10/01/17

Pasubio



è un massiccio calcareo situato al confine tra le province di Vicenza e Trento, delimitato dalla Val Leogra, Passo del Pian delle Fugazze, Vallarsa, Val Terragnolo, Passo della Borcola, Val Posina e Colle Xomo. Congiunge le Piccole Dolomiti all'Altopiano di Folgaria. È stato un importante luogo dei combattimenti della prima guerra mondiale.

Caratteristiche morfologiche

Le pendici sul fronte veneto del gruppo sono molto scoscese, di carattere prettamente dolomitico e dalle caratteristiche guglie, forre e gole, soprattutto sul versante meridionale. La parte superiore è invece costituita da un piccolo, ondeggiato altopiano intorno ai 2000 metri di altitudine, in cui si alternano alcuni crinali ad ampie conche prative, spesso usate come pascoli.

Caratteristiche sono le valli laterali, impervie e scoscese, che offrono infinite possibilità di accesso alla parte più alta del monte. Di particolare interesse sono sul versante meridionale la Val Fieno, la Val Canale e la Val Fontana d'Oro, la Val Sorapàche, la Val Caprara e la Val Gulva in quello orientale; la Val delle Prigioni, la Val di Piazza e la Val dei Foxi in quello occidentale.

Il crinale principale si sviluppa in direzione nord-sud, dal Cogolo Alto alla massima altezza del Pasubio, Cima Palon (2239 m), estendendosi oltre al Dente italiano e al Dente austriaco. Si tratta della Zona Sacra del Pasubio, così dichiarata dal Regio Decreto n. 1386 nel 1922 in quanto il massiccio fu teatro dei cruenti combattimenti della Prima guerra mondiale ed in particolare la prima linea passava proprio in corrispondenza del suddetto crinale.

L'intero paesaggio del Pasubio è sconvolto dai combattimenti durati tre anni e mezzo: ovunque la superficie è martoriata dai crateri delle bombe, si notano ancor oggi le trincee e i camminamenti, non di rado si trovano gallerie e ricoveri. La stessa fitta rete di sentieri che permette di percorrerlo in ogni direzione è stata ottenuta nel corso della guerra, sfruttando anche i preesistenti percorsi utilizzati dai pastori, unici abitanti del luogo.

Principali vie d'accesso

La Zona Sacra è accessibile anche mediante due strade carrozzabili, anche se oggi chiuse al traffico veicolare. Si tratta della rotabile degli Scarubbi, che parte dal Colle Xomo (1058 m) e che dopo Bocchetta Campiglia (1216 m) è totalmente sterrata. Si risale la gola delle Caneve di Campiglia con 12 tornanti per tagliare poi la parete rocciosa che cade verticale fino a risalire alle Porte del Pasubio (1928 m). Dal Pian delle Fugazze (1162 m) è possibile raggiungere le Porte del Pasubio (1928 m), ove sorge il rifugio gen. Achille Papa e il bivacco Sacchi-Marzotto, mediante un'altra rotabile che risale la Val Fieno per inserirsi infine nell'impervia Val Canale attraverso la Galleria d'Havet. Prende da qui il nome di Strada degli Eroi, in quanto sulla parete rocciosa scavata per permettere il transito sono incastonate delle targhe che ricordano le medaglie d'oro del Pasubio.

Un'altra rotabile permette l'accesso all'Alpe Pozze, nella zona settentrionale del massiccio, ove sorge il rifugio Vincenzo Lancia (1825 m), partendo dalla statale che congiunge il Pian delle Fugazze a Rovereto.

Da ricordare la Strada delle 52 gallerie, sentiero che attraversa 52 gallerie, costruite durante la prima guerra mondiale. Parte da Bocchetta Campiglia fino a Porte del Pasubio in prossimità del Rifugio Papa.

Come già detto il Pasubio presenta infine vie d'accesso attraverso le varie valli che lo solcano in ogni suo lato. È possibile perciò esplorarlo in ogni suo lato, spesso nascosto e selvaggio: talvolta i sentieri si riducono ad esili tracce ed essendo frequente che il monte sia avvolto dalla nebbia, è sempre da prestare attenzione in quanto non è raro perdere l'orientamento a causa di queste caratteristiche.

Rinvenimenti archeologici

Il Monte Pasubio, come molte altre aree montane e pedemontane, è stato frequentato sin dall'antichità. Le più antiche frequentazioni sono riferibili al passaggio di cacciatori-raccoglitori del periodo Mesolitico (tra i 10.000 e gli 8.000 anni dal presente). In particolare, i rinvenimenti, costituiti da strumentario litico in selce, si trovano tutti nel territorio amministrativo pertinente alla Provincia Autonoma di Trento: Alpe Pozze, Monte Roite e Col Santo. I materiali sono conservati presso il Museo Tridentino di Scienze Naturali di Trento.

Opere belliche

La zona storicamente più importante del Pasubio è stata dichiarata monumentale dal 1922. È delimitata da 30 cippi che ricordano i reparti che maggiormente si distinsero negli accaniti combattimenti e comprende il Dente Italiano, la Cima Palon e la vetta immediatamente a sud di detta cima. Le principali vie di accesso al Pasubio sono tre:

La strada degli Eroi che dal Pian delle Fugazze (1.162 s.l.m.) - galleria d'Havet al rifugio Gen. Papa, sbocca alle Porte del Pasubio (1.918 s.l.m.). Nel tratto a monte sono state collocate le lapidi ricordo dei 15 decorati di Medaglia d'Oro, della zona circostante, tra cui quelle dei trentini Cesare Battisti, Damiano Chiesa e Fabio Filzi;

La strada degli Scarubbi che dal Ponte Verde (901 s.l.m.), per Colle Xomo (1.058 s.l.m.), Bocchetta di Campiglia, si inerpica sino alle porte del Pasubio, ricollegandosi alla strada degli Eroi.

La più famosa via d'accesso al Pasubio è stata costruita nel corso della Prima guerra mondiale e rappresenta una delle maggiori opere belliche di tutto il conflitto, che non ha probabilmente pari in nessun luogo. Si tratta della Strada delle 52 gallerie, una mulattiera che permetteva all'esercito italiano il collegamento fra la base del monte e la zona alta al riparo dal tiro nemico (la già attiva strada degli Scarubbi era invece sotto il fuoco austriaco) e in ogni stagione dell'anno.

Un'altra considerevole opera bellica del Pasubio è costituita dal sistema sotterraneo dei due Denti. Si tratta di due speroni rocciosi che superano di poco i 2200 metri, sul crinale principale, posti l'uno di fronte all'altro, divisi da una selletta. Dopo le prime fasi del conflitto il dente meridionale (Dente Italiano) fu fortificato dagli italiani e quello settentrionale dagli austriaci, (Dente Austriaco) da cui i loro nomi. Si tratta di vere e proprie fortezze naturali, in cui furono scavati ricoveri, postazioni d'artiglieria e feritoie.

In particolare nella seconda fase del conflitto, in corrispondenza dell'inverno 1917-18, furono teatro di una guerra parallela denominata “guerra sotterranea” o "guerra delle mine", in quanto da ambo le parti vi era il progetto di arrivare a far saltare con l'esplosivo le postazioni nemiche. Così ancor oggi è possibile individuare (con i dovuti mezzi e le dovute cautele, con la guida di un esperto) le gallerie austriache, con la Ellison che costituisce il tratto principale in direzione del Dente Italiano. Mentre quelle austro-ungariche seguivano un certo progetto iniziale, le gallerie italiane sono contorte e intricate, dovuto evidentemente al fatto che furono scavate come gallerie di contromina, per porre rimedio ai tentativi nemici di far saltare il Dente. Il Dente Italiano è inoltre collegato dalla Galleria Papa alla retrostante Cima Palon, il cui accesso è ben segnalato appena sotto il punto più alto del Pasubio.
La guerra di mine fu caratterizzata da numerosi scoppi e alterne vicende fino alla grande mina austriaca del 13 marzo 1918, quando cinquantamila chilogrammi di esplosivo squarciarono l'avamposto del Dente Italiano.

Un secondo, considerevole sistema sotterraneo si può individuare nel Monte Corno Battisti, così denominato in quanto fu teatro, nel 1916, della cattura da parte delle truppe imperiali dell'irredentista trentino Cesare Battisti, arruolato con il ruolo di tenente nel battaglione alpino Vicenza. L'entrata a questo labirinto sotterraneo è nota solo a pochi esperti, in quanto le gallerie del Corno denominato "Battisti" sono molto più pericolose e soggette a crolli rispetto a quelle dei due Denti.

Oltre alle numerose opere belliche secondarie che si possono trovare in numerose parti del Pasubio, dai ricoveri alle trincee, vi sono altre costruzioni successive al conflitto ma direttamente collegate ad esso.

Alpinismo

Il massiccio del Pasubio presenta verso sud numerose guglie e vaji, una zona somigliante al lato nord del Gruppo del Carega. Alcuni di questi rilievi, in particolare il Soglio d'Uderle, il Soglio Rosso ed il Campanile Fontana d'oro hanno suscitato interesse negli alpinisti fin dagli anni venti del secolo precedente quando i vicentini Bortolan e Padovan hanno scalato la linea di camini più evidente sulla grande parete del Soglio Rosso. Successivamente anche Raffaele Carlesso ha visitato il gruppo negli anni trenta aprendovi ben tre itinerari di estrema difficoltà. Da allora gli itinerari alpinistici sono proliferati su tutte le pareti della zona del Pasubio, in particolare è stato molto attivo Renato Casarotto negli anni settanta ed i fratelli Balasso negli ultimi due decenni.

Le vie oggi più conosciute ed apprezzate sono:

Al Soglio d'Uderle:

Camino Carlesso: trattasi del grande camino di sinistra dei due che solcano la parete est del Soglio, grande realizzazione per gli anni in cui fu aperta (1933), è alto 250 m e con difficoltà fino al VI-.

Spigolo Boschetti-Zaltron: è una delle vie più belle e famose del vicentino, che vince direttamente il grande spigolo dell'avancorpo del Soglio Uderle secondo le linee più deboli, supera una lunghezza di 350 m con difficoltà di V e VI (perfezionata con varianti fino a VIII-).

Il giardino...con lo stagno: è un itinerario alpinistico-sportivo molto apprezzato che sale nel lato sinistro della parete est vincendone il settore più strapiombante (350 m, VII- e 1 passo di A0 o IX-).

Gli altri itinerari al Soglio d'Uderle come la via Dal Bianco, il diedro Pozzo-Padovan ed altri sono solo saltuariamente frequentati.

Al Soglio Rosso:

Via del Gran Solco: è la prima via aperta sulla parete e segue la linea di canali e camini a sinistra del grande avancorpo piramidale al centro della muraglia (350 m, fino al IV+).

Via diretta Carlesso: segue i diedri e fessure a destra della piramide, altra audace impresa del forte alpinista negli anni trenta (250 m, VI nella parte sotto i camini, poi IV+).

Via della Pendola: è una via moderna aperta dai fratelli Balasso che segue il filo di un pilastro con tetti e strapiombi tra la Carlesso e la successiva direttissima (400 m, VI+ e passi di VII e A0).

Via direttissima Casarotto: un altro capolavoro alpinistico delle Piccole Dolomiti, aperta dal fuoriclasse vicentino nei primi anni settanta e riscoperta parecchio tempo dopo, è una via ambita e frequentata, molto difficile di 250 m di VI sostenuto, sale il grande diedro strapiombante sul lato destro della parete, al termine della Grande Cengia sotto la piramide.

Via degli allocchi: è la via più strapiombante delle Piccole Dolomiti che supera direttamente il pilastro destro della parete, sopra il Campanile Fontana d'oro (400 m, V+ e A1-A2).

Altri itinerari sono stati tracciati sulle pareti del Soglio Rosso, alcuni sportivo-alpinistici come "Poenta e Scopetòn", "Potere agli Onesti" saltuariamente ripresi, ed alcune vecchie classiche sulla piramide e a destra della Casarotto, ma sono quasi del tutto abbandonate.

Al Campanile Fontana d'oro:

Via Bortolan-Padovan: è la via comune di salita al Campanile, che attacca la cresta dalla Forcella della Teleferica, 120 m, III e IV.

Via Balasso Brothers: scala il pilastro sud-ovest del Campanile ed è discretamente ripetuta, 250 m di V e VI.

Al Soglio dell'Incudine:

Via del tennico: è una via recente che sale dapprima l'avancorpo del Soglio e poi la cresta sud con 140 m di sviluppo e passi di V+.

Altri settori del massiccio, come i Ronle ed il Fratòn sono zone selvagge, con avvicinamenti su terreno impervio e presentano ancora itinerari allo stato originario: alcune interessanti ascensioni riguardano la Torre dei Ronle e la vicina Guglia degli operai per i rispettivi spigoli, la Torre del Motto e Soglio Sgralaite, situati appena ad est del Soglio Rosso, sul lato opposto della Val Fontana d'oro.
L'altra formazione rocciosa che presenta notevoli itinerari alpinistici è la guglia del Fratòn, che si trova a nord lungo la strada degli Scarubbi, ed è sporadicamente visitata.

Sempre il medesimo versante del Pasubio presenta alcuni profondi solchi, i Vaji, alcuni dei quali molto impegnativi. Il Vajo del Motto, lo Scaranto dei Ronle ed il Vajo di Mezzo sono solo alcuni di questi canaloni che rappresentano valide salite invernali e primaverili per terreno misto di neve, ghiaccio e roccia.

fonte: Wikipedia




Monte Pasubio, strada delle 52 gallerie: imbocco di una galleria

immagine invernale di un tratto della strada delle 52 gallerie

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