-vaccinista ma li mette spalle al muro sulle reali responsabilità e sui reali obblighi nei confronti dei cittadini, la partita si apre: esistono le corti europee dei diritti dell’uomo, gli organismi internazionali».
Per Carpeoro, vanno riviste integralmente le regole: il procedimento amministrativo e la verifica tecnico-sanitaria attraverso cui si stabilisce l’obbligatorietà dei vaccini. «Se lo Stato accerta con correttezza che ci sono presupposti di interesse di igiene pubblica per fare attività di prevenzione su alcuni tipi di malattie, io sono d’accordo sull’obbligatorietà. Ma questo non può essere fatto come è stato fatto finora, non può andare avanti così. E soprattutto, nel momento in cui si limita la libertà del cittadino, la trasparenza e la nitidezza delle procedure dev’essere totale, insieme all’assoluta correttezza della gestione», sottolinea Carpeoro. «Questo è il prezzo del limitare la libertà dei cittadini: se al cittadino limiti la libertà, il motivo glielo devi spiegare in tutti i modi, in tutte le lingue – non glielo devi imporre senza spiegazioni. Altrimenti, tu il diritto di limitare la libertà dei cittadini non ce l’hai: con la scarsa trasparenza, lo perdi». In parallelo, Carpeoro condanna «la coglionaggine di un La ministra Lorenzincerto tipo di complottismo, per la quale cominci a gridare contro 6 vaccini e poi te ne ritrovi 12. Perché, se non chiedi cose giuste e precise, chi è in malafede ti risponde raddoppiando l’errore».
Che fare? «Chiedere controlli, chiedere che le associazioni dei genitori possano controllare i controllori». E senza cadere nel “negazionismo cieco”, che pretende di liquidare come spazzatura della storia anche vaccini come quelli che hanno debellato malattie come il vaiolo e la poliomielite. «Non si può essere negazionisti: è grazie a loro, se adesso ci troviamo il “dodecavaccino”. Se continuano così ce ne faranno 24, e sempre senza controlli sufficienti, così come purtroppo avviene oggi». Ma per agire con successo, conclude Carpeoro, occorre serietà: «Bisogna che il contrappeso democratico sia serio, perché le cose da buffoni non funzionano. Occorre intelligenza, perché la prima prova dell’esistenza di uno Stato (e di un popolo) sta in questo: quanto lo Stato rispetta i diritti? E quanto il popolo, quando lo Stato non li rispetta, se li fa rispettare legittimamente? Gli Stati funzionano solo se funzionano anche i cittadini. Se i cittadini non funzionano, non funzionano nemmeno gli Stati».

fonte: http://www.libreidee.org/

23/05/17

vecchie signore di pietra senza nome


Queste righe sono dedicate a quelle testimoni di pietra che non hanno l'onore di una croce, di una citazione in latino, che non furono edificate per la gloria di Dio e l'onore di una comunità, ma solo per la sussistenza di una o più famiglie, per cercare di strappare pascolo e terra fertile alle pendici di un monte. 
E che ora vedono piode incerte giocare con la legge di gravità e rampicanti rigogliosi abbracciarle fatalmente. Domenica scorsa, 8 marzo, il tiepido sole primaverile mi ha portato a posteggiare al Sacro monte Calvario di Domodossola e a imboccare a piedi la strada per Crosiggia, poi da qui tra terrazzamenti e boschi, primizie di primule e boschi glabri, son salito ad Anzuno. Con un occhio volto alla disordinata piana da Beura a Villadossola, e l'altro alla maestosa corona che cela la val Grande. Dalla frazione devota a Sant'Antonio è un facile ritorno al luogo caro a Rosmini, salendo alla Tensa per poi scendere a San Defendente. Le piccole chiese incontrate sul cammino meriterebbero una miglior narrazione. Mi incuriosisce il loro essere orientate in modo un po' anarchico: a Crosiggia l'abside è a nord ovest, ad Anzuno e San Defendente a nord est, mentre il Calvario l'ha a sud est e più sotto San Quirico è in posizione analoga, solo un po' più orientata a est: la più antica, la più tradizionale). Dell'interno occorre tacere davanti a portoni chiusi e qualche scritta dipinta nella lingua di Cicerone. Anche se va dato atto che la fede e l'amore delle comunità locali hanno mantenuto nei secoli un particolare decoro a questi edifici di culto.


La mia attenzione, assieme alla voglia di immortalare in più scatti ciò che avevo davanti, mi è venuta però di fronte ad altre due reliquie del passato. La prima la si incontra imboccando la strada consortile che da Quartero sale ad Anzuno. E una vecchia casa, che appare imponente se confrontata con quelle vicine: tutte ristrutturate. Lei invece mantiene un ciuffo verde, una frangia di vegetazione rigogliosa adagiata sul tetto, dalla parte sinistra. Mentre quella destra è coperta di rovi. Si trova in una posizione soleggiata. Più sotto una vite, che da anni pare non potata, è adagiata su una sorta di pergolato. Nel vederla viene da interrogarsi: chi la costruì? Quando? E perché la sua sorte è stata diverse dalle vicine sorelle?

La seconda costruzione che ho voluto fotografare la si incontra alzando lo sguardo poco sotto San Defendente, lungo il sentiero che scende al sacro monte. Si trova su un piccolo poggio, all'inizio di una radura in mezzo al bosco; a guardarla di lato può sembrare una chiesa, perché il ballatoio e le finestre sono concentrate sul lato a sud. Anche lei ha iniziato a essere abbracciata da rampicanti, il tetto appare sul punto di crollare in un paio di punti. Nel sottoscala sono accatastate bottiglie vuote e rifiuti di qualche festa nel bosco. Quella foresta c'era anche quando fu costruita? oppure attorno a quella casa vi erano pascoli e il sole non doveva filtrare tra le fronde per entrare dai vetri delle finestre? Più sopra, a san Defendente molte costruzioni sono state recuperate, lei no. Lei è rimasta intrappolata, come la Bella addormentata, in un mondo di edera. E mi assale quell'inspiegabile sensazione che non m'accade nelle case, anche più antiche, che hanno visto l'intervento di restauro. E' la sensazione che le storie di chi vi ha vissuto formino una specie di patina tra intonaci e pietre che si potrebbe raccogliere e, con una macchina fantascientifica, trasformare in un film a tre dimensioni davanti ai nostri occhi.


Queste due vecchie signore di pietra appaiono senza nome. Nomi che magari sono invece familiari ai residenti nelle vicine frazioni domesi. E forse per una generazione o due, qualcuno si ricorderà chi le abitò, il nome o il soprannome di quella famiglia. Ma a differenza delle chiese, i cui nomi resteranno negli archivi, per le due testimoni di pietra resteranno al massimo dei parallelepipedi sulla mappa catastale, lotti numerati come a battaglia navale. Quella cultura materiale che le creò, figlia della civiltà della fatica e dell'economia della sussistenza, la si vuole talvolta mostrare in qualche gerla esposta in qualche stanza di qualche museo di qualche pro loco. Ma senza percorrere le distanze che superarono quelle donne e quegli uomini chini. Senza respirare l'umidità e il fumo di quegli inverni, è come cercare di far capire il volo, agitando una piuma di struzzo.


Andrea Dallapina

fonte: https://viaggiatoricheignorano.blogspot.it/

vaccini: il progetto oscuro

manipolazione genetica e sterminio controllato!!!







“A CUORE APERTO ” DI CESARE SANTINI
Vediamo insieme che cosa scrive la Dott.ssa Guylaine Lanctot, dottoressa canadese dotata di grande coraggio.
Per 25 anni ha praticato la sua professione collaborando con le industrie farmaceutiche.
Ad un certo punto della sua carriera si è resa conto dei giochi di potere, degli enormi interessi economici e delle macchinazioni fatte ai danni del malato.
Nel suo libro spiega quali sono queste “macchinazioni” ed indica anche i gravi danni a breve, medio e lungo termine causati appositamente da queste industrie farmaceutiche all’Umanità per renderla sempre più malata per l’ignobile ragione del solo profitto economico ossia dell’equazione più-malati = più-guadagni. Ha deciso di raccontare al mondo quali sono queste “macchinazioni” ed i gravissimi danni causati dalle vaccinazioni. Per questo la dottoressa Lanctot è stata citata più volte in tribunale dalle industrie chimico-farmaceutiche.

Nel capitolo “LA TRILOGIA DELLA MENZOGNA” del suo libro leggiamo: …
6. La vaccinazione decima le popolazioni.
In maniera acuta nei paesi del Terzo Mondo e in maniera cronica in quelli industrializzati
.
A questo proposito, ascoltiamo Robert Mc Namara, ex presidente della Banca Mondiale, ex segretario di Stato degli Stati Uniti che ordinò i bombardamenti massicci sul Vietnam e uno degli istigatori del programma mondiale di vaccinazione; non ha esitato a dichiarare: “Bisogna prendere misure drastiche di riduzione demografica, contro la volontà delle popolazioni.
Ridurre il tasso di natalità si è rivelato impossibile o insufficiente; bisogna quindi aumentare il tasso di mortalità. Come? Con mezzi naturali: la carestia e la malattia” (J’ai tout compris, N. 2, febbraio 1989, Ed. Machiavel).
7. La vaccinazione consente la selezione delle popolazioni da decimare, facilita cioè il genocidio mirato. Permette di uccidere persone di una determinata razza o nazione, lasciando indenni gli altri… chiaramente nel nome della salute e del benessere di tutti.
Prendiamo come esempio l’AFRICA, dove constatiamo la sparizione quasi totale (50% di decessi secondo gli ottimisti e 70% secondo i pessimisti) di alcuni popoli. Come per caso, ce ne sono parecchi nella stessa regione: Zaire, Uganda, estremo sud del Sudan. Nel 1967, a Marburg (in Germania), sette ricercatori che lavoravano sulle scimmie verdi dell’Africa sono morti di una febbre emorragica sconosciuta. Nel 1969, sempre come per caso, la stessa malattie uccide in Uganda un migliaio di persone.
Nel 1976 una nuova febbre emorragica sconosciuta uccide nel Sudan meridionale… poi nello Zaire…
Sappiamo che, come per caso:
• Nel corso del processo intentato alla C.I.A., il dottor Gotlieb, oncologo, ha ammesso di avere versato, nell’ottobre 1960, una grande quantità di virus nel fiume Congo (nello Zaire) allo scopo di inquinarlo e contaminare le popolazioni che ne utilizzavano l’acqua. Il dottor Gotlieb è stato poi nominato direttore del N.C.I. (National Cancer Institute). (Questa informazione ci è giunta grazie alle ricerche effettuate dalla dottoressa Eva Snead);
• Dal 1968 alcuni virologi (specialisti di virus) avevano instillato il loro sofisticato materiale in ambienti ospedalieri dello Zaire.
Nel 1992 o 1993 ho scoperto, in un reportage dell’agenzia Reuter, che “una malattia simile all’AIDS ha fatto 60.000 morti nel Sudan meridionale… Viene chiamata la malattia assassina… Sono sparite famiglie e villaggi interi… Questa malattia, il Kala-azar… si manifesta con febbre e dimagrimento; i sintomi sono gli stessi dell’AIDS: il sistema immunitario è deficitario e si muore di altre affezioni…”
Sperimentazione = sterminio delle Minoranze che disturbano
E’ evidente che l’Africa, soprattutto i paesi del centro e del sud, contiene risorse favolose che hanno sempre risvegliato l’avidità degli Occidentali. Guai a chi oppone resistenza! Le colonie sono sparite, ma il colonialismo no…
8. La vaccinazione serve per sperimentare nuovi prodotti su un ampio campione di popolazione. In nome della salute, si vaccina contro pseudo-epidemie con prodotti da studiare. Il vaccino per l’epatite B sembra essere stato scelto apposta per lo scopoViene prodotto per manipolazione genetica ed è quindi molto più pericoloso dei tradizionali poiché introduce nell’organismo cellule estranee al suo codice genetico. Per giunta questo vaccino, ricavato da virus coltivati in ovaie di porcellini d’India (che aspetto avranno i nostri discendenti?), è indicato come possibile causa del cancro al fegato. Ciò nonostante gode di grande popolarità presso le autorità, che lo impongono prima a tutti coloro che lavorano in ambito sanitario e poi al resto della popolazione.
• Nel 1986 le autorità sanitarie hanno praticato ai bambini nati in Alaska la vaccinazione contro l’epatite B, senza nessuna spiegazione e senza chiedere l’autorizzazione ai genitori. In seguito molti si sono ammalati e parecchi sono morti. Pare infatti che nel vaccino fosse presente un virus denominato RSV (Rous Sarcoma Virus).
Le tribù autoctone americane sono sottoposte a molte vaccinazioni; proprio queste popolazioni difficili da dominare e proprietarie di grandi distese di terreno di cui ambirebbero impadronirsi le multinazionali…
Recentemente ho incontrato un gruppo di donne autoctone per parlare di salute. Ben presto si è presentato il tema delle vaccinazioni. Quando ho comunicato alcune informazioni a riguardo, l’infermiera del gruppo mi ha confidato che il governo federale lasciava loro piena libertà nella gestione della salute, ma a una condizione: che rispettassero scrupolosamente il programma di vaccinazioni per tutti. Scese allora un grande silenzio…avevano appena capito.
• Nel 1988, durante un’intervista radiofonica, un ambasciatore senegalese ha riferito i disastri portati dall’AIDS nel suo paese, dove villaggi interi erano stati decimati. Qualche anno prima alcune èquipe scientifiche e mediche avevano vaccinato gli abitanti contro l’epatite B; la malattia (AIDS) aveva colpito proprio queste persone vaccinate contro l’epatite B.
• Nel 1978 è stato sperimentato un nuovo vaccino sugli omosessuali di New York e, nel 1980, su quelli di San Francisco, Los Angeles, Denver, Chicago e Saint-Louis. Questo “nuovo vaccino”, ufficialmente contro l’epatite B, ha provocato la morte per AIDS di molti di loro, come ora sappiamo. Fu la prima ecatombe ufficialmente riconosciuta.
Il programma di vaccinazione degli omosessuali contro l’epatite B era stato ordinato dall’O.M.S. e dal N.I.H. (National Institute for Health). La loro collaborazione omicida non era una novità.
• Nel 1970 hanno condotto insieme uno studio sulle conseguenze di certi batteri e virus inoculati nei bambini al momento delle vaccinazioni.
• Nel 1972 questo studio si è concentrato specificamente sui virus che provocavano un indebolimento delle funzioni immunitarie.
Wolf Szmuness ha diretto a New York le sperimentazioni anti-epatite B e ha reso noti i legami esistenti tra il Blood Center (dove si trova il suo laboratorio), il N.I.H., il N.C.I. (National Cancer Institute), il F.D.A. (Food and Drug Administration), l’O.M.S. e le scuole di salute pubblica di Cornell, Yale e Harvard.
• Nel 1994 si è svolta in Canada una vasta campagna di vaccinazioni contro l’epatite B, inutile, pericolosa, costosa… Che cosa nascondeva? Ho notato che le vaccinazioni abbondano nel Québec da tre anni a questa parte.
– 1992: vaccinazione contro la meningite;
– 1993: richiamo della vaccinazione contro la meningite;
– 1994: vaccinazione contro l’epatite B.
Sono stata testimone della vaccinazione del 1993. Mi ha particolarmente colpita perché riguardava un’intera generazione (da 0 a 20 anni), tutto il Québec e solo il Québec. Da quando i virus e i batteri rispettano le frontiere, per giunta provinciali? Ecco i fatti:
– Non c’era un’epidemia in corso, né si rischiava che si verificasse, come confermano gli epidemiologi.
– Sono stati somministrati tre vaccini diversi, ognuno in un territorio specifico.
– Sono state selezionate alcune infermiere per seguire un corso di formazione per la somministrazione di un vaccino speciale.
– Tutti i bambini erano schedati al computer.
– E’ stata esercitata una pressione enorme; le scuole erano trasformate in cliniche e i bambini che rifiutavano di subire la vaccinazione erano considerati degli antisociali.
– Le infermiere si recavano a domicilio per cercare le madri che rifiutavano di far vaccinare i figli in età presolare.
(…)
Ho visto con i miei occhi un bambino che la madre rifiutava di far vaccinare. L’infermiera è andata a casa sua e le ha fatto credere che fosse obbligatorio. La madre si è lasciata convincere… e ora il bambino è spastico, paralizzato e insufficiente mentale.
– La vaccinazione è costata 30 milioni di dollari ai contribuenti del Québec, per di più in un periodo di grave recessione.
Perché un simile accanimento assassino? Come gli autoctoni, il popolo del Québec disturba: è fiero della propria diversità e reclama la sua sovranità. Inoltre il Québec (insieme ai territori degli autoctoni) ospita un grande serbatoio d’acqua molto allettante per le multinazionali, che se ne vogliono impadronire per deviarne il corso verso sud. Ho capito il valore dell’acqua quando un’amica che fa parte della commissione idrica della California mi ha confidato: “Ai giorni nostri il vero oro è l’acqua!” Si potrebbe pensare a un’arma migliore della guerra biologica per sbarazzarsi di popoli di cui si vuole conquistare il territorio?
Con il pretesto della difesa del nostro Paese vengono fabbricate armi micidiali. La guerra, biologica o no, è sempre guerra, e le armi uccidono. La guerra biologica è un gigantesco business ampiamente finanziato CON FONDI NOSTRI tramite l’esercito, la ricerca e le nostre donazioni. Finanziato anche CON LA NOSTRA VITA, quella dei nostri figli e quella di milioni di innocenti. Siamo noi occidentali che, accettando l’obbligo della vaccinazione nel nostro paese e all’estero, siamo responsabili delle nostre malattie e dei genocidi nel mondo.

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