17/04/17

PPP - 22 -

Del processo a Pasolini per corruzione di minore


Giulio Andreotti, durante un'intervista televisiva, rispose ad una domanda su Pier Paolo Pasolini, ed esattamente se ritenesse lo scrittore e regista un perseguitato, con le seguenti parole: «ma vede lui andava cercandosi dei guai per la verità, non parlo della sua opera ma della sua vita spicciola». 
Pier Paolo Pasolini nacque a Bologna il 5 marzo del 1922, primogenito di Carlo Alberto Pasolini e Susanna Colussi. A causa dell'attività del padre, ufficiale di fanteria, la famiglia era soggetta a frequenti trasferimenti. Il fratello Guido Alberto nacque a Belluno nel 1925. Pier Paolo fu iscritto alla prima elementare in una scuola del comune di Conegliano. L'anno successivo si spostarono a Casarsa della Delizia in Friuli. La famiglia fu ospitata da una casa materna poiché il padre era agli arresti per alcuni debiti. Terminato il periodo della detenzione, la famiglia tornò a trasferirsi in diverse città, anche se rimase importante Casarsa della Delizia per i soggiorni estivi. Negli anni seguenti la famiglia Pasolini conobbe le città di Cremona, Scandiano e Reggio nell'Emilia. Dopo il ginnasio Pier Paolo frequentò il liceo a Bologna, città nella quale resterà per sette anni. A 17 anni s'iscrisse alla facoltà di Lettere dell'Università di Bologna. Durante il periodo bellico la famiglia decise di sfollare nella più tranquilla Casarsa della Delizia, in attesa della fine del conflitto. Nell'ottobre del 1944 la madre e Pier Paolo si spostarono a Versuta, che sembrava un luogo più isolato e lontano da eventuali obiettivi militari. Nel frattempo il fratello si era unito alle formazioni partigiane della Carnia. Guido Pasolini morirà, appena diciannovenne, negli eventi che prendono il nome d'eccidio di Porzus dove 17 partigiani delle Brigate Osoppo furono trucidati da partigiani comunisti. Le Brigate Osoppo-Friuli furono formazioni partigiane fondate presso la sede del Seminario Arcivescovile di Udine il 24 dicembre del 1943, su iniziativa di volontari d'ispirazione laica, socialista, liberale e cattolica. 

Torniamo all'ottobre del 1944 e al paese di Versuta. Nel villaggio mancava la scuola, Susanna e Pier Paolo decisero d'aprirne una gratuita presso la propria abitazione. In quel periodo Pier Paolo visse la sua prima esperienza amorosa con uno degli alunni, uno dei più grandi. 

Risulta interessante in questo contesto comprendere la visione di Pasolini dei giovani contadini friulani: «A quindici anni sono degli incantevoli idoli, adorni di pudori, di tenerezze, di vivacità che non si possono dire; a diciotto la grazia promettente (ma senza futuro) che li assetava di vita si è già immobilizzata, e la loro commovente timidezza ha assunto tinte più scure e monotone.»
Questo scritto apparve il 31 agosto del 1947 sulla rivista della Società Operaia di Mutuo Soccorso Sanvitese chiamata La stretta di mano.
Sempre nel corso del 1947 Pier Paolo s'iscrisse al Partito Comunista Italiano di San Giovanni di Casarsa, di cui divenne successivamente il segretario. Verso la fine di quel 1947 ottenne l'incarico, per i due anni successivi, d'insegnare materie letterarie alla prima media della scuola di Valvasone, paese nelle vicinanza di Casarsa. Nel frattempo cresceva il suo impegno politico all'interno del partito comunista, cui fece seguito un crescente interesse letterario per le manifestazioni e gli scontri di piazza tra ragazzi e polizia. Sempre di quel periodo la partecipazione al Congresso mondiale della pace tenutosi a Parigi nel 1949.


Il 1949 fu un anno importante per il nostro paese. Il 28 febbraio il Parlamento approvò il Progetto di legge per incrementare l'occupazione operaia agevolando la costruzione di case per i lavoratori, meglio conosciuto come Piano Fanfani. Qualche giorno dopo il Parlamento votò l'adesione al Patto Atlantico, accordo mai digerito dalle forze di sinistra che condussero una durissima opposizione in Aula e nelle piazze, luogo ove si registrarono manifestazioni e scioperi. Nel giugno dello stesso anno prese corpo l'era-Mattei, che condurrà l'ENI a competere con le principali compagnie petrolifere americane. Enrico Mattei e Pier Paolo Pasolini, così lontani ma uniti nelle vicende finali della vita. Nel luglio un decreto del Vaticano proclamò che i comunisti, gli atei e i materialisti, non potevano essere assolti.
Ma il 1949 fu anno importante, suo malgrado, anche per Pier Paolo Pasolini poiché l'attrazione per i ragazzi non rimase ancorata agli scritti ma si manifestò fisicamente. 
Il 29 agosto, alla sagra dedicata a Santa Sabina, che si svolgeva nel paese di Ramuscello, Pier Paolo Pasolini incontrò un ragazzo di 15 anni e tre cugini, due di 16 e l'ultimo di 15. Offrì loro dei dolci e propose d'accompagnarlo in un prato per mangiare dell'uva. 
Cosa avvenne nei minuti successivi?
«Pasolini cominciò a baciare uno dei ragazzi mettendogli la lingua in bocca e palpandogli le carni poi, sbottonandosi i pantaloni, scacciava fuori il suo membro, facendosi masturbare fino a lussuria soddisfatta, pagando poi il ragazzo lire 10. Tutto ciò avveniva alla presenza di altri tre minori»1-2
Nei giorni successivi un brigadiere, Luigi Scognamiglio, venne a conoscenza di uno scandalo che «consisteva nel fatto che quattro ragazzi minori avevano masturbato un individuo.»
Non esistevano denunce.
Il brigadiere, insieme ad un appuntato, Bortolo Menegatto, si recarono nella frazione di Ramuscello a raccogliere informazioni e, ove possibile, delle testimonianze. 
La procedura fu inconsueta poiché nessuno aveva sporto denuncia. 
Da qualche tempo circolavano voci su Pier Paolo Pasolini e sulla sua presunta omosessualità. 
Nel 1949 il fatto era riprovevole. 
L'ostilità della popolazione era acuita dal fatto che il poeta era insegnante di prima media. 
Esiste la possibilità che i ragazzi siano stati manovrati da qualcuno?
Il brigadiere Scognamiglio queste cose non le conosceva, la politica era lontana dalla testa degli attenti carabinieri di provincia.
Decise di convocare i quattro ragazzi nella locale stazione dei carabinieri per procedere ad interrogatorio. Uno dei quattro, Renato Sovran, sostenne di non aver fatto nulla. Era a conoscenza del comportamento degli altri ragazzi, ma lui si era sottratto. 
Il ragazzo parlò. 
Sostenne che in un'altra occasione Pasolini gli aveva proposto di andare al cinema con lui: gli avrebbe pagato il biglietto d'ingresso. Renato sostenne che conoscendo la “malattia” del professore non aveva accettato l'invito e che «cercò di stargli al largo». I restanti ragazzi confermarono le voci: si era svolto tutto sull'erba di un prato stando seduti per terra. Erano due le possibili denunce: la prima per atti osceni in luogo pubblico; la seconda per corruzione di minore, poiché uno dei ragazzi aveva meno di sedici anni all'epoca dei fatti.3
Chiamato a deporre, Pier Paolo Pasolini dichiarerà: «Non posso e non voglio negare che le dichiarazioni fatte dai suddetti ragazzi rispondono in parte almeno esteriormente a verità. Del resto certi particolari mi sfuggono perché essendo sera di sagra e trovandomi in compagnia di amici avevo un po’ ecceduto nel bere: è appunto da imputarmi all’euforia del vino e della festa l’aver voluta tentare questa esperienza erotica di carattere e di origine letteraria accentuata dalla recente lettura di un romanzo di argomento omosessuale di Gide. Del resto sulle ragioni letterarie e psicologiche che mi hanno spinto a questo e almeno in parte lo giustificano potrò più esaurientemente spiegarmi con coloro che eventualmente mi dovranno giudicare. Non ho altro da dire.» 4
Proviamo ad immaginare il viso e lo stupore dei carabinieri che raccolsero la deposizione: Gide e l'esperienza erotica di origine letteraria. 
Per quanto potessero essere acculturati, erano uomini che svolgeva mansioni di controllo della popolazione nella periferia dell'Italia. 


Sicuramente compresero che il professore era ubriaco, e che si è lasciò andare ad atti osceni in luogo pubblico con l'aggravante della corruzione di minore.
Su iniziativa della zia Giannina, fu immediatamente attivato un avvocato, Bruno Brusin, che si recò a parlare con le famiglie dei ragazzi. Furono offerte 100.000 lire a testa per il silenzio. La paura di uno scandalo, e le copiose ricchezze piovute dalla zia di Pier Paolo, indussero le famiglie dei tre ragazzi a non sporgere denuncia. 
Il processo proseguì. 
La posizione di Pasolini fu alleggerita della denuncia di corruzione di minore. 
Il 29 novembre furono raccolte le dichiarazioni dei tre cugini, che ribadirono quanto espresso al brigadiere Scognamiglio. Il 28 dicembre il processo a porte chiuse fu celebrato a San Vito del Tagliamento. Gli imputati erano tre: Pasolini e due dei tre ragazzi. Il professore, bravo con le parole, si concentrò sul punto che risulterà decisivo per il dibattimento: «i fatti non si sono svolti in un luogo pubblico, bensì in una proprietà privata, lontano dalla vista dei passanti, in un campo nascosto da siepe e da un boschetto d'acacia.»5
Ancor prima del dibattimento in aula, il PCI aveva espulso Pasolini dall'organico del partito.
Correva il 26 ottobre. 
La notizia dell'estromissione del professore dal partito fu resa pubblica tramite un articolo apparso sull'Unità e redatto da Ferdinando Mautino. Le parole con cui liquidarono il professore furono durissime ed intrise della retorica dell'epoca: «i decadenti poeti e letterati, che si vogliono atteggiare a progressisti ma che in realtà raccolgono i più deleteri aspetti della degenerazione borghese».
L'Unità fu obbligata ad assumere quella posizione poiché, nelle settimane antecedenti i fatti di Ramuscello, aveva denunciato la perversione di un, non meglio specificato, massimo esponente democristiano e della possibilità che lo stesso fosse caduto nella corruzione di minore.
Non potevano risparmiare Pasolini dopo tali denunce. 
Questa linearità di pensiero verrà ribadita nella primavera dell'anno successivo da Palmiro Togliatti con le seguenti parole: «al sentire Gide, di fronte al problema dei rapporti tra i partiti e le classi, dare tutto per risolto identificando l'assenza di partiti di opposizione, in una società senza classi, con la tirannide e relativo terrorismo, vien voglia di invitarlo a occuparsi di pederastia, dov'è specialista, ma lasciar queste cose, dove non ne capisce proprio niente.»6
Il processo a Pier Paolo Pasolini come si concluse?
La sentenza giunse nel gennaio del 1950: i tre imputati furono condannati a tre mesi di reclusione e al pagamento delle spese processuali. La pena fu interamente condonata per effetto dell'indulto.
La sentenza comportò la sospensione dell'insegnamento per Pasolini.
Il 28 gennaio, nel cuore della notte, Pasolini e la madre partirono dalla stazione di Casarsa con obiettivo Roma. 
Partenza o fuga?
Il padre di Pasolini, militare in carriera, alla notizia delle indagini delle forze dell'ordine aveva dato in escandescenze, incrinando un rapporto familiare da tempo complicato a causa della palese omosessualità del figlio.
La vicenda giudiziaria si concluse nella primavera del 1952 con la piena assoluzione degli imputati.
Il motivo?
Il prato ove i tre ragazzi «avevano menato l'uccello a vicenda al Pasolini» era una proprietà privata e non visibile durante le ore notturne.7


Pier Paolo Pasolini troverà la morte la notte del primo novembre 1975. Fu ucciso in modo brutale, travolto dalla sua stessa auto sulla spiaggia dell'idroscalo di Ostia. Il cadavere fu ritrovato da una donna intorno alle sei del mattino. 
Alberto Moravia scriverà che «la sa sua fine è stata al tempo stesso simile alla sua opera e dissimile da lui. Simile perché egli ne aveva già descritto, nella sua opera, le modalità squallide e atroci, dissimile perché egli non era uno dei suoi personaggi, bensì una figura centrale della nostra cultura, un poeta che aveva segnato un'epoca, un regista geniale, un saggista inesauribile.»


Fabio Casalini














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1 Rapporto della stazione dei carabinieri di Corcovado, numero 17-75

2 Diego della Palma – A nudo – Sperling & Kupfer, 2010

3 Marco Belpoliti – Gli atti impuri di Piero Paolo Pasolini

4 Dichiarazione di Pasolini rilasciata alla Stazione dei carabinieri di Casarsa il 17 ottobre del 1949, ore 18.05

5 Marco Belpoliti – Gli atti impuri di Pier Paolo Pasolini

6 Articolo apparso su Rinascita nel maggio del 1950. Palmiro Togliatti si firmò con lo pseudonimo di Roderigo di Castiglia.


7 Marco Belpoliti – Gli atti impuri di Pier Paolo Pasolini

fonte: https://viaggiatoricheignorano.blogspot.it/

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